La logomachia arbëreshë e l'emergenza sanitaria

Scritto da Giuseppe Chimisso il . In Varie

ArticoloChimissoL'attuale emergenza sanitaria avendoci impedito e negato le iniziative in costruzione e quelle programmate per la primavera – estate, oltre all'annullamento di tutti i riti religiosi e civili legati alla Pasqua, ha per altro e finalmente sopito il bailamme di stupide parole, i contrasti tra le diverse componenti ideali, organizzative ed associative che si muovono ed a volte si agitano in modo scomposto all'interno del mondo arbereshe e che hanno caratterizzato per lungo tempo il periodo pre – pandemico.

Una vera e propria logomachia arbëreshë che ha imperversato per anni paralizzando e inibendo la formazione di iniziative feconde. I primi mesi dell'anno con l'incombente tragedia collettiva, hanno visto attenuarsi e poi sparire le false ed interessate polemiche caratterizzanti certi ambienti arbëreshë. Abbiamo assistito in passato ad una lunga teoria di iniziative seminariali e di convegni ove in nuovi contenitori veniva servito lo stesso vino vecchio, vino che ormai sapeva di aceto, per accompagnare le solite minestre riscaldate e per di più "insipide". Certo iniziative interessanti e significative ve ne sono state, peccato che mai sono state seguite da atti stampati o da relazioni scritte per poter diffondere e difendere posizioni ed argomentazioni presentate. Se si continua così nulla si costruisce per il nostro futuro di minoranza. Chi vuole ricostruire dai resti della nostra cultura, che in tanti casi è cospicua, un futuro certo per l'intero arcipelago della Regione storica Arbëreshë, sa che anche sulle macerie è possibile lavorare, ricordiamoci però che è più complicato costruire sul fango..... chi usa la macchina del fango per colpire i propri avversari, trasformati in nemici, deve stare attento e guardare oltre il proprio naso ed ombellico perchè nel fango rischia di affogare, e non fa un bel servizio nè a sè, nè alla cultura arbëreshë.
In relazione a quanto espresso, dobbiamo sperare che il tempo del distanziamento sociale e dell'isolamento domestico stia passando e non passi invano ed auspicare che si effettui una approfondita riflessione sullo stato di cose presenti al fine che il tempo sospeso che viviamo rappresenti, per il futuro, la pietra fondante di un nuovo percorso da intraprendere. Il virus con il confinamento imposto, ci aiuta a capire l'importanza della lentezza per riflettere, per capire, per ricostruire relazioni umane lacerate, quindi l'importanza della nostra cultura, tutti elementi, questi ultimi, definiti dalla nostra società 'inutili' perchè non producono profitto. Nel passato momenti di pausa forzata, come quello odierno causato dal Coronavirus, hanno prodotto i germi di riflessione che sono stati fondanti di fenomeni culturali ed artistici storici (vedi il Rinascimento italiano). Viviamo una quotidianità che ci educa a tempi brevi, abituandoci all'illusione della risposta veloce, immediata e non dell'elaborazione dei contatti umani che nascono invece dal confronto e dalla mediazione. L'appello che si vuole lanciare, in questi tempi di epidemia, è quello di saper riscoprire e coltivare i veri valori, spesso dimenticati, della vita: l'amicizia, la fraternità, la solidarietà umana, affinchè infirmino un confronto serio e costruttivo tra posizioni e visioni diverse ed in specie tra le persone, all'interno del mondo arbëreshë e non solo. Se da questa riflessione si avrà la capacità di costruire un confronto serio e pacato, sarà importante perchè fungerà da lievito fecondo per unire le forze esistenti per la salvezza della nostra cultura e per una Nuova Rilindja Arbëreshë. La tragica e funesta 'notte' che stiamo vivendo con l'emergenza sanitaria, segnerà tutto il 2020 e cambierà la nostra vita, utilizziamola positivamente come opportunità per costruire risposte vere all'emergenza della nostra Cultura che sopravviverà a quella sanitaria e che esiste da anni e non ancora seriamente affrontata da nessuno delle numerose prime donne presenti sulla scena con i giusti strumenti e le opportune azioni politiche e culturali.

“ Se il tramonto è splendido, non preoccupiamoci della notte,
ma utilizziamola per lavorare in silenzio e preparare l'aurora”.

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