Dopo gli inni vengono le sante Akoluthíe e le festività della Tutta Santa, per le quali gli inni sono nati. Alla degna venerazione della Madre di Dio la nostra Chiesa ha dedicato speciali celebrazioni e solennità. Sono noti i Canoni di Preghiera (Paraklitikì Kanónes, Grande e Piccolo), l'inno Akáthistos e le cosiddette feste mariane, con cui i fedeli esprimono i sentimenti d'amore, riconoscenza e dedizione che nutrono nei confronti della «intatta, immacolata, incorrotta, intemerata, pura Vergine, Signora Sposa di Dio».
Infine, in onore della Santissima Theotókos, troviamo dipinte molte icone e innalzati molti sacri templi. Essi portano diversi nomi, che sono corrispondenti alle particolari definizioni che la Chiesa tributa alla Panagìa, quali Madonna dell'Udienza (Gorgoepíkoos), Madre di Misericordia (Eleúsa), Beatissima (Pammakáristos), Odigitria, Madonna della Consolazione (Parigorítissa), Nostra Signora (Pandánassa), Madre Gloriosa (Perívleptos) e tante altre.
Tutte quante sono ben giustificate. Ella ha prestato al «Verbo creatore la sua carne» (Canone della Pentecoste, Ode IX, irmós) e così, come dice San Nicodemo l'Aghiorita, «per mezzo di tal prestito ella rese debitore nei suoi confronti il Figlio di Dio» (Eortodrómion, 548 nota). A buon diritto dunque Sant'Andrea di Creta la encomia con il suo «possa gioire con Dio tu Divina, tu che detieni il grado secondo alla Trinità» (in Nicodemo, Theotokárion).
I diversi avvenimenti della vita della Theotókos sono eccellentemente raffigurati nelle icone bizantine. In esse la posizione del suo corpo e i tratti del suo viso esprimono le sensazioni del suo cuore puro e generoso e ci rammentano il suo candore, la sua fede e la sua umiltà. E, sopra ogni cosa, il ruolo della Panagía nell'incarnazione del Signore.
La nostra Chiesa richiama al ricordo dei fedeli il contributo della Theotókos nel farsi uomo da parte del Verbo di Dio con la festa dell'Annunciazione. L'Akoluthía di quest'ultima si basa sulla narrazione dell'Evangelista Luca:
«Al sesto mese da Dio fu mandato l'angelo Gabriele ad una città della Galilea, il cui nome era Nazaret, ad una vergine sposa di un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide: il nome della fanciulla era Maria. Entrato da lei, l'angelo le disse: ‑ Salve, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta sei tu fra le donne ‑. Ed ella lo vide e rimase turbata a queste sue parole, e si domandava che cosa significasse questo saluto. Ma l'angelo le disse: -Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, tu concepirai nel tuo grembo e partorirai un figlio, e gli darai per nome Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà fine ‑. Allora Maria domandò all'angelo: ‑ Come accadrà questo a me, dal momento che non conosco uomo? ‑ E rispondendole l'angelo le disse: ‑ Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò quello che nascerà sarà chiamato santo, figlio di Dio ‑[...] Allora Maria disse: ‑Ecco la serva del Signore, avvenga di me come tu hai detto ‑. E l'angelo si parti da lei»(Luca, 1, 26‑38).
Tutto quanto il Santo Evangelista ha esposto è riassunto nell'Apolitíkion della festa dell'Annunciazione: «Oggi è il principio della nostra salvezza e la manifestazione dell'eterno mistero; il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine, e Gabriele annuncia la grazia. Per questo anche noi con lui gridiamo alla Madre di Dio: ave, Piena di grazia, il Signore è con te». II tropario, come anche gli altri inni della festività, vivacizza la scena, il momento in cui l'arcangelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria che con il distendersi dell'ombra dello Spirito Santo diverrà la Madre di Dio.
Ciò che l'Evangelista Luca racconta e che con bell'eloquio poetico gli inni della Chiesa divulgano è altresì riproposto dall'icona bizantina dell'Annunciazione (O Evangelismós). L'atteggiamento dei personaggi, l'espressione e i loro gesti, come anche i colori e i particolari della raffigurazione, commentano l'evento.
