Domenica V di Quaresima: Santa Maria Egiziaca

il . In Il Rito Greco-Bizantino

Giunti quasi al termine della Quaresima, la Chiesa propone alla nostra considerazione la figura ascetica di Santa Maria Egiziaca. L'intento è quello di mostrare ai fedeli ed al Cristiano di ogni epoca la potenza della conversione in genere e, nello specifico, la trasformazione radicale dell'individuo che incontra Cristo: Maria, da prostituta della corrotta Alessandria d'Egitto, ad esempio di ascesi, degna di essere paragonata negli sticheri del Vespro a Giovanni Battista.

Nata nel 345 circa in Egitto, visse da prostituta per 17 anni. Travagliata interiormente per il tipo di vita che conduceva, un giorno si imbarcò con dei pellegrini per la Terra Santa. Nella città Santa di Gerusalemme, il giorno della festa della Croce cercava di entrare anche lei nella Basilica, ma una forza la respingeva e solo l'intercessione della Madre di Dio le permise di entrare e di venerare il Sacro Legno. Questo episodio segnò la conversione di Maria. Uno degli sticheri del Vespro scrive: «Volto lo sguardo a un'icona della Madre di Dio, riconosciute tutte le precedenti colpe, con fiducia ti sei prostrata al legno prezioso».

Dopo la conversione Maria si ritirò nel deserto per irrorarlo con le sue lacrime di pentimento e di penitenza: «essendosi stabilita nel deserto lungo il Giordano, scelse la stessa dimora del Battista». Nel deserto iniziò la sua lotta ascetica, combattendo la sua buona battaglia e trasformandosi quasi in pura preghiera «sollevandosi da terra, durante i suoi colloqui con Dio» (Sticheri del Vespro). Fu lo ieromonaco Zosima a raccontare la vicenda della sua vita, avendola incontrata nel suo luogo di penitenza. Maria chiese a Zosima che la visitasse periodicamente per portarle la comunione e nell'anno 421 lo ieromonaco, essendo andato per portarle la comunione, la trovò morta. La Santa è veneratissima in oriente, ma anche in occidente.

La Chiesa Bizantina, volendo sostenere i fedeli a perseverare nell'agone delle virtù, presenta la figura di Maria Egiziaca, affinché essi possano continuare e terminare in pace la Quaresima, contemplare la vivificante passione del Signore e, il giorno della Resurrezione, risorgere attraverso il dono del Santissimo Spirito sgorgato dal Suo costato trafitto. La figura di Maria Egiziaca è immagine della guarigione del cuore dal buio in cui si trova, grazie all'incontro con Gesù. Benedetto XVI nel suo messaggio per la Quaresima 2011 scrive: «Cristo vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l'unico nostro Salvatore».

La pericope evangelica che si legge in questa domenica è tratta dal vangelo di Marco (). Secondo me è uno dei testi più belli di questo vangelo perché contiene l'essenzialità del messaggio di Gesù. Gesù termina il suo “cammino” e si apre quello di «Gerusalemme». Sono gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù e nella pericope si parla di una predizione dettagliata e articolata della sua imminente passione. Scrive J. Mateos nel suo commento al suddetto passo: «Gesù smentisce l'attesa dei Dodici (o nuovo Israele), i quali sperano che Gesù prenda il potere politico nella capitale. Per questo espone loro l'ostilità mortale del sistema religioso giudaico contro di lui, e il risultato, che non sarà il suo trionfo personale, ma la vittoria del sistema, anche se solo apparente, poiché la morte non interromperà la sua vita».

Agli “Erode”, “ai grandi”, “ai capi delle nazioni” che esercitano il dominio dell'uomo sull'uomo, Gesù oppone un modello di servizio e di dedizione che crea l'uguaglianza.

