Caro amico,
mi fa molto piacere sentire una impennata di orgoglio nelle sue parole (evidentemente, e lo dico senza alcuna ironia, il nostro antico retaggio di fierezza non è andato smarrito), ma credo che le riflessioni, contenute in quel mio articolo a proposito di quanto è successo a Piana nell’ultima sagra del cannolo, siano state completamente fraintese.
Non credo che il Sindaco o qualche suo portavoce non abbia i mezzi o la capacità di rispondere e motivare quella scelta (sempre che trovi argomenti minimamente decenti) e, poi, non mi sembra proprio che Lei voglia fare il difensore d’ufficio di quella gente.
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la “sagra del cannolo” è stato un fatto pubblico, dato in pasto ai media, e quindi tutti hanno il diritto di commentarlo;
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il fatto in sé a me è interessato solo come esempio e paradigma di volgarità, ignoranza e irresponsabilità di certa classe dirigente, che, purtroppo, non è solo e tipico di Piana, ma affligge tante (o forse tutte, compresa la mia) piccole realtà comunitarie;
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io non mi sento affatto estraneo (“I care”, diceva don Milani) a realtà distanti migliaia di chilometri da me, figuriamoci se posso sentirmi estraneo a una comunità come la vostra, cui sento idealmente di appartenere per tradizioni, lingua e costumi;
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i problemi, individuali o collettivi, non si risolvono chiudendosi e “lavando in casa i panni sporchi”, ma aprendosi e rinnovandosi nell’incontro con ciò che arriva da fuori: il destino dei sistemi chiusi è il degrado e la decomposizione (vedi il secondo principio della termodinamica);
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la mia critica, comunque, non è nei confronti delle persone (che, ribadisco, non conosco), ma nei confronti dell’azione agita da quelle persone e della retrostante cultura (confidando che la riflessione e la presa di coscienza possano farli rinsavire), e, prima che politica, la mia analisi attiene al piano etico (valori) ed estetico (buon gusto).
Nella Sua lettera, poi, Lei invita a non usare la “facile ironia”. Le ricordo, tuttavia, che essa fa parte di una nostra antica consuetudine: in passato, molti nostri poeti popolari (non sempre con buon gusto, a dire il vero) la usavano come arma nei confronti dei notabili e dei potenti. Se ho usato il registro dell’ironia non è stato certo per prendere in giro la cittadinanza di Piana, ma solo per sottolineare, estremizzandola fino al ridicolo, la balordaggine di un’idea di un Sindaco insufficiente, secondo quello slogan (di moda qualche tempo fa) per cui “una risata li seppellirà”.
Io ho una visione politica (che ho scoperto recentemente essere molto diversa da quella del vostro Sindaco), ma non è stata questa la motivazione della mia indignazione, che scaturisce, lo ripeto, solo da una tensione etica alla qualità e alla responsabilità.
Se fosse stata una questione politica sarei stato molto scorretto, impicciandomi dei fatti vostri e, soprattutto, profittando della ospitalità di Jemi (e non è nel mio costume essere meno che corretto).
Pertanto, ritengo che alla base delle Sue espressioni ci sia una forte componente emotiva legata, forse, al periodo di tensione politica che state vivendo a Piana in questo momento e ciò ha contribuito a una interpretazione distorta del mio pensiero.
Con ciò spero che la polemica si chiuda e Le invio un caro saluto.
Suo
Ing. Gianfranco Pugliese - http://www.fract.it