San NicolaLa festa di S. Nicola del 6 dicembre è molto importante e fortemente sentita dai fedeli delle chiese bizantine. Anche tra gli italo-albanesi questo Santo viene venerato con particolare devozione. A Lungro la cattedrale è dedicata per l’appunto a S. Nicola: durante il vespro vengono benedetti e distribuiti, in onore del Santo, dei piccoli pani, e la festa si prolunga nei vari rioni con l’accensione di fuochi chiamati “Kaminet”. Anche a Piana degli Albanesi c’è l’uso della benedizione e distribuzione di pani piccoli e duri che secondo la tradizione devono essere buttati per calmare i forti temporali. A Santa Sofia d’Epiro e a S. Demetrio Corone il culto del Santo è molto antico, come testimonia il fatto che alcune località sono chiamate S. Nicola. Nella parrocchia di Macchia c’è in campagna anche una antica edicola in onore del Santo nella località omonima. 

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A Santa Sofia c’è l’usanza che i proprietari terrieri, possessori di vacche e buoi, portino in chiesa, affinché siano benedetti, dei piccoli pani che riportano poi in casa e distribuiscono ai vicini e ai conoscenti. S. Nicola viene venerato come il protettore delle vacche e dei buoi, perciò secondo l’antica tradizione i pani devono essere della grandezza di un occhio di bue. Però attualmente vengono fatti come panini, anche se di pasta più consistente. Ugualmente nella parrocchia di Macchia c’è la medesima usanza. Anzi qui S. Nicola viene festeggiato, richiamandosi all’uso slavo, anche il 9 maggio. E prima , in tale data, si faceva una processione nella campagna dove appunto sorge l’edicola del Santo. La chiesa bizantina riserva a S. Nicola un culto preminente rispetto agli altri Santi; egli è il corrispondente di S. Giovanni Battista per il N.T. Infatti in ogni giovedì della settimana, l’ufficiatura è dedicata agli Apostoli e a S. Nicola. Di lui si fa esplicita memoria nella protesi della liturgia eucaristica, commemorando gli altri grandi vescovi, e nel mattutino viene sempre menzionato come nostro intercessore. Anche S. Demetrio e S. Giorgio godono di un culto grande e universale, ma tale culto è dovuto al fatto che erano i Santi protettori dell’esercito e quindi dell’esistenza e della libertà dell’impero cristiano. Invece il culto a S. Nicola si è così ampiamente e grandemente diffuso per vari fattori.

Pittura Murale San Nicola Lungro Nicola, in primo luogo, è visto come liberatore immediato da pericoli estremi e imprevedibili: egli si fa presente quando è invocato con fede; protettore efficace di coloro che subiscono ingiustizie; difensore dei poveri; guaritore degli ammalati; custode attento della salvezza spirituale dei fedeli; benefattore di intere popolazioni. E così viene elevato a difensore e protettore di tutta la chiesa e di tutti i cristiani. La chiesa vede in lui la continuazione attuale e più potente e più estesa di quelle opere che già aveva operato in vita. Una volta sepolto, le sue ossa emanano un liquido odoroso, la manna, che guarisce le malattie corporali e spirituali. La sua tomba, meta di pellegrinaggi, situata vicino al porto di Andriake presso Mira, porto molto frequentato nell’antichità, fece in modo che il suo culto si diffondesse molto rapidamente ovunque, e diede a S. Nicola anche il ruolo di protettore degli uomini di mare. Le scorrerie degli Arabi del VII e VIII secolo, con la conseguente prigionia e schiavitù di molti cristiani, consolidarono la sua fama di pronto soccorritore dei disperati e la fiducia dei fedeli.

In secondo luogo la persona di S. Nicola riunisce in sé molteplici carismi:

· Quello della vita monastica ante litteram, perché ha rinunziato ai beni, al matrimonio, è andato via dalla propria patria (infatti da Patara si trasferì a Mira), ha praticato il digiuno.

· Quello di confessore, cioè di martire senza sangue, perché ha subito il carcere durante la persecuzione di Diocleziano per vari anni e ne è stato duramente segnato per tutta la vita.

