Riflessioni sul Dossier dedicato alle minoranze linguistiche

Scritto da Pierfranco Bruni il . In Varie

Il nostro lavoro di ricerca, di promozione e di valorizzazione, riferito alla presenza delle minoranze etnico – linguistiche in Italia, rappresenta un riferimento per un confronto ampio e articolato sul rapporto tra cultura, identità e territorio. Gli stimoli che cerchiamo di sottolineare vanno proprio verso questa direzione. Stimoli che hanno trovato, anche di recente, delle proposte di lettura e di interpretazione sia sul piano culturale, in senso piuttosto generale, che su quello degli approfondimenti etnologici ed etnoarcheologici. . Un tema, quello delle identità (e quindi delle appartenenze) e delle minoranze, di grande portata storica, che si apre ad una dialettica all’interno non solo dei contesti geografici interessati ma anche a quelle realtà che vivono di riflesso una dimensione di multilinguismo e di multiculturalità. Siamo consapevoli che bisogna sostenere la ricerca e la promozione delle culture di minoranza "altre" attraverso interventi finalizzati e studi che possano permettere degli scavi particolareggiati sul rapporto tra le eredità e la Tradizione che queste minoranze conservano e l’impatto con una società che vive di modernità.

Da questo punto di vista abbiamo voluto sottolineare l’importanza del dialogo necessario tra popoli e civiltà all’insegna della conoscenza delle culture, che si esprimono grazie a delle tradizioni che costituiscono modelli di valori. E la nostra ricerca che mutua da queste osservazioni, soprattutto nella visione che è venuta fuori dal volume "Etnie. Popoli e civiltà tra culture e tradizioni", ha certamente offerto un inciso significativo nel dibattito di questi mesi.

Siamo grati, in questo senso, al mensile "Geo" (numero 4, aprile 2006) in edicola in questi giorni, per aver voluto indicare come riferimento bibliografico e come proposta per un approfondimento più oculato il volume sopra citato e lo studio dedicato alla cultura degli Arbereshe (sulla quale abbiamo intessuto diverse iniziative sia di carattere storico che letterario: si pensi alle attenzioni sulla letteratura con uno studio su De Rada e alla lingua con la recentissima "Grammatica Arbereshe") che ha condotto alla mostra - evento svoltasi di recente alla Biblioteca Casanatense di Roma.

Il mensile "Geo", dunque, ha voluto dare un segno di riconoscimento al lavoro che il Comitato Nazionale Minoranze Etnico Linguistiche in Italia Ministero per i Beni e le Attività Culturali svolge con i suoi studi e le pubblicazioni (citandoli e indicandoli come riferimenti) che sono un vero e proprio "laboratorio" e si aprono a prospettive eterogenee all’interno di quel vasto mondo sommerso delle etnie e delle lingue. E per questo siamo convinti di sottolineare il bisogno di insistere sulla capacità culturale della promozione e della conoscenza delle minoranze etnico linguistiche. Credo che "Geo" abbia dato, parlando di questi problemi, un contributo da non trascurare a partire dall’Editoriale. E’ naturale però che il discorso rimane tutto aperto anche alla luce di alcuni chiarimenti, di approfondimenti, proprio in termini giornalistici, e analisi che andrebbero a sostegno di una maggiore proposta di conoscenza delle minoranze etnico linguistiche stesse. E’ vero che si tratta di un invito a conoscere di più le realtà e i territori che hanno questa ricchezza ed è per ciò che occorre una riflessione su alcuni aspetti avanzati dai servizi.

Nei servizi di "Geo" ci sono spazi che andrebbero, comunque, colmati per non sviare il lettore. Si menziona, per esempio, la legge 482/99 che si riferisce alla tutela delle minoranze linguistiche storiche, la quale precisa però quali sono le comunità di lingua e cultura tutelate. La normativa si sofferma sue due blocchi: le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e poi quelle "parlanti": francese, franco provenzale, friulano, ladino, occitano, sardo.