Descrizione dell'icona. I) L'ARCANGELO GABRIELE. è il «principe degli angeli», il messaggero di Dio, che portò alla pure fanciulla di Nazaret la lieta novella. La posizione della sua figura trasmette la gioia che il suo annuncio ha portato. Benché egli poggi i piedi a terra, viene raffigurato con un moto di slancio, come è d'altronde provato dall'apertura dei suoi piedi. Nell'Annunciazione del Monastero di Dafnì il contegno dell'angelo ispira in maniera geniale l'impressione che il suo volo non sia terminato ancora nel momento in cui parla alla Theotókos. Con la mano sinistra Gabriele regge uno scettro, che simboleggia il messaggero, non un giglio, figurazione alla quale ci ha abituati la pittura sacra occidentale. La sua mano destra è stesa con un movimento vigoroso verso la Vergine, in attitudine colloquiale. Egli la apostrofa, come secondo il noto tropario: «Quale lode per te potrei pronunciare? Con che nome chiamarti? Non lo so, e sto come in estasi. Perciò, come mi fu comandato, grido a te: salve, Piena di grazia».
II) LA MADRE DI DIO. La Theotókos è la «Piena di grazia», la benedetta fra le donne. L'icona bizantina dell'Annunciazione la ritrae a volte seduta sul suo trono, a volte all'impiedi. Nel caso in cui la Vergine è rappresentata seduta, l'icona sottolinea la sua magnificenza di fronte all'arcangelo. Nella nostra Chiesa inneggiamo, com'e noto, alla Theotókos come «più degna di onore dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini», cioè delle schiere angeliche. Qui l'iconografo segue anche il testo apocrifo. Il Protoevangelio di Giacomo reca scritto che la Tutta Santa «prese la porpora, si assise sul seggio e la filava. E in quel momento le si fermò dinnanzi un Angelo». In altre icone la Theotókos è all'impiedi; in questa posizione ascolta meglio, in un certo qual modo, il messaggio divino. Per quanto concerne la Theotókos , è il caso di esaminarne principalmente le emozioni e i pensieri, insomma il suo mondo psicologico nell'ora dell'Annuncio.
Innanzitutto, l'apparizione dell'arcangelo e il suo saluto hanno sconvolto la Vergine. Il fuso con il filato, che in ossequio alla tradizione (Protoevangelio di Giacomo) ella reggeva in mano, le è caduto per la paura. Si è fatta pensierosa: ha riflettuto sul significato del saluto angelico. Non nutre dubbi, non diffida allorché l'angelo le dichiara che sta per diventare Madre di Dio; solo, con saggezza chiede: «Come accadrà questo a me, dal momento che non conosco uomo?». Qui la Theotókos si differenzia da Eva. Quest'ultima era stata trascinata dal suo egoismo ad accettare senza vaglio tutto ciò che il Maligno le proponeva. La Theotókos, al contrario, ornata di umiltà e obbedienza al volere di Dio, cerca di sapere in qual modo si realizzeranno le parole del messaggero divino. Quando però l'arcangelo le ha confermato che tutto avverrà con la grazia del Santo Spirito e la potenza di Dio (Lo testimoniano il settore di circonferenza e i raggi che da esso si irradiano nella parte alta della raffigurazione), ella, di tutto cuore e senza riserve, dà il suo assenso: «Ecco la serva del Signore, avvenga di me come tu hai detto». Nel Doxastikón dell'esperinós della festa, la nostra Chiesa a ragione inneggia: «L'angelo officia al prodigio: un grembo verginale accoglie il Figlio; Il Santo Spirito è inviato dall'alto; il Padre nei cieli si compiace e realizza l'alleanza per comune volere». Tutto, cioè, è avvenuto, per la comune volontà, il desiderio, l'accordo tra Dio e la Vergine, Creatore e creatura, perché «l'incarnazione del Verbo fu opera non solo del Padre, della Sua Potenza e dello Spirito... ma anche della volontà e della fede della Vergine» (San Nicola Gabasila, La Deipara).
