Svolge funzioni di antenna museale ed è un
luogo per documentarsi sul passato e sul presente. Ospita esposizioni
temporanee e incontri, promuove percorsi sul territorio, sostiene i gruppi che
sperimentano strumenti, produce materiali, realizza ricerche di archivio,
attivando processi e favorendo le relazioni tra le persone e il patrimonio
culturale locale. Il progetto prevede il coinvolgimento della comunità locale
in una serie di incontri in cui si chiede alla stessa di esprimere la propria
percezione del territorio di pertinenza rispetto ai luoghi che considera importanti
e anche una visione futura sugli aspetti da valorizzare in vista dello sviluppo
dando vita alle cosiddette "mappe di comunità", uno strumento con cui gli
abitanti di un determinato luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio,
il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle
nuove generazioni. Predisporre una mappa di comunità significa avviare un
percorso finalizzato ad ottenere un "archivio" permanente, e sempre aggiornabile,
delle persone e dei luoghi di un territorio. Eviterà la perdita delle
conoscenze puntuali dei luoghi, quelle che sono espressione di saggezze
sedimentate raggiunte con il contributo di generazioni e generazioni. Un luogo
include memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti numerosi
e complessi che a volte sono più vicini alla gente che non alla geografia, ai
sentimenti che non all'estensione territoriale. Viene in tal modo esplicitato
un concetto "nuovo" di territorio, che non è solo il luogo in cui si vive e si
lavora, ma che pure conserva la storia degli uomini che lo hanno abitato e
trasformato in passato, i segni che lo hanno caratterizzato. Vi è la
consapevolezza che il territorio, qualunque esso sia, contenga un patrimonio
diffuso, ricco di dettagli e soprattutto di una fittissima rete di rapporti e
interrelazioni tra i tanti elementi che lo contraddistinguono. L'innovazione del
progetto consiste proprio nell'utilizzo dello strumento partecipativo come
chiave di lettura dei pannelli che saranno allestiti all'interno delle sale del
centro di interpretazione. Il Centro avrà anche il ruolo di rappresentare per il
territorio un laboratorio permanente, un cantiere partecipato in cui
sensibilizzare e rendere protagonisti i visitatori nella percezione del
paesaggio, ma anche nelle possibilità di fruizione offerte dai vari attori
locali; rappresenterà una vetrina in cui chiunque potrà mostrare i propri
prodotti e servizi, uno specchio in cui riconoscersi e sentirsi protagonista attivo.
Proprio per la sua natura democratica, l'ecomuseo attraverso il centro di
interpretazione potrà attivare sull'intero territorio dei comuni della valle
del Raganello, azioni di salvaguardia e tutela del paesaggio, iniziative volte
al dialogo tra i diversi attori al fine di rintracciare strategie comuni per un'offerta
integrata di servizi ma anche di valori che il territorio della valle del
Raganello può e vuole esprimere sia dal punto di vista culturale, sociale e
turistico. Il progetto di ricerca e raccolta dati, è stato affidato al Dipartimento
di Pianificazione territoriale dell'Unical e al Consorzio Ferrara Ricerche che
già nella scorsa estate, hanno svolto presso il territorio ecomuseale della
Valle del Raganello un workshop con gli allievi del master internazionale "Ecopolis"
al fine di individuare strategie di sviluppo sostenibile per la Valle del
Raganello. Il progetto è stato ideato e redatto dal Responsabile scientifico
dell'Ecomuseo Raganello, la dr.ssa Stefania Emmanuele, già assessore alla
cultura del Comune di Civita che si manifesta soddisfatta dei risultati
raggiunti in due anni di costante attività di diffusione e sviluppo del
progetto ecomuseale; soprattutto in vista del fatto che la Calabria è ancora
una delle poche regioni in Italia a non avere una legge specifica che finanzi i
progetti ecomuseali.
www.ildiariodicastrovillari.it