Civita: poesia italiana in albanese

Scritto da Besa/Roma il . In Civita - Çifti

A Civita, in occasione delle tradizionali Vallje di Pasqua, su iniziativa del Comune e dell’Associazione culturale “Gennaro Placco”, alla presenza dell’Ambasciatore di Albania presso il Quirinale L. Kola e del Ministro consigliere per la cultura V. Zhiti, è stata illustrata l’antologia della poesia italiana contemporanea curata da Pierfranco Bruni, tradotta in albanese da Caterina Zuccaro (“D’una o dell’altra riva di questo mare – Nga njëri breg a tjetri i këtij deti”). Il volume è stato edito dal Comitato Nazionale per le Minoranze Linguistiche del MIBAC.
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A presentare la silloge, che raccoglie le voci di ventisette poeti italiani viventi, il Prof. Raffaele Sirri, il prof. I. C. Fortino e la Dott.ssa Merita Bruci dell’Università L’Orientale di Napoli, oltre che il curatore dell’opera e la traduttrice. A partire dagli autori presenti nell’antologia, il prof. Sirri, illustre studioso di letteratura italiana, ha delineato un panorama della poesia italiana del Novecento, mettendo in luce gli esiti e le criticità dei suoi percorsi e le eredità che vanno delineandosi nel secolo appena iniziato.

Il prof. Fortino ha invece tracciato la storia delle traduzioni di opere italiane in albanese, dalle origini ad oggi, soffermandosi in particolare sui traduttori del Novecento Ernest Koliqi, Ferdinad Leka e Shpëtim Çuçka, di cui ha analizzato il diverso approccio traduttivo. Più svincolato dalla fedeltà al testo, il Koliqi, tendeva a privilegiare le suggestioni metrico-fonetiche e ritmiche più che il senso letterale. Più tecnico l’approccio del Çuçka che, nell’affrontare alcuni testi antichi, ne ha saputo rendere l’arcaicità recependo dalla tradizione delle diverse aree albanofone elementi linguistici storicamente connotati. Più attento alla ricezione dell’opera da parte del lettore, il Leka tende invece a preferire un modello linguistico più prossimo allo standard attuale, che ricollega le sue traduzioni alla linea ancora seguita in Albania di “aggiornare” linguisticamente i testi antichi, per facilitarne la fruizione. Nell’ analizzare la traduzione dei testi poetici inseriti nell’antologia, la dott.sa Bruci ha sottolineato la cura particolare che la traduttrice ha posto nelle scelte lessicali e stilistiche, risultato di una ricerca attenta alla semantica globale del testo, in cui le componenti fonetica, metrica e ritmica sono considerati elementi significanti essenziali, da rendere il più possibile nella lingua di arrivo. Impresa non facile che nei testi in questione è da considerare riuscita.

La Bruci ha inoltre sottolineato come la traduttrice abbia saputo integrare armoniosamente nella lingua letteraria elementi linguistici di matrice arbëreshe, dimostrandosi con questo parte attiva nel dibattito in atto in tutta l’area albanofona sul modello linguistico attuale e le sue prospettive di sviluppo. Il curatore dell’antologia Pierfranco Bruni ha spiegato come intento dell’opera sia la promozione della poesia italiana dei nostri giorni nelle aree albanofone d’oltre-Adriatico, attraverso l’individuazione di percorsi di reciproca riconoscibilità. Non a caso, nell’offrire una panoramica generale della poesia italiana contemporanea, l’antologia mira a sottolinearne in particolare la dimensione mediterranea ed adriatico-ionica.  Lo stesso titolo, tratto da una poesia di Silvano Trevisani vuole infatti evidenziare il rapporto ancestrale che lega la sponda italiana e quella balcanica di questi mari. Di qui la scelta di privilegiare, accanto a Merini, Zanzotto, Bevilacqua, poeti meridionali come De Luca, Calabrò, Vendola, Forte, Masneri. La scelta esclusiva di poeti viventi vuole peraltro significare la vitalità del divenire poetico, proiettato con forza nel nuovo secolo.

Da parte sua, Caterina Zuccaro, ha esposto i principi cui si è ispirata nel suo lavoro di traduzione, rilevando come il suo essere arbëreshe, e quindi pienamente partecipe di due universi linguistici e poetici, le abbia consentito di interpretare i testi da una posizione privilegiata.

A conclusione della manifestazione, i poeti presenti hanno declamato proprie liriche in italiano, poi lette in traduzione albanese dalla dott.sa Zaira Tocci (Besa/Roma).


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