La nostra mente per facilitare la propria attività conoscitiva crea immagini rigide e semplificate, con le quali si qualificano positivamente o negativamente le persone. Tali  attribuzioni finché restano nei limiti del carattere soggettivo, relativo e non esaustivo o definitivo, hanno una loro utilità nella funzione di aiutare la mente ad organizzare le conoscenze in categorie, ma quando travalicano questo limite, sfociando in  giudizi permanenti, fossilizzati,  allora diventano pregiudizi, atteggiamenti aprioristici verso gli altri. Nascono così gli stereotipi.
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In questa prospettiva possiamo collocare il rapporto tra due grandi comunità di cristiani, i cattolici e gli ortodossi.

Cenni storici e dottrinali

La religione cristiana ha origine 2000 anni fa con Gesù Cristo. Immediatamente dopo la sua morte e resurrezione sorsero comunità di cristiani in tutto l'impero romano. In mezzo a differenti popoli e culture i cristiani si sentivano un'unica famiglia accomunata dal medesimo messaggio di Cristo. Ben presto iniziarono le differenziazioni, le distinzioni, che successivamente porteranno alle divisioni. L'imperatore Diocleziano nel III secolo d. C. aveva diviso l'impero in due parti, che costituivano già due mondi differenti per lingua, cultura, mentalità. In queste due parti, Oriente e Occidente, già nel IV secolo erano consolidate due grandi raggruppamenti di comunità cristiane: la Chiesa d'Occidente e la Chiesa d'Oriente, i latini e i greci, gli occidentali e gli orientali, i cattolici e gli ortodossi. Differenti per lingua, tradizioni liturgiche, organizzazione ecclesiale, erano tuttavia unite dal comune messaggio di Cristo, per cui per molto tempo i loro rapporti furono improntati all'unità. Nel 1054, a causa di motivi politici e divergenze dottrinarie avvenne la separazione definitiva, lo scisma. Seguirono secoli di inimicizia, rivalità, forte contrapposizione tra cattolici e ortodossi. Solamente alla fine del XIX secolo comincio ad avvertirsi lo scandalo di questa divisione, nacque allora il movimento ecumenico con l'obiettivo di riportare l'unità tra le due Chiese. Il Concilio Vaticano II ha dato un forte impulso all'ecumenismo, ma ancora oggi questa auspicata unità non si è realizzata.

Contrapposizione teologica e avversione pregiudiziale

I secoli trascorsi nella contrapposizione teologica sono stati caratterizzati da scambi reciproci di accuse che sostanzialmente definivano la parte avversa come colpevolmente imprigionata nell'errore, eretica, scismatica e destinata alla dannazione eterna, se non si convertisse ritornando all'ovile, cioè all'obbedienza verso la parte giusta, detentrice di tutta la verità. Questo atteggiamento di voler convertire l'altro è stato la fonte di tutti i pregiudizi fra cristiani.

Nonostante che l'ecumenismo abbia invertito la rotta, dalla contrapposizione al dialogo, i pregiudizi non  sono del tutto svaniti: ancora mi capita di sfogliare qualche testo di religione che vede gli ortodossi come responsabili dello scisma; andando a Roma ho visto una tabella stradale contenente informazioni turistiche riguardante una chiesa di rito "greco scismatico".

Stereotipi

In un consolidato clima di dialogo e nella necessità di conoscere meglio l'altro al di là dei pregiudizi consolidati nei secoli, sono nati concetti, veri e propri stereotipi, che non sono più utilizzati per caratterizzare in senso dispregiativo l'avversario ma per bisogno di meglio identificare l'altro, di specificarne le peculiarità. Spesso gli stereotipi sono originati dal desiderio di distinguersi dalla controparte, alla quale non vengono ancora riconosciuti  dignità e valore paritario. Gli esponenti di una parte si attribuiscono in maniera permanente ed esclusiva caratteristiche, ritenute qualità positive, in contrapposizione  alla parte avversa.

Innanzitutto, le categorie di orientale e occidentale sono anch'esse due stereotipi, creati dalla divisione in due dell'impero avvenuta nel III sec. d.C. Possiamo considerarle gli archetipi di tutti gli stereotipi riguardanti la cristianità.

Secondo gli stereotipi più frequenti l'oriente viene definito come mistico, contemplativo, spirituale, apofatico. Apofatismo indica un tipo di approccio conoscitivo in ambito teologico  che va per via di negazione, una conoscenza dell'Assoluto che, astenendosi dal definire o descrivere, va per via sperimentale, contemplativa, mistica ed estatica.

Ugualmente, per stereotipi, si considera l'occidente come razionalistico, scolastico, intellettualistico, concettuale, pervaso da mentalità giuridica, catafatico. Catafatismo indica un approccio teologico conoscitivo che predilige il pensiero logico, formale, concettuale, una conoscenza per via concettuale dell'Assoluto.

Queste caratteristiche, rivendicate a sé a titolo distintivo e di pregio, oppure attribuite agli altri per sminuire il loro valore, distinguerebbero i cattolici dagli ortodossi. In realtà queste caratteristiche si trovano in entrambe le parti, anche se a volte in maniera più marcata in una parte piuttosto che nell'altra. Se distinzioni ci sono tra cattolici e ortodossi, queste vanno intese nel senso della complementarità: nulla manca agli uni o agli altri, anche se negli uni a volte predomina qualche caratteristica e negli altri un'altra.  L'immagine più pregnante di questa realtà è quella dei due polmoni: possono funzionare singolarmente, anche se la perfezione del corpo umano esige il funzionamento congiunto di entrambi i polmoni.

Un deciso impegno ecumenico esige, per concludere, uno sforzo costante di purificazione della mente da tutti quegli stereotipi che la incrostano e le impediscono di aprirsi ad una profonda, autentica conoscenza dell'altro, che è il punto di partenza imprescindibile nel cammino verso l'amorevole accoglienza dell'altro, nell'amore fraterno e nella comunione cristiana.

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Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 9796
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...