Dormizione della Madre di Dio. Pskov. XIII sDelle icone delle dodici festività del Dodekáorton due, l'Annunciazione e l'Assunzione (o meglio Dormizione, Kímisis) si riferiscono alla Tutta Santa Madre di Dio. Queste due rappresentazioni mariane si affiancano alle altre dieci icone. Questa serie di immagini inizia dall'Annunciazione e si conclude con la rappresentazione della Dormizione (nella foto Dormizione della Madre di Dio. Pskov. XIII s).
.

A proposito del posto d'onore che la Panagía detiene nella vita liturgica della Chiesa si è detto in occasione della descrizione e dell'analisi dell'icona dell'Annunciazione. Qui si deve aggiungere che il corpo della Chiesa, dal momento che riconosce e apprezza il ruolo che la Theotókos ha nella storia ecclesiastica, festeggia con particolare fasto le feste mariane. In esse i fedeli dimostrano con la ricchezza delle nostre usanze liturgiche e delle nostre tradizioni del rito l'amore e la venerazione che nutrono per la persona della Madre di Dio. La pietà dei fedeli è espressa e nel contempo si rivela particolarmente quando la sacra akoluthía in onore della Theotókos avviene in una chiesa che porta il nome di lei.

Per la nostra Chiesa la Theotókos è «il richiamo di Adamo caduto; il riscatto delle lacrime di Eva» (Giovanni Damasceno). Ella collaborò all'Incarnazione di Cristo, servì alla salvezza universale, perché per mezzo di lei si realizzò la decisione presa da Dio prima di tutti i secoli: l'incarnazione del Verbo e la nostra salvezza.

Delle feste mariane (Theomitorikè Eorté) si distingue quella della Dormizione (Kímisis, 15 Agosto). Con essa la nostra Chiesa festeggia la Dormizione della Madre di Dio che comprende, per prima cosa, la morte e la sepoltura e, per seconda, la sua resurrezione e assunzione nei cieli. Come recita il contacio della festa, «Feretro e morte non ebbero potere su di lei; come infatti ella fu madre della Vita, alla vita la riportò Colui che aveva dimorato nel suo sempre vergine grembo». Il Signore, che è la fonte della vera vita, assunse la carne umana dal ventre della Theotókos e nacque da lei. Rese così la Tutta Santa madre della vita, fonte di vita.

Dal momento che il Signore, con la sua morte in Croce, calpestò e annientò la morte, era naturale che facesse ascendere ai cieli la propria Madre e le donasse la gloria dell'eternità. Come recitano i Tropari della Dormizione, la sua morte promette la vita. Lei, che ha dato alla luce la vita, è stata trasportata alla vita. Così la sua morte è denominata «Dormizione immortale (Athánatos Kímisis)». E tutto ciò perché la Tutta Santa per prima tra le creature umane realizzò la deificazione dell'uomo, che è la conseguenza dell'Incarnazione. Come hanno ben detto i Padri: «Iddio si fece uomo affinché noi fossimo fatti divini» (Atanasio il Grande, BPC, 30, 119); «Dio diviene uomo per fare di Adamo Dio» (Doxastikón delle Lodi, 25 Marzo). A mostrare questa divinizzazione fu la Madre di Dio, poiché, come dice il Santo Kabásilas, mostrò l'uomo come era in principio, nel Paradiso, e come sarebbe divenuto in seguito. Con la sua Dormizione ci ha preceduti nella gloria che ci aspetta. È stato ben osservato: «Questa che la Vergine attinse è una gloria più grande di tutte le altre: esser fatta risuscitare prima della Resurrezione comune, divenire incorruttibile prima del tempo dell'incorruttibilità, essere glorificata prima che avvenisse il giudizio e l'esame, ricevere il compenso prima che giungesse il giorno della ricompensa e, infine, essere fatta segno di onori simili a quelli rivolti al suo Figlio» (Niceforo Theotókis). Quelle cose, cioè, di cui i fedeli godranno dopo la seconda venuta del Signore e il Giudizio universale, la Madre di Dio le riceve con precedenza. Così si spiega perché la festa della Dormizione è, nella coscienza del corpo (Plíroma) della Chiesa, una seconda Pasqua. Il primo frutto, «la primizia dell'altra vita, quella eterna» che festeggiamo per Pasqua, è la gloria della Tutta Santa Madre di Dio.