· Quello di apostolo, perché chiamato da Dio in modo miracoloso all’episcopato, e ha convertito molti pagani alla fede cristiana; come gli Apostoli ha annunziato con fedeltà il Vangelo ed ha allontanato dalla sua chiesa l’eresia ariana che voleva il Figlio creatura di Dio, e l’eresia sabelliana che vedeva nel Figlio una manifestazione temporanea del Padre.

· Quello di imitatore di Cristo, perché ha offerto la vita per il suo popolo.

Ma S. Nicola è stato caratterizzato soprattutto dalla compassione verso gli altri, che si traduceva in azioni concrete, efficaci ed immediate di soccorso nei gravi pericoli, sia del corpo, sia dell’anima. Sappiamo che, in modo nascosto, fornì il denaro necessario alla dote matrimoniale di tre fanciulle che un padre impoverito e disperato aveva pensato di destinare alla prostituzione; liberò con molto coraggio tre miseri innocenti condannati a morte da un giudice iniquo. Un carisma esercitato anche da lontano, sia in terra sia in mare: infatti, apparendo in sogno a Costantino nella capitale, S. Nicola fece liberare tre condottieri prigionieri condannati a morte; invocato da alcuni marinai durante una furiosa tempesta, il Santo appare e li aiuta a salvare la nave. Dopo la morte questo suo carisma è stato potenziato dalla grazia divina, e nella chiesa è il Santo che più degli altri si manifesta come potente e immediato soccorritore, un vero protettore dei cristiani.

A tale riguardo è molto importante soffermarsi sul dittico del Monastero del Sinai. Esso in origine era un trittico, la cui parte centrale però è andata perduta, e viene comunemente considerato molto antico, risalente agli inizi dell’ottavo secolo o anche prima. Nella parte destra vengono raffigurati S. Pietro e, sotto, S. Giovanni Crisostomo, nella parte sinistra S. Paolo e, sotto, S. Nicola. Quest’ultimo però è l’unico raffigurato in un gesto di benedizione con il volto vivo e sorridente. Ciò vuol dire che S. Nicola svolge attualmente un ruolo particolare: come S. Pietro esprime la roccia incrollabile della fede della Chiesa, S. Paolo lo zelo e lo slancio missionario della chiesa, S. Giovanni Crisostomo la guida del popolo cristiano mediante gli scritti liturgici e i commenti alla sacra scrittura, così S. Nicola esprime la sua azione attuale di protezione verso tutti i fedeli della chiesa.

Il culto molto rilevante, riservato a S. Nicola nel rito bizantino, vuole, contro ogni forza centrifuga, mettere in risalto la sinergia tra carisma e istituzione. Vuole significare che l’episcopato, poiché è coniugato al monachesimo e alla confessione di fede, è il più importante carisma nella Chiesa. Ci sono vescovi, monaci, martiri e confessori, ma con S. Nicola l’istituzione dell’episcopato è associata ai carismi del monachesimo e del martirio, e dopo di lui prevarrà nella Chiesa la figura del vescovo monaco e confessore della fede, di modo che l’istituzione è stabilmente unita al carisma.

 

Sfortunatamente su S. Nicola non abbiamo documenti storici a lui vicini; nel nono secolo appaiono scritti occasionali o di seconda mano, come la traduzione latina di Giovanni Diacono. Solo nel decimo secolo abbiamo la vita di S. Nicola ad opera di Simeone Metafraste che, pur obbedendo ai canoni agiografici e alla volontà di edificare i lettori, rimane l’unico documento organico e basato sulla seria ricerca di fonti scritte e tradizioni orali. Di questa vita manca finora una traduzione italiana.