Su questo aspetto bisognerebbe chiarire un particolare che non è di poco conto ed è quello del rapporto o della distinzione tra lingua e dialetto. I sardi considerati da "Geo" "non minoranza in senso stretto" (pag. 136) sono, invece, per il legislatore, minoranza tutelata. E in virtù di ciò non possono essere assimilati ai liguri, ai siciliani, ai piemontesi e ai veneti come, invece, si legge nella rivista. Forse sarebbe stato più opportuno non fare alcun riferimento alla normativa vigente perché si potrebbero creare delle confusioni sia istituzionali che culturali. Penso che la geografia stilata da "Geo" non vada propriamente nel segno della 482/99, altrimenti non si spiegherebbe la mappa disegnata nella quale figurano gli zingari, gli ebrei di Roma, il gruppo gallo italici del meridione (ed è qui che si constata il "conflitto" tra dialetti e lingue) indicati, questi, come "dialetti settentrionali", i corsi, i tabarchini. Queste comunità o "etnie" non rientrano tra quelle tutelate dalla normativa. Certo, può essere una provocazione di proposta sulla quale aprire una discussione, ma attualmente i fatti non stanno in questi termini se ci si riferisce alla legge di tutela nazionale.

Va letto con particolare riguardo il servizio sugli Occitani, anche se si sarebbe potuto dare un taglio che comprendesse con più evidenza anche la comunità di Guardia Piemontese in Calabria (unica comunità in Calabria e nel Sud che si confronta con il consistente "polo" occitano del Nord). Perché è proprio in Calabria che si intrecciano tre realtà minoritarie di non poco conto: la comunità dei grecanici, gli occitani e il vasto mondo degli arbereshe, che non tocca solo l’area del Pollino ma è ben più esteso sino a raggiungere le province di Catanzaro (addirittura a Catanzaro esce anche una rivista riferita all’Arberia catanzarese, che sviluppa un serio dibattito sulla materia in oggetto) e di Crotone. Ma la provincia di Cosenza è una realtà ben articolata e non tanto omogenea sia dal punto di vista storico che etnico. Agli Arberesh "Geo" dedica molte pagine.

Noi, come Comitato MiBAC, su queste comunità abbiamo profuso numerose energie (come sostiene la stessa rivista citando un nostro solo studio, il Ministero, d’altronde, ha anche pubblicato, 2004 2005, con il Poligrafico dello Stato un tomo, aggiornato, sulla cultura e sulla civiltà Arbereshe, con testo a fronte in albanese) e siamo lieti di questa occasione. E’ necessario, credo che mi sia consentito, proporre anche qui alcuni chiarimenti. Mi pare che il servizio ruoti intorno a San Benedetto Ullano, Frascineto, Civita, Plataci, Lungro, Firmo... È già un bel gruppo di comunità ma ci sono ben altre realtà sul versante che va da Spezzano Albanese a San Demetrio Corone (realtà storica per eccellenza con il suo Collegio), a San Cosmo Albanese, a Macchia (la "patria" di Girolamo De Rada), a Vaccarizzo e così via. Sarebbe stato opportuno offrire una varietà anche di immagini e di costumi (i quali sono una ricchezza storica, un patrimonio straordinario di elementi interpretativi e di segni che hanno una valenza orientale) anche di altre comunità. Ma ciò non è un grande problema. Anzi, ci sono delle indicazioni che non permettono di esaudire la questione e penso che si possa ritornare su tali aspetti con una maggiore chiarezza di impatto geografico e anche etno MiBAC, su queste comunità abbiamo profuso numerose energie (come sostiene la stessa rivista citando un nostro solo studio, il Ministero, d’altronde, ha anche pubblicato, 2004 2005, con il Poligrafico dello Stato un tomo, aggiornato, sulla cultura e sulla civiltà Arbereshe, con testo a fronte in albanese) e siamo lieti di questa occasione. E’ necessario, credo che mi sia consentito, proporre anche qui alcuni chiarimenti. Mi pare che il servizio ruoti intorno a San Benedetto Ullano, Frascineto, Civita, Plataci, Lungro, Firmo... È già un bel gruppo di comunità ma ci sono ben altre realtà sul versante che va da Spezzano Albanese a San Demetrio Corone (realtà storica per eccellenza con il suo Collegio), a San Cosmo Albanese, a Macchia (la "patria" di Girolamo De Rada), a Vaccarizzo e così via. Sarebbe stato opportuno offrire una varietà anche di immagini e di costumi (i quali sono una ricchezza storica, un patrimonio straordinario di elementi interpretativi e di segni che hanno una valenza orientale) anche di altre comunità. Ma ciò non è un grande problema. Anzi, ci sono delle indicazioni che non permettono di esaudire la questione e penso che si possa ritornare su tali aspetti con una maggiore chiarezza di impatto geografico e anche etno storico.

