Buon giorno Signor Presidente,
nella prima settimana dello scorso settembre Lei, in qualità di Vice Presidente della Regione, con la partecipazione di dirigenti di dipartimenti della stessa, dott.ssa Sonia Talarico, dott.ssa M. Antonella Cauteruccio, Dott. Maurizio Nicolai e dott.ssa Francesca Gatto, ha incontrato il CO.RE.MI.L. ed il giorno successivo il direttore della RAI Calabria, dottor Demetrio Crucitti, per gettare la basi ad una Convenzione Ragione-RAI.

Il progetto di valorizzazione delle culture 'altre' e delle identità nei territori calabresi che aveva intenzione di organizzare, ha lasciato attoniti e sorpresi i numerosi cultori delle stesse, spesso impegnati in una lunga e sterile logomachia caratterizzata da una disputa sulle parole e non sulle cose da farsi.
Il Comunicato dell'Ufficio Stampa della Giunta regionale redatto il 9 settembre, così recitava: …... Il Vice Presidente ha assicurato che la politica lavorerà “affinché non resti nel dimenticatoio, come già successo con le passate amministrazioni, e in particolar modo per tutelare le identità e mantenere ed aumentare il numero delle persone che parlino l'arberisht, l'occitano ed il grecanico evitando che un lungo patrimonio linguistico, e dunque una lunga storia umana si disperda. Questo comitato, ha precisato Spirlì, si adopererà per dare finalmente una svolta decisiva a questo grande progetto..... e per dare le risposte che da lungo tempo questo territorio attende”.
La funesta dipartita della Presidente Signora Jole Santelli ha purtroppo bloccato tutto quanto Lei si apprestava a costruire ed il conseguente circuito virtuoso che si sarebbe innescato con la possibile eliminazione del Vulnus Costituzionale in essere in Calabria ove la legge nazionale 482/99 e la relativa legge regionale, la 15/2003, non sono di fatto applicate e le tre minoranze culturali non tutelate a differenza di quelle allocate nel nord Italia. Le due lettere del Sindaco di Civita Alessandro Tocci che Le inviava un plauso sincero e chiara collaborazione al progetto, come fulmini a ciel sereno, sono rimaste quindi senza risposta.
Oggi dott. Spirlì, Lei è il f.f. Presidente della Giunta regionale, operante attualmente in regime di prorogatio che serve ad assicurare, come afferma con rigore giuridico il Prof. Michele Ainis, “la continuità dell'esercizio delle pubbliche amministrazioni nell'obbligatorietà dell'atto riferita alla necessità di assicurare il buon andamento dell'attività amministrativa“. La categoria della 'pubblica amministrazione' è per sua natura elastica per usare l'espressione del Consiglio di Stato (sentenza n. 5757 del 2002). Dipende in altre parole, dal contesto normativo e dai valori costituzionali in gioco e quindi dal tipo di attività che si chiama in causa. Nel caso degli organi elettivi regionali, come Lei sa bene, la fonte della prorogatio risiede nei loro Statuti, non a caso la sentenza costituzionale n. 68 del 2010 aggiunge che i limiti della prorogatio possono essere ben “definite tramite apposite disposizioni legislative di attuazione dello Statuto”. Tali disposizioni non sono mai state emanate, in Calabria, quindi l'unica fonte normativa consiste nell'art.18 dello Statuto (per la prorogatio del Consiglio regionale, fortemente compresso) e nell'art. 33 comma 7, che La chiama in causa, in quanto Presidente, affermando: ” Il Presidente della Giunta e la Giunta rimangono in carica fino alla proclamazione del nuovo Presidente”. Una norma che regge l'istituto della prorogatio senza comprimerne in alcun modo l'estensione e le possibilità d'agire.
Questo disquisire per analizzare la prorogatio, mi porta a dire che l'attività della Giunta non è compressa se risulta determinante il peso del valore giuridico che coinvolge l'intervento normativo o amministrativo in prorogatio, tanto più se si tratta di un valore costituzionale primario quale è quello rappresentato dalla tutela delle minoranze etno-linguistiche presenti in Calabria che trovano negli art.3 - 6 e 9 della Carta Costituzionale la loro chiara espressione.
Certamente sono conscio che provvedimenti tesi al prosieguo dell'iter avviato in settembre a favore delle tre minoranze etno-culturali calabresi, potrebbero essere interpretate come una forma di captatio benevolentiae nei confronti degli elettori, dal momento che con il prossimo autunno si andrà al voto per l'elezione del nuovo Presidente. Nel nostro caso vi è un interesse collettivo da proteggere oltre che si inizia un percorso teso a sanare un Vulnus Costituzionale in essere, malgrado le diverse amministrazioni che si sono succedute nel passato (vedasi TAR della Puglia del 3.02.2004, n. 312 che afferma che i poteri degli organi elettivi rimangono pieni e non affievoliti quando interferiscono con i diritti fondamentali dell'individuo costituzionalmente garantiti).
Quanto sopra gentile Presidente nella speranza che la sua azione si sviluppi per tutelare le minoranze alloglotte con la giusta “prudenza ed attenzione”, reperendo la legittimità dell'intervento “nella ragionevolezza e proporzionalità tra i provvedimenti da assumere e l'obbligo di non vincolare gli organi successivi alle decisioni adottate in regime di prorogatio” (Avvocatura della Regione Calabria del 17 luglio del 2004).
In attesa di Sue considerazioni e valutazioni, auspico che ponga in essere iniziative certe nel merito,
distintamente La saluto,

Giuseppe Chimisso
Associazione Skanderbeg
di Bologna
Cittadino Onorario di Civita

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