Un appello al presidente della Regione Calabria

Scritto da Vincenzo Bruno il . In Civita - Çifti

Interventi1Riportiamo qui di seguito il discorso di Vincenzo Bruno, condirettore di Katundi Ynë, in occasione del 46° anniversario della fondazione del Circolo G. Placco.

Un grazie a tutti coloro che direttamente o indirettamente si sono adoperati alla buona riuscita di questa opera, alla vecchia e alla nuova amministrazione, al precedente sindaco Blois e al sindaco in carica Tocci, all'impresa e ai tecnici, agli operai del comune che sono stati coinvolti, ai miei amici Lacattiva e Pittelli che materialmente mi hanno aiutato, soprattutto nell'allestimento, ai soci ed al presidente dell'associazione G. Placco che sono stati alle nostre spalle, ai cittadini tutti di Civita che hanno adottato con amore la creatura del museo e ne hanno orgoglio. Un grazie all'amico Mimmo Pappaterra e all'On. Oliverio, Governatore della Regione Calabria per la loro presenza.
Esprimo soddisfazione per la riqualificazione del museo che oggi riapre ufficialmente, avendo alle spalle una vita di quasi 30 anni.
La condizione di una minoranza linguistica è in perenne pericolo di sopraffazione fino al rischio concreto dell'estinzione. L'antidoto è la democrazia il cui esercizio può trasformare la volontà e le intenzioni in atti concreti. Le leggi di tutela nazionali e regionali oggi sono vanificate e sacrificate ad interessi forse più redditizi svuotando questo importante strumento. Una risposta può essere una nuova opportuna sinergia tra gli arbëreshë e tra gli arbëreshë e i latini. Le energie e le potenzialità sono tante, infinite, però vanno canalizzate. Più di sempre necessita la fattiva collaborazione.
Alla politica regionale, al presidente che ci onora con la sua presenza, chiediamo la rivalutazione della legge regionale per le minoranze linguistiche, in modo che guardi verso le piccole realtà culturali diffuse, che presti attenzione al territorio. Non si può creare “mostri artificiali” i quali utilizzano sostanze pubbliche per alimentare se stessi.
Se ciò non sarà possibile, le nostre realtà culturali possono comunque e diversamente essere sostenute; le strade alternative non mancheranno. Un museo come il nostro è struttura reale non fittizia, agisce a servizio del territorio regionale, non solo di un piccolo borgo arbëresh, di cui racconta e rappresenta la storia.
Una rivista come Katundi Ynë, che esce puntuale da quasi 50 anni, è patrimonio non solo di una minoranza velleitaria ma appartiene alla cultura calabrese.
L'Arbëria, oggi come ieri e forse più di ieri, è viva. Con le sue tante emergenze e peculiarità vuole servire ancora il popolo di Calabria e d'Italia, come ha già fatto onorevolmente in 5 secoli. Grandi sono le nostre forze e le nostre intelligenze, ma abbiamo anche bisogno di aiuto. Gli arbëreshë sono stati presenti nelle lotte per il progresso e l'emancipazione civile e politica nel passato; volendo continuare ad essere protagonisti anche nella complessità delle tematiche attuali con la ricchezza delle loro tradizioni, che possono essere lievito per nuove conquiste collettive di civiltà.
Lungo sarebbe il discorso, molti i temi di un mondo variegato e complesso come quello legato ad una minoranza linguistica storica, radicata ed integrata. Invece estremamente essenziale ed immediato, breve, epigrammatico è il nostro appello alla regione Calabria: “Non si dimentichi degli arbëreshë”.  Le nostre comunità hanno bisogno di una mano dalla buona politica. Esse desiderano procedere anzitutto con le proprie forze; ma spesso queste non sono sufficienti.
La nostra minoranza linguistica ha alle sue spalle tanti valori e tante risorse:
- un teatro arbëresh attuale
- una letteratura arbëreshe contemporanea
- una musica arbëreshe che lega tradizione con generi nuovi
- una gastronomia arbëreshe riscoperta ed apprezzata
- un artigianato e forme d'arte arbëreshe rivitalizzate
- un rito religioso che posta l'ecumenismo nei suoi segni che incontrano oriente ed occidente
- un sentire che si alimenta di tradizioni diverse
e l'elenco potrebbe continuare.
Tutto ciò è senza dubbio una ricchezza, un tesoro per la Calabria.
Questo patrimonio che viene da lontano non lasciamolo sparire!

Chiudo con semplicità e ripetendo il nostro appello rivolgendomi a lei Sig. Presidente come rappresentante di tutti i calabresi: “Non si dimentichi degli arbëreshë”!

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