Protopresbitero Vittorio Scirchio

 

 

Camminando verso Gerusalemme, Gesù anticipa ai suoi discepoli quello che gli sarebbe accaduto ed annuncia anche la sua risurrezione. Sta per concludersi il nostro cammino quaresimale e stiamo anche noi, come i discepoli, accompagnando Gesù verso Gerusalemme, dove vivrà la sua Passione e risorgerà.Ma, forse, i discepoli non hanno compreso in pieno l’annuncio che Gesù aveva fatto circa la sua morte: speriamo almeno di averlo compreso noi, dato che si sta preparando a morire per ognuno di noi. I figli di Zebedeo, infatti, hanno mostrato più attenzione alla sua gloria futura che alla sua sofferenza chiedendo un posto d’onore per loro. Ma dobbiamo capire che la risurrezione viene dopo la morte e non si può risorgere se prima non si passa attraverso la croce. Ecco quindi che Gesù ci offre il suo calice: espressione biblica, questa, che significa condividere la stessa sorte: “Potete bere il calice che io sto per bere?”. Bere il calice significa fare la volontà di Dio, che può anche permettere la nostra sofferenza: Gesù infatti nel Getsemani prega il Padre che allontani da lui il calice che sta per bere, sempre però accettando la volontà di Dio Padre. Il calice della passione di Gesù diventa il calice eucaristico della Chiesa che ci dà la vita eterna. Oggi, V Domenica di Quaresima, festeggiamo Santa Maria Egiziaca, modello di peccatrice convertita. Maria visse tra il IV ed il V secolo in Egitto dove, prima di convertirsi e diventare eremita, era una prostituta. All’età di ventinove anni incontrò, ad Alessandria, un gruppo di pellegrini che si stavano imbarcando per Gerusalemme e, spinta dal desiderio di lasciare l’Egitto per visitare nuove terre, si imbarcò con loro col proposito di sedurli. Una volta arrivata nella città, il giorno della festa della Santa Croce si diresse anche lei verso la Basilica, ma fu impedita di entrarvi da una forza che le vietava l’accesso, poiché non era degna di venerare la Croce di Cristo che, con i suoi comportamenti lussuriosi, tanto disprezzava. Resasi conto della sua caduta, cominciò a pregare davanti all’icona della Madre di Dio, dopo di che riuscì ad entrare nella Basilica. Da qui iniziò il suo cammino di conversione, che la portò verso il fiume Giordano. Nella basilica di San Giovanni Battista ricevette la Santa Comunione e, poi, iniziò un lungo cammino di penitenza vivendo nel deserto. Quarantasette anni dopo, il monaco Zosimo la incontrò durante un suo pellegrinaggio nel deserto. Egli trovò Maria molto magra, nuda e con lunghi capelli bianchi, come la lana, che le facevano da vestito. Lei acconsentì di parlare con il monaco solo dopo essersi fatta consegnare da lui un mantello per coprirsi. Maria raccontò a Zosimo le circostanze che l’avevano portata al suo lungo pellegrinaggio e, per la seconda volta dall’arrivo in Palestina, ricevette la Santa Comunione. Zosimo lasciò Maria promettendo di tornare a trovarla nello stesso luogo l’anno successivo. Il monaco tornò come aveva promesso, ma trovò la santa morta, coperta con lo stesso mantello che le aveva donato l’anno precedente. La tradizione vuole che la sua tomba sia stata scavata dagli artigli di un leone.

 

E Diela 2017

Questa domenica la chiesa ci mostra le meraviglie della grazia e della misericordia di Dio attraverso un modello perfetto di pentimento e conversione al Signore nella figura di Santa Maria Egiziaca. Viene commemorata oggi questa donna vissuta dopo la metà del V secolo. Fu una ragazza molto bella e la sua bellezza fu una spiaggia in pendenza che scivola verso un mare di peccati. Persino durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme cadde nei peccati carnali. Arrivata là e volendo entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro, una mano angelica la fermò. Capì allora la gravità delle sue dissolutezze e decise di ritirarsi nel deserto, dove visse per 47 anni in pentimento, digiuni e preghiere. I frutti delle sue lotte ascetiche non tardarono e la sua fama di santità si diffuse rapidamente. Quando pregava si riempiva di luce e levitava alcuni centimetri da terra; divenne più spirituale che materiale. Luminoso esempio e icona di pentimento, di conversione, di contrizione e di austerità, chiama tutti noi a rivolgere le nostre attenzioni verso l’unica cosa necessaria per la quale vivere: l’unione col nostro Salvatore - i cui patimenti, morte e risurrezione non sono di facile comprensione, come ci attesta il testo del vangelo odierno. Nel comportamento dei discepoli nel Vangelo, vediamo la nostra natura umana con le sue debolezze e tentazioni. Nello stesso tempo vediamo la grazia di Dio che lavora e guarisce la natura umana corrotta dal peccato, la illumina per introdurla nei misteri divini e nella comunione con Lui, la nostra meta ultima. Un anticipo della meta lo abbiamo già qui, attraverso tanti segni da Dio offerti. Immaginiamo due cercatori di funghi smarriti nel bosco. Uno è preso da angoscia e paura; cala la notte e non sa dove sta andando. L’altro si trova nella stessa situazione ma nel suo cuore c’è gioia e serenità perché da un segno incontrato, uno sperone di roccia, un albero particolare notato in precedenza, capisce dove si trova il sentiero verso casa. Stesso bosco, stessa notte… La stessa vita si può vivere con un cuore completamente diverso. Da cosa dipende? Dipende, a volte, da un piccolo particolare: quel segno nel quale il secondo ha riconosciuto dove sta andando. Tutti noi uomini siamo come in un bosco, ad un certo momento per tanti arriva la notte. Il peccato ci sovrasta. E questo, se abbiamo una coscienza retta, ci riempie di tristezza e oppressione. Ma se cogliamo i segni che Dio e la chiesa ci mettono a disposizione: i sacramenti, la testimonianza dei santi, i tempi liturgici, riscopriamo la direzione. Nella Lettera Apostolica Misericordia et misera, Papa Francesco si sofferma sulla gioia del perdono sacramentale: “la gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge”. Questo amore sostiene misteriosamente il nostro cammino penitenziale e ci prepara ad accogliere la luce gioiosa della Pasqua per la gloria di Dio e la gioia degli uomini.

