Tracciati di letteratura arbëreshe

Scritto da Italo C. Fortino il . In Greci - Greçi

greci panorama Greci, l'unica comunità arbëreshe della Campania in provincia di Avellino, il 14 giugno 2008 ha ospitato nella Sala Consiliare un seminario su "Tracciati di letteratura arbëreshe", animato dagli studiosi Italo Costante Fortino, Merita Bruci, Pierfranco Bruni, Agostino Giordano, organizzato dall'Università Federico II di Napoli, dalla Regione Campania e dal Comune di Greci.
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Il sindaco, Bartolo Zoccano, ha espresso l'augurio che la comunità di Greci continui a sviluppare la propria cultura originaria e la lingua arbëreshe, in quanto valori che rafforzano il senso di appartenenza e rappresentano una ricchezza per tutto il contesto sociale.

Il seminario ha inteso mettere in luce la ricchezza della presenza culturale arbëreshe che, a datare dal XVI secolo, ha prodotto una notevole e significativa letteratura nella lingua materna. 


1. Tracciati letterari

Il Prof. I. C. Fortino dell'Università L'Orientale di Napoli ha concentrato la sua relazione su tre punti: 1) la letteratura antica arbëreshe; 2) la letteratura del romanticismo; 3) la letteratura del XX secolo. 


a) La prima fase, quella antica, parte dall'opera di Luca Matranga, E mbsuame e krështerë (1592) che rappresenta il primo importante documento linguistico nella variante arbëreshe di Piana degli Albanesi (PA) e arriva a tutto il secolo XVIII.  E' caratterizzata da una letteratura con tematiche di ispirazione religiosa e con una continua attenzione alla lingua che andava modulandosi per esprimere le raffinate tensioni della poesia.

Un momento importante, dal punto di vista istituzionale, è rappresentato dalla fondazione di due Collegi, il "Corsini" per gli albanesi al di qua del Faro e il Seminario greco-albanese per quelli di Sicilia. Le due istituzioni hanno svolto un ruolo positivo non solo per la formazione del clero di rito bizantino, ma anche per la formazione culturale dei laici per cui si è potuta formare la classe intellettuale arbëreshe. Una prima conferma è data da due personalità di spicco che hanno dominato la cultura del XVIII secolo: Giulio Varibobba, poeta di Calabria, e Nicolò Chetta, poeta e studioso di Sicilia, emanazione rispettivamente dei due Collegi.

Il Varibobba ha composto nel 1762 la prima opera poetica di ampio respiro, la Gjella e Shën Mëris Virgjër, apprezzabile per la fine ispirazione poetica e per la capacità di rendere, nella lingua arbëreshe del suo paese, concettualità astratte ed elevate.

Il Chetta si è distinto come studioso con l'opera in italiano Tesoro di notizie su de' Macedoni, una interessante trattazione sull'origine, le emigrazioni e i costumi degli albanesi; mentre come poeta con l'opera in arbëresh La creazione del mondo sino al diluvio, importante per la purezza della lingua, ma meno per la resa poetica.

Mentre il Varibobba nella sua opera poetica ha adottato la lingua della sua comunità, Mbuzati, accogliendo tutte le infiltrazioni del lessico romanzo, il Chetta si è mostrato purista che ha fatto fronte alla povertà lessicale con la neoformazione da radicali arbëreshë o greci. L'impostazione del Chetta appare di notevole interesse e di attualità anche oggi. 


b) Molto ricca è la letteratura sorta durante tutto il XIX secolo che riflette, com'è naturale, i caratteri della corrente romantica. Attraverso la scoperta delle rapsodie popolari, risalenti all'epoca delle emigrazioni in Italia e a un periodo ad esse precedenti, lo scrittore Girolamo De Rada inaugura la letteratura albanese del romanticismo. Le sue opere I Canti di Milosao e poi I Canti di Serafina Thopia, come anche Skanderbeku i pafān svolgono la loro azione nell'Albania del XV secolo. I temi della ricerca delle origini, della patria abbandonata, il tema della nostalgia unitamente alla valorizzazione della cultura popolare caratterizzano la sua poesia, dal tono ora lirico ed ora epico. Il De Rada è una personalità poliedrica, interessata alle sorti dell'Albania, come alla cultura degli arbëreshë, all'indipendenza dell'Albania come al risorgimento d'Italia. Egli ha inteso richiamare l'attenzione, a livello europeo, sia sulla ricchezza della cultura degli albanesi d'Italia, sia sul problema politico e culturale dell'Albania (cfr. la sua rivista Fiamuri Arbërit, 1883-1887).

