La penisola balcanica comprende
popolazioni che, pur essendo di diversa origine, lungo il secolare stanziamento
nei territori balcanici hanno visto formarsi tratti comuni linguistici,
risultato dei frequenti scambi e dello stato di contatto. Essa si compone di
quattro ceppi principali linguistici, che si collegano alla matrice etnica di
provenienza: greco, slavo meridionale, romeno, albanese.
Va subito detto che gli slavi meridionali – così detti per distinguerli dai nord-occidentali, polacchi e cercoslovacchi, e dagli orientali, russi e bielorussi – comprendono i bulgari, i serbi, i croati, gli sloveni, i macedoni e i montenegrini. Va inoltre chiarito che della popolazione romena esiste un gruppo detto dei Valacchi, meglio conosciuti come Aromeni, risalenti a una fase preromana ma poi romanizzati, che, dietro la spinta degli slavi, si spostarono in zone montane per meglio difendersi.
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Presso il Dipartimento di Studi dell’Europa Orientale dell’Università di Napoli l’Orientale, l’8 maggio 2008 il Prof. Emanuele Banfi ha tenuto una dotta lezione su “L’albanese, lingua balcanica: considerazioni storico e tipologico-linguistiche”.
Dopo avere ricordato lo spazio geo-linguistico interessato all’albanofonia (Albania, Kosova, Macedonia, Montenegro, Grecia, Italia Meridionale), e accennato alle denominazioni dei locutori di varietà diatopiche albanesi: shqiptarë, arvanites, arbëreshë; il relatore si è soffermato sul fenomeno della “lega linguistica balcanica”.
Necessaria per chiarezza la distinzione tra “lingue balcaniche”, a pieno titolo, che sono quelle che presentano importanti tratti linguistici comuni, quali il bulgaro, il romeno, l’albanese, il macedone, il serbocroato, il neogreco e che fanno parte appunto della “lega linguistica balcanica”; e “lingue dei Balcani”, che registrano solo dei tratti linguisti comuni secondari e maginali e quindi non rientranti nella suddetta “lega”.
Risale alla pubblicazione del linguista danese Kristian Sandfeld l’affermazione della “linguistica balcanica”, grazie alla pubblicazione del volume Linguistique balkanique (1930) che prende in considerazione lingue e culture che, dal punto di vista della loro origine, non appartengono a uno stesso ceppo, come sono molte dei Balcani. Si pensi ad esempio al bulgaro e al macedone di origine slava, al romeno di origine neolatina, all’albanese di origine illirica, al neogreco, continuazione dell’antica lingua greca. Eppure alcune di queste lingue presentano tratti linguistici comuni in campo fonetico, morfologico e sintattico. Per maggiore concretezza e per un approccio più sensibile è bene ricordare quali sono alcuni dei tratti che accomunano più lingue balcaniche, detti anche “balcanismi”: in fonetica ricorre la presenza della vocale indistinta /ë/; in morfosintassi la coincidenza dei casi genitivo e dativo, la formazione del futuro in modo perifrastico, la perdita parziale dell’infinito e l’inserimento al suo posto del congiuntivo, la posposizione dell’articolo.
Va anche subito sottolineato che i tratti balcanici comuni più significativi interessano alcune lingue in particolare: il bulgaro, il macedone, l’albanese e il romeno.
Sull’origine dei balcanismi alcuni studiosi hanno sostenuto che si possa trattare di un influsso greco-bizantino, soprattutto per quanto riguarda l’abbandono dell’infinito e la formazione perifrastica del futuro, mentre per gli altri fenomeni si tratterebbe di effetti del sostrato linguistico.
L’argomento si presenta di grande interesse per lo studio della realtà linguistica non solo albanese, ma dell’intera area balcanica.
In questa direzione un contributo alla definizione di “lega linguistica balcanica” potrebbe venire anche dalla realizzazione di specifici atlanti linguistici in area balcanica, finalizzati a più approfondite conoscenze dialettologiche e tipologico-linguistiche. Va ricordato, comunque, che la recente pubblicazione del I Volume dell’Atlante Dialettologico della Lingua Albanese rappresenta un punto di notevole interesse per l’avanzamento degli studi dialettologici con chiarimenti interni alla compagine linguistica albanese, ma anche con proiezioni significative al contesto delle altre lingue balcaniche.
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Il Prof. Emanuele Banfi, ordinario di Glottologia e di Linguistica Generale all’Università di Milano Bicocca, è allievo del Prof. Vittore Pisani, ed è il più noto specialista in linguistica balcanica. Si è interessato dei rapporti storico-linguistici tra ambiente greco e ambiente latino, romanzo, slavo-meridionale, ponendo sempre attenzione alla lingua albanese nell’ambito della “lega linguistica balcanica”.
A conclusione della relazione il Prof. Banfi ha dato la bibliografia essenziale per coloro che avessero interesse ad approfondire l’argomento:
P. Asenova, Balkansko ezikoznanie, Veliko, Târnovo, Faber, 2002
E. Banfi, Linguistica balcanica, Bologna, Zanichelli, 1985
E. Banfi, Storia linguistica del Sud-Est europeo, Milano, Angeli, 1991
Sh. Demiraj, Gramatikë historike e gjuhës shqipe, Tiranë, Shtëpia Botuese ‘8 Nëntori’, 1986
Sh. Demiraj, Gjuha shqipe dhe historia e saj, Tiranë, Shtëpia Botuese e Librit Universitar, 1988
Kr. Sandfeld, Linguistique balkanique. Problèmes et résultats, Paris, Klincksieck, 1930
H. W. Schaller, Die Balkansprachen. Eine Einführung in die Balkanphilologie, Heidelberg, Winter, 1975
G. R. Solta, Einführung in die Balkanlinguistik mit besonderer Berücksichtigung des Substrats und des Balkanlateinischen, Darmastadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1980
K. Steinke, A. Vraciu, Introducere în linguistica balcanică, Iaşi, Editura Universităţii ‘Al. I. Cuza’, 1999