Una precisazione è d’obbligo. Gli Italo Albanesi non sono, come si evince nell’articolo, "la minoranza etno linguistica più numerosa d’Italia… dopo i tirolesi…". E’ dimostrato scientificamente che così non è, e, d’altronde, una simile affermazione si contraddice con ciò che è stato scritto a pagina 136, dove si parla della mappa delle "piccole Italie" e si classificano le comunità anche in base alla consistenza numerica e non è neppure quella "più studiata dagli antropologi, a cominciare, come si afferma, da Ernesto De Martino". E’ una comunità "forte" in quel bacino Mediterraneo che assorbe identità orientali, occitane, slavocroate, grecaniche, sarde, catalane. Si nota, in verità, la carenza di una interpretazione antropologica o meglio di una lettura etno Albanesi non sono, come si evince nell’articolo, "la minoranza etno linguistica più numerosa d’Italia… dopo i tirolesi…". E’ dimostrato scientificamente che così non è, e, d’altronde, una simile affermazione si contraddice con ciò che è stato scritto a pagina 136, dove si parla della mappa delle "piccole Italie" e si classificano le comunità anche in base alla consistenza numerica e non è neppure quella "più studiata dagli antropologi, a cominciare, come si afferma, da Ernesto De Martino". E’ una comunità "forte" in quel bacino Mediterraneo che assorbe identità orientali, occitane, slavocroate, grecaniche, sarde, catalane. Si nota, in verità, la carenza di una interpretazione antropologica o meglio di una lettura etno storica della cultura e del popolo Arbereshe. Ma non si poteva pretendere troppo. Anzi invitiamo ad una apertura e ad una verifica sul campo attraverso modelli di lettura che vanno dall’archeologia (o etno archeologia) alla letteratura e linguistica, dalle liturgie alla lettura dei beni culturali in queste comunità. Si tratta, se mi è consentito, di un invito a capire di più e a creare una considerazione di consapevolezza delle minoranze linguistiche in Italia.

La cosa sulla quale bisogna riflettere è il rapporto, se rapporto c’è, tra lingua e dialetto per queste comunità. Un dato fondamentale resta il concetto di "etno" che è, oltre alla difesa della lingua chiaramente (e non parliamo di dialetto), da considerare un approfondimento da incentivare, non a partire da Ernesto De Martino ma da epoche ben più distanti. Noi come Comitato stiamo percorrendo un progetto sulla linea della conoscenza e della promozione attraverso alcuni parametri culturali. Verrà pubblicato nei prossimi mesi una ricerca dal titolo "Sulle sponde della Magna Grecia" dove si tracceranno dei percorsi sulle minoranze linguistiche in un contesto ben definito e si ritornerà anche sugli Italo Albanesi e sui loro territori, perché ci interessa capire anche quale confronto è possibile stabilire tra le civiltà che hanno vitalizzato il bacino della Magna Grecia, nel quale si sono posizionati anche i popoli albanesi e grecanici. Abbiamo già pubblicato "Minoranze etnico linguistiche e Mediterraneo". Stiamo per portare a termine un’altra ricerca (ma nel nostro sito, www.etnieitalia.it, si possono riscontrare le attività svolte e quelle programmate) riferita ai beni culturali ricadenti sulle comunità minoritarie. E poi il nostro intendo è quello di meditare sull’influenza del Mediterraneo nelle culture storiche di minor anza etnico - linguistiche.

L’interesse di "Geo", va oltre gli aspetti soltanto accademici e scientifici (ma questo è anche il nostro obiettivo e, quindi, ci trova idealmente compartecipi), ci stimola a fare di più e andare sempre più avanti nel nostro impegno e nelle nostre attività ma era doveroso proporre alcune precisazioni.

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