A complicare le cose venne la pubblicazione nel 1751, ad opera del Falcone metropolita di S. Severina in Calabria, di una vita inedita di un altro S. Nicola, archimandrita, vissuto ai tempi di Giustiniano. Il Falcone utilizzò il documento in modo del tutto fuorviante: giunse persino alla negazione dell’esistenza di S. Nicola di Mira, mentre chiaramente il testo fa menzione due volte di chiese a lui dedicate. Purtroppo attualmente questa vita è considerata autentica, ma ciò mostra solo la superficialità dell’esame critico. Infatti questa vita di un S: Nicola Archimandrita, non risale per nulla ai tempi di Giustiniano, perché così conclude: “(S. Nicola) compì la sua vita e regnò su tutti i credenti”, non si tratta perciò di una testimonianza contemporanea. Inoltre è pieno di incongruenze, non si capisce chi ha costruito la Santa Sion, se lo zio o il nipote, né è chiara l’ubicazione della Santa Sion. E ci sono cose inverosimili come il sacrificio di molti buoi ad opera di questo Nicola Archimandrita, non si capisce come poteva sostenere la spesa. Poi, come mostra il codice sinaitico e traduzioni latine, in questa vita convergono tre nuclei separati: a) gioventù di Nicola, b) Nicola monaco, c) Nicola vescovo; perciò non è uno scritto omogeneo. E ad un attento esame è difficile spiegare come, ai tempi di Giustiniano, un vescovo fosse ordinato da un solo vescovo, senza il consenso degli altri vescovi e senza la loro presenza. Ed è difficile spiegare come un vescovo continui a stare non nella sua sede, ma nel monastero. In realtà questo presunto S. Nicola archimandrita era un monofisita, infatti c’è esplicitamente nel testo in riferimento alla persecuzione imperiale (un fiume esce dal palazzo reale) e questo archimandrita è stato denunziato al governatore dal vescovo Filippo di Mira, e il clero locale e le autorità civili si sono opposti al suo progetto di costruire una chiesa alla Madre di Dio.

 

Vi sono invece forti testimonianze a favore di S. Nicola vescovo di Mira, vissuto ai tempi di Costantino il Grande. La cosa più sorprendente è che il nome Nicola, nome usato dai pagani fino al V secolo, era bandito dai cristiani per le tremende accuse rivolte dall’Apocalisse a degli eretici immorali chiamati nicolaiti, che gli scrittori cristiani facevano risalire direttamente a Nicola, uno dei sette diaconi o ad un suo insegnamento mal capito ed equivocato. Invece dagli inizi del V secolo vediamo che il nome Nicola è usato dai cristiani; ad esempio Giovanni Crisostomo scrive ad un presbitero Nicola e Marco l’eremita scrive ad un figlio spirituale di nome Nicola.

Abbiamo in un autore della fine del VI secolo, Eustrazio di Costantinopoli, un’esplicita citazione di una vita di S. Nicola, nella quale si riporta l’episodio dell’apparizione di S. Nicola all’imperatore Costantino, per la liberazione di tre condottieri condannati ingiustamente a morte. Ora, è impossibile che questa sia un’interpolazione, perché l’opera di Eustrazio non è molto nota, né si capisce il motivo di fare una interpolazione. E’ inoltre da rilevare che Eustrazio nomini la vita di S. Nicola accanto a brani dei grandi padri, perciò ai suoi tempi doveva essere nota a tutti questa vita di S. Nicola. Su questo argomento e su tutta la materia rinviamo all’opera veramente importante di G. Cioffari.

Un altro fatto determinante è la forte convergenza e congruenza di ciò che sappiamo dalla storia e di ciò che ci è stato tramandato su Nicola. L’episodio della dote matrimoniale fornita nascostamente alle tre fanciulle, rispecchia effettivamente l’uso della Licia, dove una ragazza per sposarsi doveva avere una dote sufficiente. E sappiamo che perfino i ricchi pagani della Licia avevano un animo generoso, si ricordavano dei poveri e fornivano la dote necessaria alle ragazze indigenti. Conosciamo anche il carattere deciso e radicale dei Lici, che ad esempio preferirono dinanzi a Bruto morire piuttosto che arrendersi. E questa radicalità e decisione vediamo nei cristiani di questa regione, ad esempio l’ascetismo propugnato ed esaltato da Metodio di Olimpo, autentico maestro spirituale, che predicava la rinunzia ai beni, al matrimonio, alla patria, ed ha avuto dei seguaci in Affiano di Gaga e in suo fratello Edesio. E perciò in tale contesto si spiega sia l’eccezionale generosità di S. Nicola ma anche l’adesione radicale al precetto evangelico di fare l’elemosina in segreto. Giustamente il patriarca Metodio esclama, meravigliato, che S. Nicola pratica un comandamento nel comandamento. E tale episodio è di così alto valore spirituale che viene proposto da Paulo Everghetinòs come insegnamento da praticare ai monaci.

