Video–documentario in occasione del 2 aprile V anniversario della morte di San Francesco di Paola

Scritto da CSRBRUNI il . In Varie

Pubblicazione e Video – documentario in occasione del 2 aprile  V  anniversario della morte di San Francesco di Paola Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, in omaggio a San Francesco di Paola,  ha realizzato uno studio e ha promosso un Video (Rai – Programmi dell’Accesso)  su San Francesco di Paola a 500 anni dalla morte. .


 Il Santo Mediterraneo in una lettura etno – storica oltre che religiosa:

“San Francesco di Paola. Il chiostro, isola Mediterranea”

 

      Il Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi" diretto da Pierfranco Bruni, in collaborazione con l’IRAL (Istituto di Ricerca per l’Arte e la Letteratura), dopo la pubblicazione di alcuni lavori riferiti al Chiostro e al viaggio “mediterraneo” tra i luoghi di San Francesco di Paola, ha pubblicato, in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte (1507 - 2007), che cade oggi 2 aprile, uno studio su San Francesco di Paola, il Santo popolare, i segni, i simboli e il linguaggio mediterraneo. Ha promosso anche un Video dedicato al Santuario di San Francesco di Paola di Grottaglie (Taranto).

      La ricerca è coordinata da Pierfranco Bruni con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha per titolo “San Francesco di Paola. Il chiostro, isola Mediterranea”. Il Video è stato realizzato dalla Rai – Programmi dell’Accesso.

 Lo studio, oltre ad un apparato di immagini e allo scritto di Pierfranco Bruni, è arricchito con contributi di Silvano Trevisani, Rosario Quaranta e Tonino Filomena. 

      “San Francesco di Paola, il fondatore dei Minimi, ha lasciato delle testimonianze importanti anche dal punto di vista di una lettura storica, artistica e antropologica. La  cultura popolare e letteraria, ha sottolineato Pierfranco Bruni, è un riferimento importante ed è su questo che ci soffermeremo maggiormente. Il Santo che amava il mare ma che intraprendeva pesanti cammini lungo percorsi impervi. Giunse fino in Francia dove morì. Era nato in Calabria. Il Tirreno e i monti. Il mare e la terra ferma sono due “luoghi” da studiare in un contesto in cui la cultura popolare offre testimonianze importanti”.

      La vita di San Francesco di Paola (nato il 27 marzo del 1416 e morto in Francia, a Tours, il Venerdì Santo 2 aprile del 1507, all'età di anni 91) fu, indubbiamente, una vita avventurosa. Resta certamente un Santo popolare ma il suo culto si diffuse soprattutto dopo la canonizzazione, voluta, tra l'altro, dalla regina Anna di Bretagna per aver miracolato la figlia, principessa Claudia, che porta la data del 1° maggio del 1519.

      Dopo questa data vennero erette, in suo nome, chiese, conventi e venne proclamato patrone di diverse città. Napoli lo proclamò patrono solennemente l'11 novembre del 1625 e Torino lo nominò patrono della città nel 1706. Nella sola Italia meridionale le città che lo hanno proclamato Patrono sono oltre venti. In Francia e in Spagna è una presenza i cui richiami miracolosi sono impressionanti. Tra l'altro è Patrono della Gente di mare della Nazione Italia. Lo volle Pio XII mentre Giovanni XXIII lo proclamò Patrono speciale della Calabria.

      “La sua lunga vita, ha evidenziato ancora Pierfranco Bruni, è stata contrassegnata da intrecci che si muovono tra il sacro e la leggenda a cominciare proprio dai segni profetici che annunciano la sua nascita. I luoghi della sua presenza sono ormai consegnati al documento. Dal suo giaciglio nella grotta di Paola alla grotta a San Marco Argentano, da Paterno a Corigliano Calabro ci sono i tasselli della sua presenza sino al Parco reale di Plessis in Francia. Questo Santo che non smise mai di considerarsi un minimo. Si considerava un "minimo dei minimi servi di Gesù". Perché minino vuol dire secondo la concezione del paolano "ultimo". La sua umiltà nel segno di un simbolo che recita Charitas”.

      Martire, umile e martirizzato. Cinquantacinque anni dopo la morte il corpo sepolto nella chiesa di Tours, trovato intatto, venne bruciato dalla rabbia degli Ugonotti il 13 aprile del 1562. Il Santuario di Paola è un'immensa memoria che conserva i luoghi della sua presenza. La sua dimora, il percorso sul ponte, il posto del diavolo, l'acqua santa, la bomba che cadde e non esplose.

      C'è un'epigrafe sul portale di Paola che ricorda come la città sia stata salvata, protetta dal Santo, dal terremoto del 27 marzo 1638. Un'altra epigrafe affissa sulla casa natale lo ringrazia per il terremoto dell'8 settembre 1905. Oggi è una passeggiata tra i segni di una spiritualità che racconta tanta umiltà. E' uno spazio per conoscere ma anche per essere penitenti e diventare uomini oranti.

      “Ci sono Conventi, ha dichiarato ancora Pierfranco Bruni, che imprimono il suo sigillo. Ce ne sono altri che sono stati eretti dai suoi figli spirituali, anche dopo la sua morte. Il suo ordine è sparso in tutto il mondo. Non è solo una testimonianza di fede ma soprattutto di carità. Tutti i Conventi dei frati Minimi hanno una somiglianza straordinaria soprattutto a primo acchito. Ma poi ci sono particolari che ci fanno apprezzare l'eterogeneità dell'impatto. Un luogo della spiritualità e della devozione. Un intreccio di stili e di materiali che danno però un senso alla struttura. Una struttura che era stata eretta su un "sistema di pozzo" i quali, alcuni di questi, si trovavano ad essere intercomunicanti. Perché è la struttura che recita nel decorativo di un secolo che è il 1500 l'idea religiosa di un Santo che ha costruito la sua vita e il suo ordine nella dimensione dell'umiltà e della carità.

      “Anche le strutture abitate dai Minimi non possono che dare questa espressione di semplicità e non di esuberanza. Infatti non c'è esuberanza. Ma uno stile di vita che rispecchia lo stile dell'Ordine. A volte anche austero. Ma in quell'umiltà e in quella semplicità dei Conventi vi si trova tutta l'autorevolezza di un Santo che ha saputo sempre contrapporsi alle nefandezze dei potenti. I Conventi, infatti, rispecchiano una realtà che è quella della tradizione popolare. Avvicinare gli uomini alla preghiera attraverso la carità. O viceversa.

      “Si intrecciano qui religiosità e profezia, ha concluso Bruni, in una dimensione che è metafisica e culturale. Metafisica perché coinvolge gli spazi dell’animo. Culturale perché si realizza un incontro che diventerà fondamentale che è quello tra Occidente ed Oriente nel quale la storia del Cristianesimo diventa chiave di lettura per le civiltà che pongono come dato di meditazione l’uomo come testimonianza. Ecco perché la lettura antropologica diventa importante”.

      I percorsi culturali o i luoghi culturali in questo caso sono sempre luoghi sacri. Si legano religiosità popolare e sete di conoscenza, di sapere, di apprendere. In questa religiosità c’è la pietà popolare, oltre che una cultura del turismo religioso, che si accosta liturgicamente ai simboli che sono quelle forme di appartenenza che danno il senso alla ricerca di verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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