1. Storicità della Dormizione. Sulla Dormizione della Vergine non abbiamo informazioni da parte del Nuovo testamento. La apprendiamo dall'«Apocrifa narrazione di San Giovanni il Teologo riguardo la Dormizione della Vergine Maria», dallo scritto Sui Divini Nomi di Dionigi l'Areopagita, dalle Lodi in onore della Dormizione di Padri della Chiesa come i Santi Modesto di Gerusalemme, Andrea di Creta, Germano di Costantinopoli, Giovanni Damasceno e altri, come pure dai tropari che la nostra Chiesa intona. In tali testi si conserva l'«antica e più vera» tradizione della nostra Chiesa riguardante questo evento mariano. Un pezzo della tradizione è d'altronde anche l'iconografia ortodossa.

Stando alle informazioni che ci forniscono i testi sopra citati, la Theotókos fu informata da parte di un angelo di Dio della sua imminente morte. In seguito, dopo essersi recata al Monte degli Ulivi per pregare, ridiscese a casa. Ivi fece parola ai suoi conoscenti della sua prossima dipartita da questo mondo e approntò la propria sepoltura. Intorno al letto della Madre di Dio convennero tutti gli Apostoli, eccetto Tommaso. La forza dello Spirito Santo in forma di nuvola li aveva presi dalle diverse regioni del mondo, dove proclamavano il Kérigma, e li aveva riuniti a Gerusalemme. «Il corpo di lei che aveva accolto Dio, accompagnato fuori casa e compianto tra canti d'angeli e d'apostoli, fu deposto in un tumulo nel Getsemani; in detto luogo il canto e gli inni degli angeli continuarono a risuonare senza sosta per tre giorni. Dopo il terzo, cessati i cori angelici, gli Apostoli presenti, poiché era mancato uno di essi (l'assente Tommaso), ed era giunto anche lui dopo quel terzo giorno e desiderava adorare il corpo che aveva accolto in sé Dio, aprirono il tumulo. E non riuscirono assolutamente a trovare il gloriosissimo corpo, cosicché, dopo avervi reperito solo le sue vesti funebri buttate lì ed intrise dell'ineffabile profumo che da esse promanava, riassicurarono il tumulo» (Giovanni Damasceno, Secondo Encomio alla veneratissima Dormizione della Deipara, 18). Il Figlio suo, che per suo tramite si era incarnato, aveva accolto nei cieli il suo corpo immacolato e la sua santa anima. A riassumere ottimamente questa pia tradizione della nostra Chiesa è l'Antifona (Exapostilárion) della festa della Dormizione: «Apostoli che dai confini del mondo vi siete raccolti qui, nel luogo detto Getsemani, piangete sul mio corpo; e Tu, Figlio e Dio mio, accogli il mio spirito».

2. Descrizione dell'Icona. La santa icona della Kímisis tîs Theotóku è popolata da molti personaggi. Tuttavia sono due le figure che si distinguono all'interno della raffigurazione complessiva: il Cristo e la Tutta Santa. Gesù, che, con il Suo portamento maestoso, regge l'anima della Panagía, in veste di lattante in fasce, e la scarna spoglia della Vergine.

dormition «Nell'immagine domina il catafalco funebre, adornato di un ricco drappo, sul quale riposa la Tutta Santa con le mani incrociate. Davanti, fissato su di un sobrio candeliere, brucia un grosso cero. Dietro il letto e ed esattamente al centro sta all'impiedi Cristo, col corpo in atipica torsione a destra, verso la testa di Sua Madre. Sulle sue mani schiuse nella medesima direzione regge l'anima di lei, che ha l'aspetto di un pargolo in fasce con le braccia incrociate. Lo circonda un riquadro (la Dóxa). In quest'ultimo sono effigiati degli angeli, sul vertice uno con sei ali e poi quattro altri dipinti in un solo colore che stanno ai lati di Cristo con movenze ed espressioni improntate a dolore sui loro volti... Esattamente al di sopra di Cristo, in cima all'arco dell'icona si sono aperte le porte del cielo e appaiono due angeli, anch'essi monocromi, che si chinano con le mani coperte per prendere a loro volta l'anima. Al capo e ai piedi del giaciglio funebre sono raccolti i dodici Apostoli con espressioni, positure e gesti che dimostrano profondo cordoglio. Pietro cosparge d'incenso la testa della Panagía e Paolo s'inchina ai suoi piedi. Più indietro ci sono tre gerarchi con libri aperti e a sinistra, in fondo, tre donne levano il compianto funebre. A chiudere la composizione nello sfondo, dietro i gruppi dei discepoli, due edifici convenzionalmente all'antica. In mezzo ad essi si legge l'iscrizione H KOIMH«I« TH« Q(EOTO)KOU» (A. Karakatsáni). I quattro (se ne raffigurano i suddetti tre) gerarchi che si trovarono presenti alla Dormizione erano: Giacomo il Fratello del Signore, Ieroteo, Dionigi l'Areopagita e Timoteo.