L'imbarazzo e la prudenza della Theotókos, presentati con sublimi dialoghi dai tropari della festa dell'Annunciazione, sono espressi in altre icone tramite il palmo destro della sua mano aperto. In questo gesto di stupore è come se lei dicesse: «Non sono iniziata a nozze, come dunque potrò partorire un figlio?» (II Stichirón dell'esperinós).
Altre icone dell'Evangelismós ci mettono in evidenza l'accettazione da parte della Theotókos delle parole dell'arcangelo. La Madre di Dio è ritratta a capo chino, mentre tiene la mano destra sul petto o la fa uscire dalla cappa del mafórion. Questi particolari ci riportano ad: «Ecco la serva del Signore...». Nell'icona in cui il pittore unisce nella positura della Theotókos la perplessità all'accettazione, rappresenta la Vergine con la testa china e immersa nelle sue riflessioni.
Il fedele, quando contempla e scruta e adora l'icona dell'Evangelismós, pieno di gioia e di riconoscenza, canta sommessamente: áxión estin os alithôs..., «È cosa veramente degna chiamare te, Deipara, sempre beata e tutta pura e madre di Dio nostro».
Tratto da CH. G. Gòtzis, O Mistikòs kósmos tôn Vizandinôn ikónon (Il mondo mistico delle icone bizantine), Diaconia Apostolica, Atene, 1995
- Note: L'Annunciazione è una delle più importanti feste mariane dell'anno liturgico. Già fin dal VI secolo la troviamo divulgata in tutto l'Oriente e il canone 52 del Concilio di Trullo (692) la sancisce definitivamente nel calendario ecclesiastico, dichiarando che venga celebrata sempre, in modo solenne, con il sacrificio eucaristico, anche quando cade in giorno aliturgico durante la grande quaresima.
- Isodikòn: Evanghelizesthe imèran ex imèras to sotìrion tu Theù imòn. (Annunziate ogni giorno la salvezza del nostro Dio).
- Tropari : Sìmeron tis sotirìas imòn to kefàleon ke tu ap'eònos mistirìu i fanèrosis; o Iiòs tu Theù Iiòs tis Parthénu ghìnete ke Gavriìl tin chàrin evanghelìzete. Dhiò ke imìs sin aftò ti Theotòko voìsomen: Chère, kecharitomèni, o Kìrios metà su.
- (Oggi inizia la nostra salvezza e la manifestazione dell'eterno mistero: il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine e Gabriele annunzia la grazia. Con lui gridiamo alla Madre di Dio: Salve, o piena di grazie, il Signore è con te).
- Ti ipermàco stratigò ta nikitìria, os litrothìsa ton dhinòn evcharistìria anagràfo si pòlis su, Theotòke. All'òs èchusa to kràtos aprosmàchiton, ek pandhìon me kindhìon elevthèroson, ìna kràzo si: Chère, nìnfi anìmfefte.
- (A Te che, qual duce, per me combattesti, innalzo l'inno della vittoria; a Te porgo i dovuti ringraziamenti io che sono la tua città, o Madre di Dio. Tu, per la invincibile tua potenza, liberami da ogni sorta di pericoli affinchè possa a te gridare: Salve, o sposa sempre Vergine).
Epistola : Lettera agli Ebrei, II, 11-18
Vangelo: Lc. I, 24-38
- Megalinàrio: Evanghelìzu, ghi, charàn, megàlin, enìte, uranì, Theù tin dhòxan. Os empsìcho Theù kivotò, psavèto midhamòs chir amiìton: Chìli dhe pistòn ti Theotòko asighìtos, fonìn tu anghèlu anamèlponda, en agalliàsi voàto:Chère,kecharitomèni, o Kìrios metà su.
- (Ti si annunzi, o terra, una grande gioia; lodate, o cieli, la gloria di Dio. Qual spirituale arca del testamento di Dio, nessuna mano profana la tocchi! Le labbra dei fedeli, con gran voce, cantando l'inno angelico, esultino ed esclamino alla Deipara: Salve, o piena di grazia, il Signore è con Te).
- Kinonikòn: Exelèxato Kìrios tin Siòn, iretìsato aftìn is katikìan eaftò. (Il Signore ha scelto Sion; se l'è scelta per sua dimora).