In sintonia col De Rada è Gabriele Dara, arbëresh di Sicilia, che colloca anche lui l'azione dell'opera Kënka e sprasme e Balës nel XV secolo, all'epoca di Scanderbeg. Anche in quest'opera la storia s'intreccia con la nostalgia del passato, mentre all'orizzonte si affaccia il dramma dell'emigrazione. Comune a questi due grandi del romanticismo arbëresh è il tema dell'amore contrastato, su cui poggia la fabula di varie opere di elevata qualità estetica.

Tanti altri scrittori arbëreshë hanno arricchito la letteratura albanese in questo periodo (Santori, Serembe, Schirò, Argondizza, Bilotta, Crispi Glaviano), tra i quali va menzionato Leonardo De Martino, anche per essere nativo di Greci e per avere composto l'opera  poetica L'arpa d'un italo-albanese


c) La letteratura del XX secolo trova il suo punto di maggiore sviluppo soprattutto nella seconda metà del secolo, quando un movimento di rinascita della cultura arbëreshe è portato avanti da varie riviste (Risveglio-Zgjimi, Zëri i Arbëreshvet, Zjarri, Katundi ynë). Si afferma la poesia, ma successivamente anche la prosa. Tra i più noti da citare: Vorea Ujko, Dushko Vetmo, Carmelo Candreva, Giuseppe Del Gaudio, Enza Scutari, Kate Zuccaro, Vincenzo Golletti, Luis De Rosa, Giuseppe Schirò di Maggio, Buzdhelpri, Tommaso Campera. I temi più ricorrenti: il passato della cultura arbëreshe, un tempo compatta e di forte identità; l'emigrazione dal paese alla città e all'estero; lo svuotamento dei paesi e le conseguenze. E' una poesia romantica e al contempo realistica come quando dipinge la spietatezza dell'uomo contemporanea (V. Ujko). Accanto alla crisi sociale per l'impoverimento della cultura locale che fa scaturire una poesia di dolore, si afferma anche la poesia della speranza nella rinascita della cultura (Campera).

Dei tre periodi sopradescritti, il relatore ha letto alcuni brani antologici sia in lingua originale arbëreshe che nella traduzione italiana. 


2. Aree culturali e letterarie in Albania

Merita Bruci, albanese di Tirana, venuta in Italia, all'Orientale di Napoli, per conoscere meglio la letteratura e la lingua degli albanesi d'Italia, ha tracciato le principali aree culturali che si sono sviluppate in Albania e che sono alla base di movimenti letterari.

Quella più radicata e più arcaica è l'area cattolica che prende le mosse dal XVI secolo con il Meshari di Gjon Buzuku e si espande con gli autori del XVII secolo P. Bogdani, P. Budi, F. Bardhi, che hanno ricevuto la formazione nei collegi cattolici italiani.

Con la dominazione turca in Albania, la cultura e la lingua hanno subito una fase di arresto e di discriminazione, a favore della cultura turca, persiana e araba, espressa anche attraverso l'utilizzo dell'alfabeto arabo nelle lettere albanesi. Si è pertanto affermata un'area culturale musulmana che ha avuto il fulcro nei poeti turcheggianti, detti bejtexhinj, del XVIII e XIX secolo, sfociato poi nella setta dei bektashi, di cui è espressione il più grande autore dell'800 albanese, Naim Frashëri, con opere, oltre che in albanese, anche in turco e in persiano.

La terza area è quella ortodossa che interessa buona parte del sud dell'Albania, in cui talora sono state utilizzate le lettere dell'alfabeto greco per rappresentare i suoni dell'albanese. Mentre tanto l'area cattolica, quanto quella musulmana contano un numero notevole di opere letterarie di livello elevato, quella ortodossa ne è più povera sia quantitativamente che qualitativamente.