Su tutti i visi si discerne l'afflizione, mista tuttavia ad una dolce speranza. È questo l'«affanno nella gioia», il «lutto portatore di gaudio», segno distintivo dei fedeli che vivono nell'attesa della resurrezione. Notiamo questo anche nei tropari della festa, che a volte accentuano lo scoramento e il timore degli Apostoli, presentandoceli in lacrime, a volte la loro gioia, che esprimono con salmodie e inni. Adduciamo due brani: «Quando fu disposto il trasporto delle tue incorrotte spoglie, allora gli Apostoli, facendo cerchio intorno al giaciglio, ti osservarono nel terrore» (Stichiròn Idiómelon del Mattutino); «... E nell'onorare di esequie il tuo corpo iniziatore di vita e accoglitore del divino, essi gioivano, o gloriosissima» (Doxastikòn dell'Esperinós).

In talune icone vengono raffigurate delle nuvole nel cielo, quelle che trasferirono gli Apostoli a Gerusalemme. In molte icone della Dormizione è ritratto anche l'episodio dell'angelo che taglia con la spada le mani di Iefonia (si tratta dell'Ebreo che avrebbe tentato di gettare a terra il cadavere della Vergine).

3. Una Lode rivolta alla Theotókos. Dagli Engómia ("Encomi, Lodi") dei Padri della Chiesa nella veneratissima Dormizione della Vergine introduciamo un brano tratto dal III Discorso di Lode (Engomiastikòs Lógos) di San Giovanni Damasceno. In esso il Santo Patriarca ci chiama ad attorniare il feretro della Tutta Santa, per elevarla negli inni e per migrare in spirito insieme a lei.

«Ancora, tutti intellettualmente dipartiamoci insieme a Lei che s'è dipartita. Ancora, tutti riponiamo con desiderio i cuori insieme a Lei che discende nella tomba. Circondiamo il santissimo letto. Cantiamo inni sacri aggiungendo alla melodia: salve, Piena di grazia; il Signore è con te. Sii lieta, madre predestinata di Dio. Sii lieta, o prescelta dal volere di Dio prima dei secoli, santissimo fiore della Terra, ricettacolo dell'ardore divino, simulacro santissimo dello Spirito Santo, fonte d'acqua viva, giardino del legno della vita, sarmento di vite divina, fonte di nettare ed ambrosia spirituali, fiume colmo degli effluvi dello Spirito, terra della divina spiga, rosa splendidissima di verginità ed esalante il profumo della grazia, giglio dell'ammanto regale, pecorella che hai generato l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo, fucina della nostra salvezza, superiore alle forze angeliche, serva e madre di Dio» (III, 5).

_________

 

Tratto da Ch. G. Gótzis, O mistikòs kósmos tôn Vizandinôn ikónon (Il mondo mistico delle icone Bizantine), Diaconia Apostolica, Atene 1995².

 

Ka sënduqi...

Multimedia

ATTUALITÀ

Giovedì, Novembre 18, 2004 Luigi Boccia Chiesa e Religione 8348
Discorso pronunciato da S.E. il Card. Camillo...
Lunedì, Gennaio 23, 2006 Luigi Boccia Chiesa e Religione 12526
Secondo la tradizione, i territori dell’attuale...

LA LINGUA - GJUHA JONE

Domenica, Novembre 13, 2005 Luigi Boccia Grammatica 30223
Pagina in allestimento Seleziona la lettera dal menù qui accanto ==> .
Martedì, Marzo 07, 2006 Pietro Di Marco Aspetti generali 12225
E ardhmja e natës agimi. Ti e prite. E ardhmja e agimit dita e plotë. Ti e rrove. E ardhmja e ditës mbrëmja. Ti u krodhe në të. E ardhmja e mbrëmjes...