cozetë vignen të crëghëri

Non conosco le vicende che hanno indotto la Santa Sede a nominare amministratore Apostolico dell’Eparchia di Lungro, l’Arcivescovo di Cosenza, S.E.Rev.ma Mons. Salvatore Nunnari, che noi Albanofoni salutiamo con rispetto, pur non comprendendo con quale religiosa devozione.
 
Trovo molto strano che un’istituzione che affonda le sue radici in nobili valori non dia ai figli arbëreshë il legittimo padre.
Un padre che conosca la nostra lingua, le nostre tradizioni, com’era già stato scritto in quell’antico patto che ha consentito di riconoscerci in valori comuni da secoli.
Non si può interrompere un percorso che ha sollevato gli arbëreshë da quello stato di abbandono spirituale in cui si trovavano nella prima meta del 1700; tale da interessare due mandati papali.
La Santa Sede non può, con flebile inerzia, limitarsi a nominare un amministratore Apostolico e poi attendere gli eventi; la trovo poco utile per la comunità albanofona.
Mi auspico che con energica saggezza convochino gli artefici di tale stato facendo assumere le responsabilità a chi ha prodotto lo stallo in atto, conducendo la vicenda alla logica e religiosa conclusione.
Questo grido di preoccupazione viene da un Sofiota, comunità che ha sempre seguito le direttive che gli erano dettate dall’istituzione religiosa, a volte discutibili, esprimendo il proprio disappunto al nostro saggio e sapiente Padre.Io sono un sofiota paesano di Mon. Francesco Bugliari che per non tradire il suo mandato ha preferito la morte, parente di Mon. Giuseppe Bugliari che evitò un clamoroso imbarazzo alla Santa Sede traducendo correttamente antichi manoscritti.
Sono anche uno di quei Sofioti che nel momento più importante del suo percorso religioso gli fu sostituita la figura del vice parroco che aveva avuto solo la colpa di creare un gruppo di giovani coesi e uniti. Sono tra quei fortunati che ha avuto l’onore di conoscere e collaborare con una persona caparbia,
determinata e religiosamente irreprensibile come l’Archimandrita, Giovanni Capparelli, il quale ha sempre ascoltato ed eseguito le direttive che gli erano emanate dai suoi superiori; quando queste
non erano di suo gradimento col suo solito sarcasmo diceva: dopo la tempesta arriva sempre il sereno.Il mio auspico è che questo sia un temporale estivo, intenso ma che dura poco; e non voglio pensare all’autunno che è già alle porte ……….
La Calabria Citra scelta dagli arbëreshë perché terra fertile e dal clima mite, fu addomesticata per le loro esigenze dopo secoli di sacrifici e intenso lavoro, rendendola idonea alle loro esigenze; oggi preservarla e darle continuità è un nostro obbligo, per poterla vivere, con quel ricco patrimonio che così facendo va sempre più dilapidandosi.
Atanasio j-arch. Pizzi
Napoli 2010–08-14

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