fotocannoloGentile Ing. Pugliese,
cordiali lettori di Jemi,
l’eco che ha avuto la vicenda dell’ultima sagra del cannolo di Piana degli Albanesi dispiace, prima ancora che infastidire, chi con Piana degli Albanesi e la sua cultura ha a che fare per i più disparati motivi.

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Ma scrivo per ben altro.
Con il pudore di chi sa che non ha voce in capitolo, e per questo non può in alcun modo giustificarsi di fronte alla più vasta opinione pubblica, chiedo però di evitare la facile ironia.
E’ come sparare sulla Croce Rossa.
Non ci si può difendere quindi, per cortesia risparmiateci!
Solamente vorrei tentare di illustrarLe le circostanze che, secondo me, hanno prodotto la vicenda in questione.
Il 28 maggio in Sicilia si vota per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana e per l’elezione del Presidente della Regione.
Orbene, il nostro Sindaco ambisce ad occupare uno degli scranni dell’ARS e, si sa, quando si ha un obiettivo così elevato occorre giocarsi il tutto e per tutto, maggiormente quando ci si affaccia per la prima volta sulla scena politica extracomunale.
Tralascio la parte, molto godibile ma di amara ironia per un Arbëresh di Piana degli Albanesi, in cui Lei si diletta nell’immaginare ipotetici – ma forse realizzabili – scenari a futuri e passo oltre, dicendoLe che mi dispiace Lei non voglia sapere a quale parte politica appartengano questi amministratori.
Mi dispiace perché credo sia corretto associare ad ognuno le proprie azioni. Quando dice della “mediocrità dilagante nella classe politica meridionale”, mi trova perfettamente d’accordo, solamente credo sia giusto etichettare quella classe politica per capire chi andare a votare la prossima volta una volta saputo come la pensa quella parte su certe questioni.
Dire che non interessa la parte politica di riferimento rischia di essere, scusi la durezza, qualunquismo civile. Le scelte politiche incidono, per forza di cose, sulla vita culturale, sociale, amministrativa, quotidiana di una comunità.
Di queste scelte occorre prendere coscienza per non vedersele passare sulla testa passivamente e quindi agire, per non trovarsi senza giustificazione agli occhi di chi chiederà, anche semplicemente per informarsi e per non ritrovarsi a dire “c’ero e non ho fatto niente, non mi sono neanche indignato”.
La vicenda in questione riveste in sé diversi motivi di indignazione. Dall’inopportunità di chiamare a testimonial una signora appena condannata per ignobili reati – lo sfruttamento della prostituzione è lo schiavismo dei nostri giorni – , all’inopportunità di farle indossare il vestito tradizionale di Piana degli Albanesi – lo stesso che le nostre donne ancora oggi utilizzano per sposarsi e per festeggiare la Pasqua di Resurrezione – , all’inopportunità di utilizzare fondi pubblici – 25 mila euro solo stavolta – per una giornata di festa quando la comunità ha ben altre esigenze che non sto qui a raccontare, all’inopportunità – del tutto politica – di accostare l’immagine di un candidato all’ARS, che si dovrebbe occupare di cose ben più serie, ad avvenimenti così leggeri e superficiali, soprattutto in un momento in cui la Sicilia non brilla certo in nessun campo!
Fortunatamente, però, il clima che si respira a Piana degli Albanesi è cambiato.
Avverto  fastidio nei confronti di chi qualche anno fa si è presentato con una certa idea della politica e dell’amministrazione e poi si è rivelato un po’ diverso ed ha cavalcato, in qualche modo, il suo essere stato, dopo più di 50 anni, il primo sindaco di Piana degli Albanesi non della solita parte politica.
Non voglio addentrarmi nello specifico perché capisco che la situazione del mio paese possa non interessare ai più…sono però disponibile ad approfondire in privato la questione.
Piana degli Albanesi, dicevo, è stata anch’essa toccata “dal vento del cambiamento” che ha investito l’Italia nel 2001 – 02, ma – nella speranza che le elezioni di domenica confermino il trend delle ultime elezioni – la “luna di miele” con il “nuovo” non ha prodotto i risultati sperati ed anche Piana degli Albanesi è tornata sui suoi passi.
Le elezioni amministrative saranno fra un anno e quindi, con molta probabilità, sino ad allora si resterà con questa amministrazione, poi si vedrà.
Nell’attesa, chi può cerca di contrastare sul campo certe scelte, chi non può – o non vuole – si indigna, semplicemente, magari in silenzio.
Io spero, come tanta altra gente, che la prossima volta tocchi ad amministratori che sappiano valorizzare le ricchezze culturali di Piana degli Albanesi anche perché proprio queste potrebbero portare maggiori benefici economici e occupazionali piuttosto che sagre, festival e testimonial di dubbio gusto.
Infine, ringraziandoLa della pazienza che ha avuto ad arrivare sin qui nella lettura e della comprensione nei confronti di chi ha a cuore il suo paese e lo vede così maltrattato, lancio un appello: c’è tanto, tantissimo, per cui vale la pena parlare di Piana degli Albanesi, una paese che affonda le sue radici nella storia e di questa storia è stata – tante volte – protagonista, ci sono persone che si sono adoperate, e si adoperano, per promuovere e diffondere la nostra cultura , la bellezza dei nostri luoghi e la memoria ad essi legata – memoria di martiri, di movimenti contadini, di poeti e di coraggio.
E, chiedendo scusa in anticipo se questa mia ultima frase urterà la sensibilità di qualcuno, tra le persone che si adoperano nel senso appena detto c’è anche chi non è Arbëresh: tra le azioni del programma per il governo della Sicilia di RITA BORSELLINO – la candidata dell’Unione – vi è sia recepire la legge quadro nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche, sia dichiarare il sito di Portella delle Ginestre – teatro di una strage di contadini il 1° maggio del ’47 – di interesse storico – ambientale – monumentale, per preservarne la memoria ed il ricordo.
Cordialmente, marco pillitteri – piana degli albanesi – www.mondoalbanese.org

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