La critica ha presentato molti dubbi sugli episodi della vita di S. Nicola, ma non tutti hanno consistenza. Il famoso episodio dei tre condottieri liberati da morte, non è per nulla inventato, perché ad esempio la popolazione barbara dei Taifali non è molto nota, corrisponde poi , per quanto i fatti accaduti a Mira, perché si citano luoghi precisi, e perché Ablavio era veramente scellerato, e Costantino credeva alla magia. E così anche gli altri episodi trovano una credibile collocazione storica al tempo di Costantino, come la riduzione consistente delle tasse dovute dalla città di Mira, perché questo imperatore nei casi di carestia concedeva la totale amnistia fiscale. Anche la vita monastica di S. Nicola non è per nulla anacronistica, perché lo stesso Metafraste ha scritto la vita di S. Caritone di Iconio che conduceva vita eremitica a Gerico dopo la persecuzione di Aureliano (270/275); e sappiamo che Pafnuzio fu monaco fin da piccolo e subì la persecuzione sotto Diocleziano, e Giacomo di Nisibi praticò anche vita monastica, e tutti e due hanno partecipato al concilio di Nicea. Sopra abbiamo già parlato di Metodio di Olimpio che fu un fervente assertore della vita ascetica e dei suoi ideali, e della Licia era Affiano di Gaga, che effettivamente rinunciò ai beni, al matrimonio e alla patria. Perciò in Licia ai tempi di S. Nicola era già viva una corrente ascetica. Anche la distruzione del tempio di Artemide, da parte di S. Nicola, è del tutto credibile, sia perché, secondo Eusebio, Costantino fece abbattere o chiudere templi pagani, sia perché i cristiani della Licia erano estremisti e intolleranti versi i pagani, così ad esempio il martire Leone e i martiri Affiano ed Edesio.

Per quanto riguarda la prigionia di S. Nicola e la sua morte in età avanzata, conferme sorprendenti ci provengono dalla ricognizione effettuata sulle ossa del Santo a Bari dopo il 1950: i dati scientifici parlano esplicitamente di ossa che appartengono ad un uomo di età avanzata che per vari anni è stato rinchiuso in luoghi umidi, carceri sotterranee, e ciò ha provocato una deformazione scheletrica e un ispessimento del cranio. E infatti nel II concilio di Nicea l’arcivescovo di Mira, Teodoro, descrisse la figura di S. Nicola come quella di un uomo anziano, e il Metafraste parla di S. Nicola morto in età avanzata.

Comunque di S. Nicola non sappiamo tutto. Il kondakion in suo onore si esprime così: “In Mira, o Santo, ti sei manifestato quale operatore sacerdotale, del Cristo infatti, o santo (monaco), hai adempiuto perfettamente il vangelo, hai offerto in sacrificio la tua vita per il tuo popolo, hai salvato gli innocenti dalla morte”. Ora, non sappiamo bene a cosa si riferisca l’offrire la vita in sacrificio, forse difendendo i cristiani durante la persecuzione, oppure trattenere, a rischio della propria vita, del grano destinato alla capitale.

Così in antiche icone sopra S. Nicola vengono raffigurati a destra il Cristo con il vangelo, a sinistra la Madonna con l’omoforion. Si tratta chiaramente di forti anacronismi, perché vangelo e omoforion sono diventati distintivi dei vescovi molto più tardi, e così è da escludere un culto alla Theotokos al tempo di S. Nicola. Un autore anonimo lo spiega nel senso dell’elezione episcopale come scelta divina, però il Metafraste, conscio dell’anacronismo, non ne fa parola. La tradizione invece pensa ad una deposizione e successiva reintegrazione durante il concilio di Nicea per l’eccessivo zelo antiariano. E’ possibile invece che S. Nicola sia stato accusato di eresia da parte ariana o sabelliana in un concilio locale, e poi reintegrato nella chiesa, una volta che la sua fede risultava conforme al vangelo e perfettamente ortodossa.