Блогът Click here очаквайте скоро..

Full premium Here download theme for CMS

Bookmaker Bet365.gr The best odds.

IMAGE
Scoperto l’anno di nascita del poeta albanese sangiorgese Giulio Variboba
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza.
La ricerca sul poeta D. Giulio Varibobba non finisce mai di stupire. Sono stati rintracciati ultimamente importanti fonti documentali presso archivi pubblici e privati sulla comunità di San Giorgio Albanese in provincia di Cosenza. Read More...
IMAGE
Gjitonia te fshati global
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet.
Ndoshta ngë mënd të njihen vetat o bashkësìtë nga llargu: dëftohen neve vetëm tue u jetuar përkrahu atyre, tue i dashur. “Një njohje e madhe ë’ bijë e njëi dashurìe”: ndjenjat, nëse të dëlirë, ngë janë të rreme. Kerkoj te zëmbra e njerìut dhe gjej patëmetësì (/ndershmërì), parimësì, e vërtetë dhe kushtin e mundësìsë fizike, psikike, shpirtërore shpëtuese të njëi bote të globalizuame dhe në ndryshim të shpejtë. Për këtë, pikërisht tue vërejtur atje ku duket e zhdukur zëmbra, kërkoj të gjej gjurmën e ndonjëi mundësìe të aftë të bejë të ringjallet lirìa e brëndshme dhe hapja ndaj tjerëvet. Read More...
IMAGE
Gerbidi e maggesi
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’.
E’ trascorso più di un secolo dai forse dimenticati “Moti di Palazzo Adriano”: una sollevazione contadina contro il padronato, motivata dalla ‘pretesa’ d’aumentare la propria quota spettante in grano dal 25% al 30% del raccolto, sollevazione sedata nel sangue. Allora la terra del mio paese dava da vivere ad una popolazione doppia rispetto a quella attuale. Purtroppo però l’inevitabile incremento demografico, dovuto a migliori condizioni igieniche e sanitarie e alla diminuzione della mortalità infantile, produceva una lenta ma continua emigrazione verso ‘il nuovo mondo’. Read More...
IMAGE
L’esempio della Kosova, una lezione per l’Arbëria
La resistenza non violenta degli albanesi della Kosova all'oppressione serba, nel decennio degli anni '90, nel coinvolgere tutta la società kosovara, rappresenta un fenomeno di incommensurabile ed alto valore civile; purtroppo quanto realmente succedeva nel cuore dei Balcani non fu adeguatamente rappresentato all’opinione pubblica europea, il che ha permesso all'Europa stessa di evitare di schierarsi a sostegno della resistenza non violenta capeggiata da I. Rugova.
La resistenza non violenta degli albanesi della Kosova all'oppressione serba, nel decennio degli anni '90, nel coinvolgere tutta la società kosovara, rappresenta un fenomeno di incommensurabile ed alto valore civile; purtroppo quanto realmente succedeva nel cuore dei Balcani non fu adeguatamente rappresentato all’opinione pubblica europea, il che ha permesso all'Europa stessa di evitare di schierarsi a sostegno della resistenza non violenta capeggiata da I. Rugova. Read More...
IMAGE
Contributo per la costruzione di un PROGETTO POLITICO per L’AUTONOMIA dell’ARBȄRIA
L’Arbëria deve occupare il posto che merita nell’acceso dibattito politico in essere sulla rinascita dell’Europa delle piccole Patrie, dibattito che rappresenta una ferita aperta per l’establishment burocratico di Bruxelles il quale deve dare forzosamente il consenso istituzionale ai governi centrali degli Stati nazionali, ma si sente in difficoltà rispetto alle legittime richieste di autonomia da parte di numerose regioni e territori europei.
L’Arbëria deve occupare il posto che merita nell’acceso dibattito politico in essere sulla rinascita dell’Europa delle piccole Patrie, dibattito che rappresenta una ferita aperta per l’establishment burocratico di Bruxelles il quale deve dare forzosamente il consenso istituzionale ai governi centrali degli Stati nazionali, ma si sente in difficoltà rispetto alle legittime richieste di autonomia da parte di numerose regioni e territori europei. Read More...
