Regione Storica Arbëreshe, Grecanica Ed Occitana

Scritto da Giuseppe Chimisso il . In Varie

ChimissoUn patrimonio storico-culturale e linguistico da tutelare per la rinascita della Calabria e non solo.

La Regione Calabria al proprio interno è caratterizzata dalla presenza di almeno tre importanti culture di antico insediamento: quella grecanica, occitana ed arbërshe. Queste culture rappresentano per la regione una ricchezza che la contraddistingue, anche se nessuno ha mai pensato di fare sì che la valorizzazione della loro esistenza rappresenti una possibilità di sviluppo non solo per le stesse, ma per interi territori nei quali sono presenti come preziosi intarsi. Nei miei frequenti viaggi nella Regione storica Arbëreshe, la più estesa e popolata tra le culture minoritarie, constato la diffusa consapevolezza di quanto si possiede e nel contempo mi rammarico della mancanza di speranza per il futuro; parlo dei valori ‘culturali’, degli ambiti del costruito storico, le consuetudini, l’idioma, la metrica del canto, il rito greco-bizantino con le sue chiese e la tradizione orale, insomma di tutto quanto deriva dal codice arbër, portato nel meridione d’Italia dagli arbërshë, ormai sei secoli addietro e con tenacia caparbietà difeso nel tempo, patrimonio spesso lacerato e calpestato da ignoranti affaristi e saltimbanchi; certo non calcano la scena pubblica solo questi ultimi, vi sono anche cultori appassionati ed interessanti iniziative che si sviluppano come fiori nel deserto e che durano lo spazio di un mattino, ma che non rappresentano il lievito per una Rinascita collettiva. La tutela e la difesa di quanto sopra non rappresenta solo la conservazione di un patrimonio unico ed un fattore d’identità e d’intercultura, ma può rappresentare la base di uno sviluppo economico che si irradia nelle comunità vicine; questo vale anche per la Regione storica Grecanica e quella Occitana. Di contro è egualmente diffusa la convinzione della mancanza di una progettualità di sviluppo economico-politico compatibile con la tutela delle minoranze insediatesi nelle regioni storiche italiane, progettualità che possa fare da volano per una inversione di tendenze all’attuale progressivo azzeramento demografico delle numerose piccole comunità esistenti. Detta progettualità deve cominciare ad essere formulata ed ambire a divenire un Grande Progetto di Resistenza Culturale che come cornice preveda relazioni forti ed articolate con gli Stati d’origine, e nel contempo prevedere relazioni organiche e continuative con tutte le minoranze non tutelate della regione e della penisola, quindi con le minoranze garantite e potenti di confine, superando finalmente le ristrette logiche di Katund o di territorio pensando che queste siano l’òmphalos del mondo.
Dopo anni di faticosa gestazione ed anche di paziente lavoro è ormai pronto ad iniziare il proprio percorso l’Istituto per le Minoranze, presieduto dal Sindaco di Spezzano Albanese, Ferdinando Nociti; nell’auspicio che questo organismo sia al più presto operativo, dobbiamo considerarlo l’autentica novità del momento. Nella speranza che questo Istituto Regionale si doti di un valido Comitato Scientifico all’uopo dedicato per definire una progettualità politica di largo respiro ed una piattaforma programmatica credibile ed attrattiva, attualmente ancora mancante e che divenga la strada maestra che infirmi e caratterizzi la propria azione per essere di riferimento a tutto il variegato ed a volte rissoso mondo italo-albanese; mi corre l’obbligo, a questo proposito, di ricordare il “ Contributo alla costruzione di un Progetto Politico per l’autonomia dell’Arbëria”, pubblicato anche da questo periodico, elaborato un anno addietro in Bologna, contributo che indubbiamente contiene delle interessanti novità legalmente percorribili, come riconosciuto da più parti: l’Autonomia Amministrativa della R.s.A. , la Zona Franca Integrale (per sviluppare l’economia locale), l’eventuale convocazione degli Stati Generali, la richiesta di un Consigliere Regionale Permanente che rappresenti le minoranze etno-linguistiche, solo per citare alcuni obiettivi che ci sembrano importanti, opzioni che affiancate alla reale tutela della lingua e della cultura delle comunità minoritarie, tali soltanto in senso numerico e non di valore, dette culture le possa far rinascere e prosperare trascinando con sé anche lo sviluppo dei territori latini vicini. Una chiara definizione del cammino da compiere e di obiettivi da raggiungere, caratterizzato da regole e disciplinari per la difesa del patrimonio materiale ed immateriale da conservare e rispettare è importante anche per spuntare le armi dei tanti petulanti avventurieri che in preda alla “febbre dell’oro” hanno già l’acquolina in bocca e stanno pensando a come organizzare “ l’assalto alla diligenza”(!). Sappiamo bene che da Bologna, come Associazione Skanderbeg, abbiamo lanciato un seme che speriamo trovi terreno fertile ove radicarsi per poi fiorire; attendiamo che chi condivide la filosofia che sottende il nostro contributo, che unisce la tutela linguistica e culturale allo sviluppo economico dei Katund, si muova e dia il suo di contributo. Abbiamo solo posto una ‘pietra’ sul tavolo del confronto, ben sapendo che: “Gur, gur, bëhet mur”, come dice un vecchio proverbio: “Pietra su pietra si fa il muro” .
Voglio chiudere questa breve riflessione con un ultimo ed antico aneddoto del pensiero Sufi: ‘Si racconta che all’alba dei tempi la verità fosse uno specchio limpido, un giorno però cadde a terra e si ruppe in tantissima schegge. Ogni uomo ne prese una e, vedendo rifessa la propria immagine nel pezzetto che aveva in mano, cominciò a credere di avere l’intero specchio ’ - Ecco noi sappiamo di possedere una briciola di verità, altri uomini ne posseggono altre briciole. Tutti sono invitati ad aggiungere la propria verità per costruire nel confronto positivo un Grande Progetto da mettere in atto nel presente per costruire il prossimo futuro per tutte le minoranze arbëreshë e non solo.
Giuseppe Chimisso
Ass. Skanderbeg di Bologna

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