Bisogna anche ricordare che l’encomio di S. Nicola, attribuito ad Andrea di Creta, parla della conversione ad opera di S. Nicola del vescovo eretico Teognide, appartenente alla setta dei marcianisti. E c’è l’accenno anche alle lettere inviate da S. Nicola. Ora, marcianista è sinonimo di marcionita, come si ricava da Eusebio di Cesarea e da Fozio; dunque non necessariamente indica i messaliani del VI secolo. Comunque da Eusebio ricaviamo che al tempo della grande persecuzione ci sono ancora vescovi della chiesa marcionita. La notizia più importante è che a S. Nicola vengono attribuite anche delle lettere.

 

La nostra riflessione deve toccare anche altri punti. Nelle varie fonti, Nicola presenta se stesso come “Nicola peccatore” sia quando sta per entrare in chiesa prima dell’elezione episcopale, sia apparendo in sogno a Costantino ed Ablavio: ora tale titolo difficilmente può risalire agli agiografi, ma si fonda su una tradizione autentica. E bisogna far attenzione che racconti popolari e leggendari mantengano inalterati alcuni dati storici, ad esempio nell’episodio sul tributo non si parla affatto del patriarca o arcivescovo di Costantinopoli, ma semplicemente di vescovo del luogo. E così S. Nicola è detto vescovo di Mira e non arcivescovo, sappiamo infatti che Teodoro, al II concilio di Nicea, è presentato come arcivescovo, dunque tale titolo è tardivo.

Uno degli argomenti dei critici per negare la storicità dell’episodio dei tre condottieri, è la minaccia di S. Nicola fatta in sogno a Costantino di far scoppiare una guerra a Durazzo. Si rimane perplessi di fronte all’indicazione di questo luogo, ma tutti i ragazzi degli inizi del IV secolo che frequentavano la scuola conoscevano il suo significato infausto, infatti fu l’unica volta che Cesare non riuscì a vincere una battaglia!

In contraddizione con la storia appare a tutti la notizia che S. Nicola fu liberato da Costantino. Eppure perfino Teodoreto di Ciro parla di questo imperatore come il nuovo Zorobanele che ha liberato i prigionieri, e Lattanzio afferma addirittura che la sua prima legge da Augusto fu quella di dare libertà ai cristiani incarcerati. Poi, noi non sappiamo dove effettivamente si trovava prigioniero S. Nicola, nulla impedisce che fosse stato esiliato come il suo conterraneo Metodio di Olimpo che morì martire in Eubea. E’ da chiarire pure che la Licia è stata conquistata da Massimino ed è stata nelle sue mani con tutta l’Asia Minore fino al 313 e che dopo tale data l’Illyricum con la Grecia apparteneva a Costantino.

 

Segnaliamo per sommi capi alcuni dati cronologici probabili della vita del Santo.


250 circa Nascita di S. Nicola a Patara della Licia da famiglia ricca

290 circa Eletto in modo miracoloso vescovo di Mira della Licia

303 Arrestato in quanto vescovo

312 Liberato da Costantino

318 Probabilmente presente nella inaugurazione della cattedrale di Tiro e

probabile pellegrinaggio in Terra Santa

325 Partecipazione al concilio di Nicea

335 Partecipazione al concilio di Tiro e all’inaugurazione della chiesa

dell’Anastasis di Gerusalemme

336 circa Morte

 

 

Concludiamo con la preghiera a S. Nicola, usata nella chiesa bizantina, perché questo protettore del mondo dia a tutti i cristiani il suo aiuto: “Regola di fede, immagine della mitezza, maestro di continenza, ti mostrò al tuo gregge la realtà dei fatti; per questo hai acquistato con l’umiltà le cose sublimi, con la povertà la ricchezza, o Padre Gerarca Nicola, prega Cristo Dio perché salvi le anime nostre”.

 

 

Bibliografia

G Cioffari, S. Nicola nella critica storica, Bari, 1987.

M. T. Bruno, S. Nicola nelle fonti narrative greche, Bari, 1985.

P. Corsi, La traslazione di S. Nicola: le fonti. Bari, 1987.

 

Documento riprodotto dal sito http://web.tiscali.it/lungro/ con autorizzazione dell'autore

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