IMAGE
Le origini degli arbëresh
Proponiano una riflessione di Ernesto Scura sulle radici arbëreshë, fonte di orgoglio per gli italo-albanesi.
Proponiano una riflessione di Ernesto Scura sulle radici arbëreshë, fonte di orgoglio per gli italo-albanesi. Read More...
IMAGE
Cognomi sardi di ascendenze balcaniche
E' stato di recente pubblicato il volume "Cognomi sardi di ascendenze balcaniche" di Alberto Areddu.
E' stato di recente pubblicato il volume "Cognomi sardi di ascendenze balcaniche" di Alberto Areddu. Read More...
IMAGE
Nel libro "Vagabolario" spazio anche agli arbëreshë
Titolo: Francesco Severini - Vagabolario Sottotitolo: Viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia Info editoriali: Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016; br., pp. 264.
Titolo: Francesco Severini - Vagabolario Sottotitolo: Viaggio miniato tra le leggende dei piccoli popoli nelle isole linguistiche d’Italia Info editoriali: Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016; br., pp. 264. Read More...
IMAGE
Influenza arbëreshë nella gastronomia meridionale
Nel volume di Gennaro Avano intitolato “La minestra è maritata, un ritratto storico della gastronomia meridionale” in cui è stato analizzato, tra gli argomenti, il tema dell’influenza arbëreshë nella gastronomia meridionale.
Nel volume di Gennaro Avano intitolato “La minestra è maritata, un ritratto storico della gastronomia meridionale” in cui è stato analizzato, tra gli argomenti, il tema dell’influenza arbëreshë nella gastronomia meridionale. Read More...
III Concorso di Poesia ‘Voci nel deserto'
Bandidto il III concorso di poesia "Voci nel deserto". Le poesie andranno inviate entro il 31 marzo 2019.
Bandidto il III concorso di poesia "Voci nel deserto". Le poesie andranno inviate entro il 31 marzo 2019. Read More...
IMAGE
Oliverio ha incontrato la Fondazione arbëreshë di Calabria
Il presidente della Regione Mario Oliverio, insieme all’assessore regionale alle attività culturali Maria Francesca Corigliano, ha incontrato, oggi pomeriggio, nella sede della Cittadella a Catanzaro, i componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione regionale per la comunità arbëreshë di Calabria e i rappresentanti di alcune Associazioni.
Il presidente della Regione Mario Oliverio, insieme all’assessore regionale alle attività culturali Maria Francesca Corigliano, ha incontrato, oggi pomeriggio, nella sede della Cittadella a Catanzaro, i componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione regionale per la comunità arbëreshë di Calabria e i rappresentanti di alcune Associazioni. Read More...
IMAGE
S.E. Ioannis Tsaftaridis, Metropolita di Alessandria, ospite dell'Eparchia di Lungro
Sua Eminenza IOANNIS TSAFTARIDIS, del Patriarcato Ortodosso di Alessandria d’Egitto, Metropolita di Zambia e Malawi, il prossimo 20 e 21 ottobre sarà ospite dell'Eparchia di Lungro. 
Sua Eminenza IOANNIS TSAFTARIDIS, del Patriarcato Ortodosso di Alessandria d’Egitto, Metropolita di Zambia e Malawi, il prossimo 20 e 21 ottobre sarà ospite dell'Eparchia di Lungro.  Read More...
IMAGE
Il giardino dei sensi
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. .
Sensi e spiritualità: due parole in apparenza contraddittorie. Eppure tutta la Bibbia brulica di personaggi e di scene sensuali, come un "giardino delle delizie" in cui la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'odorato celebrano il loro festino. . Read More...
IMAGE
Discorso di Papa Paolo VI in occasione del IV centenario del Collegio Greco di Roma
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. .
