Sessanta anni di sacerdozio per papàs Giordano

Scritto da Emanuele Pisarra il . In Eianina - Ejanina

zotigiordano2La comunità di Frascineto ha ricordato i sessant’anni di sacerdozio del Protopapas Emanuele Giordano. Filologo (suo è il primo vocabolario di arberesh), saggista, poeta, musicologo (sua la prima grammatica musicale arbereshe), appassionato di montagna, papas Giordano, da tutti conosciuto come “Zoti Manoli” , è stato ed lo è tuttora un grande punto di riferimento per tutta la comunità.
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Infatti, all’apertura dell’incontro il primo cittadino di Frascineto, Domenico Braile, ricorda che “si coglieva qualsiasi occasione per andare a trovare il poliedrico sacerdote che li intratteneva anche con dotte lezioni e curisità astronomiche, ed esprime un grazie personale e a nome di tutta la comunità per quello che ha fatto e per quello che sta facendo”. Invece mons. Eleuterio Fortino, della Commissione Cattolica‐ortodossa del Consiglio Pontificio, ha tracciato una profonda ed efficace biobibliografia del papas Emanuele Giordano, esordendo con una frase ad effetto che ha colpito tutti: “il papas Manoli è un bizantino vero, espressione di una teologia catafatica, dove la sua vita quotidiana è stata la sua cattedra,esercitando il suo ministero in una sola parrocchia di una modesta Eparchia. Insigne albanologo, ha raccolto oltre ventimila lemmi per il primo dizionario degli Albanesi d’Italia, redige una grammatica arbereshe e traduce il Vangelo nella stessa lingua”. Il Protopas Nik Pace, suo parrocchiano e poi confratello, ricorda come Zoti Manoli abbia avuto un ruolo importante nella comunità poiché hanno confessato a lui per primo, cinque giovani parrocchiani di essere chiamati a Cristo. Con lui non ci si annoia mai: è un Cireneo dei giovani. Invece il prof Italo Fortino, ordinario di letteratura albanese alla Orientale di Napoli, riferisce sul contributo di “Zot Maoli” alla linguistica arbereshe. Domina in primo luogo il suo interesse per la cultura arbereshe in senso lato, la lessicografia, la grammatica arbereshe, le traduzioni in arberesh e la formazione di un arbresh scritto. Infatti, egli sostiene che non esiste una lingua unica da insegnare, ma va tenuto come riferimento la cultura della comunità. “Il suo dizionario – conclude Fortino ‐ rimane una pietra miliare nella storia della lessicografia arbereshe, indispensabile per studiosi e semplici interessati alla lettura dell’arberesh”. Pierfranco Bruni, del Comitato minoranze del Ministero dei Beni Culturali, ricorda l’attività poetica di Zot Manoli, e chiede di storicizzare la figura e l’opera di questa personalità. Alessandro Rennis, musicologo, traccia il fine lavoro di ricerca svolto dal papas Giordano al fine di strappare all’oblio di brani che ora non si eseguono pi. Poi passa ad un ricordo personale che si riferisce al suo primo incontro con Papas Giordano, allorquando giovane seminarista vide arrivare al collegio questo giovane parroco che si mise ad eseguire su un vecchio e sgangerato pianoforte canti arberesh obbligando i giovani a seguirlo. Infine, Agostino Giordano, nipote ed erede spirituale, illustra la grande produzione letteraria dello Zio, per l’occasione esposta sul tavolo di presidenza, ricordando che “Egli non sta con le mani in mano, non ha tempo per morire”. Conclude Zot Manoli ringraziando tutti per le gentili parole che gli hanno rivolto e si augura che la comunità continui a sopprtarlo per …altri sessant’anni.
 
Articolo già pubblicato su Tribuna Sud n.1/2007 pp 14-15 e su http://www.acalandrostour.it

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