Con Pugliese,
che si specializzò in grassazioni e in sequestri di persona, il
brigantaggio perse la sua primitiva ed estemporanea individualità e
passionalità per diventare disciplina e organizzazione, ma con una
novità speciale: quella dello scioglimento della "comitiva" al
compimento di ogni impresa, per essere, poi, riunita, a tempo debito,
nel cosiddetto Giardino Nicolosi, dal nome dei proprietari complici:
benestanti e senza sospetti, che lo avrebbero tradito per una croce di
cavaliere e per farsi dei meriti con i nuovi governanti. Il Pugliese,
infatti, aveva sciolto la banda e si era rifugiato a Susa di Tripoli, cangiando idee e mestiere,
ma ebbe fatta la spia proprio dai fratelli Nicolosi, che se ne facero
vanto procurandosi biasimo e disprezzo da parte della gente. Giovanni
Nicolosi ebbe i ringraziamenti ufficiali del prefetto Gualtiero e il
fratello Francesco, che era avvocato e sindaco di Lercara, ricevette la
croce mauriziana e il diploma in "riconoscimento di un nobile risultato".
"IL BRIGANTAGGIO IN SICILIA"