Sabato, 30 aprile 1977 Venerati Fratelli e carissimi Figli! Ispirato ad intonazione di profonda letizia, dopo i bei canti liturgici e le devote parole del Signor Cardinale Paul Philippe, è l'odierno incontro, il quale, se di per sé si collega ad una ricorrenza quattro volte centenaria - quella della fondazione in Roma del Collegio Greco di S. Atanasio - si apre, peraltro, e si allarga nella visione della Chiesa d'Oriente, che con la Chiesa Latina forma l'unica ed indivisa Chiesa di Cristo. Il Nostro saluto, come alle Autorità religiose qui presenti, si dirige naturalmente a voi, Alunni e Superiori del Collegio, perché siete voi i festeggiati; e si rivolge ancora ai condiscepoli degli altri Istituti eretti nell'Urbe per l'educazione del Clero di rito orientale, perché tutti insieme voi ponete dinanzi ai nostri occhi questa consolante realtà di coesione ecclesiale. . Read More...
Typikà locali parrocchiali nella chiesa arbëreshe
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. .
Nel passato circolavano tra le Comunità arbëreshe di Calabria, oltre a typikà bizantini stampati generalmente a Venezia, comodi rubricari manoscritti che riproducevano le norme generali, ma introducevano anche elementi locali. Per una storia autentica dell’evoluzione storica della tradizione bizantina tra gli Arbëreshë è indispensabile conoscere questi documenti che ci riportano  la prassi concreta. . Read More...
IMAGE
Giorgio Castriota Skanderbeg tra storia e mito
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara.
La parrocchia greca di Cosenza dell'Eparchia di Lungro e, in particolare, il parroco protopresbitero Pietro Lanza, stanno ricordando nel corso di questa settimana l'eroe albanese Giorgio Kastriota Skanderbeg a 550 anni dalla sua morte. Oltre ai vari eventi segnalati sul calendario di Jemi.it, è stata diffusa anche una monografia contenuta nel volume I Padroni dell’Acciaio, scritta da Gabriele Campagnano Zweilawyer e illustrata da Francesco Saverio Ferrara. Read More...
IMAGE
Il Padre di tutti, l’Amico di sempre
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno.
“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”.                                                                    Bertolt BrechtIl tempo scorre inesorabilmente, i modi di vita cambiano sempre più rapidamente, poche cose permangono, così come i sentimenti, forse perché sanno di eternità. E il “sentimento del ricordo”, anche se in modo diverso da individuo a individuo, vive sempre in ognuno. Read More...
IMAGE
Spigolature storico-biografiche del siculo-arbëresh Francesco Crispi nel 195° anniversario della nascita
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali.
Nacque a Ribera (Agrigento) il 4 ottobre 1818, compì i primi studi nel seminario greco-albanese di Palermo, e si laureò in Giurisprudenza nel 1837. L’anno dopo sposò Rosa D’Angelo che morì nel 1840. Nel 1839, Francesco Crispi (1) aveva fondato e diresse poi per tre anni, il giornale “L’ORETEO”. Nel 1844 si presentò a un concorso per la magistratura, riuscendo primo, ma in seguito rinunciò per esercitare l’avvocatura a Napoli. Intanto si occupava di politica, svolgendo idee e propaganda liberali. Read More...
IMAGE
La cultura arbёreshe protagonista a Palermo
La biennale nomade "Manifesta 12", quest'anno ospitata da Palermo, capitale italiana della cultura 2018, ha in programma una serie di manifestazioni legate al mondo arbёresh. Si tratta di manifestazioni che comprendono presentazione di libri, spettacoli teatrali e musicali. 
La biennale nomade "Manifesta 12", quest'anno ospitata da Palermo, capitale italiana della cultura 2018, ha in programma una serie di manifestazioni legate al mondo arbёresh. Si tratta di manifestazioni che comprendono presentazione di libri, spettacoli teatrali e musicali.  Read More...
IMAGE
“Bukurìa Arbëreshe Kosenxë” – “La Bellezza Italo – Albanese a Cosenza” 2018
Ho la gioia di condividervi che questa Parrocchia, come consuetudine da alcuni anni, nel mese di maggio organizza a Cosenza un raduno di gruppi provenienti dai Paesi Arbëresh della Provincia i quali, nei sontuosi e regali abiti della tradizione, la cui foggia risale ai secoli XVIII-XIX, attraversano il salotto della Città e confluiscono nel magnifico luogo di incontro di Piazza Bilotti.
Ho la gioia di condividervi che questa Parrocchia, come consuetudine da alcuni anni, nel mese di maggio organizza a Cosenza un raduno di gruppi provenienti dai Paesi Arbëresh della Provincia i quali, nei sontuosi e regali abiti della tradizione, la cui foggia risale ai secoli XVIII-XIX, attraversano il salotto della Città e confluiscono nel magnifico luogo di incontro di Piazza Bilotti. Read More...
IMAGE
Un poema per ricordare Skanderbeg
In questo 2018 commemoriamo il 550 anniversario della morte del valoroso condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, “impavido difensore della cristianità”, “atleta di Cristo”,” eroe dell’Europa cristiana”.
In questo 2018 commemoriamo il 550 anniversario della morte del valoroso condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, “impavido difensore della cristianità”, “atleta di Cristo”,” eroe dell’Europa cristiana”. Read More...
L'arbëreshë fuori dalla RAI: coro di proteste
Il Presidente della Fondazione Unical “ Francesco Solano” Cosenza e Professore di Albanologìa all’Università della Calabria, Francesco ALTIMARI, ha denunciato, attraverso i mass-media nei giorni scorsi oltre che su “La nuova Provincia” di Cosenza, la forte ed iniqua “discriminazione” perpetrata dalla nuova Riforma RAI-TV nei riguardi di alcune Minoranze linguistiche Storiche ( di cui alla Legge nazionale n.482/99) fra cui l’Arbereshe (Albanese d’Italia).
Il Presidente della Fondazione Unical “ Francesco Solano” Cosenza e Professore di Albanologìa all’Università della Calabria, Francesco ALTIMARI, ha denunciato, attraverso i mass-media nei giorni scorsi oltre che su “La nuova Provincia” di Cosenza, la forte ed iniqua “discriminazione” perpetrata dalla nuova Riforma RAI-TV nei riguardi di alcune Minoranze linguistiche Storiche ( di cui alla Legge nazionale n.482/99) fra cui l’Arbereshe (Albanese d’Italia). Read More...
IMAGE
Niente programmi RAI in lingua arbëreshe
Siamo alle solite: le minoranze linguistiche per lo Stato italiano non sono tutte uguali! Continua nel nostro Paese la politica di discriminazione verso la minoranza arbëreshe, ma anche verso altre minoranze come i grecanici, gli occitani,  i sardi, i friulani, i catalani, i croati e i franco-provenzali.
Siamo alle solite: le minoranze linguistiche per lo Stato italiano non sono tutte uguali! Continua nel nostro Paese la politica di discriminazione verso la minoranza arbëreshe, ma anche verso altre minoranze come i grecanici, gli occitani,  i sardi, i friulani, i catalani, i croati e i franco-provenzali. Read More...
IMAGE
Si fa presto a dire “arbëresh”
Basandosi sulle origini storiche, le comunità italiane che possono dirsi arbëreshe sono circa cinquanta contando una popolazione complessiva di circa centomila persone. Tuttavia, nessuno è oggi in grado di affermare quanti siano ancora coloro che, pur avendo origine italo-albanese, parlano arbëresh e in quali comunità la lingua è persa o si va perdendo.
Basandosi sulle origini storiche, le comunità italiane che possono dirsi arbëreshe sono circa cinquanta contando una popolazione complessiva di circa centomila persone. Tuttavia, nessuno è oggi in grado di affermare quanti siano ancora coloro che, pur avendo origine italo-albanese, parlano arbëresh e in quali comunità la lingua è persa o si va perdendo. Read More...