Queste tre aree culturali, comunque, non hanno conosciuto momenti di particolare conflitto, ma hanno convissuto in nome dell'albanesità che le ha sintetizzate e tenute a unità, frenando le tendenze eventualmente centrifughe. 


3. Letteratura arbëreshe e italiana meridionale

Pierfranco Bruni, responsabile per le minoranze etnico-linguistiche in Italia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, poeta, romanziere e critico letterario, ha messo in luce i rapporti della letteratura arbëreshe con quella meridionale italiana. Egli ha sostenuto che la letteratura arbëreshe è un patrimonio che travalica i propri confini per diventare presenza preziosa nel contesto letterario e culturale, oltre che albanano-balcanico, in quello soprattutto italiano meridionale, che sconfina e s'innesta nella cultura bizantina e mediterranea. Mentre la cultura bizantina nel XV secolo  si era affievolita, la venuta degli Arbëreshë, anch'essi di rito bizantino, ne rinvigorivano la cultura e la civiltà che avevano radici profonde nel Mediterraneo. I filoni letterari arbëreshë, che trovano specifici addentellati nella concezione culturale del Mediterraneo, si concentrano in due poli: 1) la matrice radicata nella cultura contadina; 2) la matrice che si muove sull'asse viaggio-tempo.

La prima, con lo sguardo rivolto al paesaggio meridionale, ispira una letteratura che non disdegna le radici profonde della cultura magnogreca, o più in generale ellenica. In questa prospettiva è interessante leggere i filoni di pensiero che si insinuano nelle opere di Girolamo De Rada, come in quelle che vanno dai calabresi Nicola Misasi e Corrado Alvaro a Franco Esposito, arbëresh e calabrese. Alla luce di questa prospettiva anche le riflessioni di Carlo Levi, visto nel contesto meridionale, con le sue metafore, le allegorie, la concezione onirica, il mito e il simbolo, trovano corrispondenze tematiche nella letteratura arbëreshe.

Il secondo aspetto dell'asse viaggio-tempo vede ancora più ricchi legami tra le due letterature. Un percorso ideale comune si può individuare nella figura del viandante. Il viaggio della diaspora albanese diventa motivo di partenza e di ritorno, il nostos della letteratura italiana meridionale s'intreccia con quella arbëreshe. E il ricordo va al settentrionale Cesare Pavese, confinato a Brancaleone di Calabria, che scopre la presenza delle minoranze culturali nel suo viaggio esistenziale ed estetico.

La letteratura arbëreshe, per la sua ricchezza di tematiche e di visioni, merita un'apertura di prospettive in contesti più ampi meridionali italiani, bizantini e mediterranei. 


4. La letteratura popolare arbëreshe

La letteratura romantica arbëreshe pone le radici in quella popolare. Il De Rada scopre il valore delle rapsodie e vi scorge il poema delle origini, del dramma delle emigrazioni e le vicende lontane della terra abbandonata. La letteratura popolare arbëreshe è quella nata in mezzo al popolo e da questo fatta propria perché rifletteva bene lo stato e le vicende delle origini e del successivo percorso storico.

Il Prof. Agostino Giordano ha indicato con puntualità il significato di alcune importanti rapsodie tramandate oralmente per secoli. Gli arbëreshë d'Italia hanno conservato viva la memoria storica e hanno gelosamente conservato una serie di narrazioni poetiche cantate (rapsodie) che si rifanno al personaggio storico Giorgio Castriota Scanderbeg. Questo nucleo di canti forma un vero ciclo dedicato allo Scanderbeg, ancor più prezioso se pensiamo che in Albania i turchi, dopo l'occupazione, tentarono di spazzare via anche la memoria del condottiero che aveva osato resistere alle orde del Sultano. Alcune rapsodie trattano esplicitamente delle spedizioni turche contro l'Albania, altre delle battaglie di Scanderbeg diventate epiche nell'immaginario popolare, altre ancora rappresentano fasi del matrimonio del Castriota, mentre più di una si sofferma sul momento tragico della sua scomparsa, sul compianto dell'intera Albania perché con lui scompariva il simbolo della resistenza, il baluardo. E proprio mentre si celebra la sua glorificazione appaiono in lontananza le navi che prelevano sulle sponde albanesi una folla di gente per essere traghettata sulle spiagge pugliesi e calabresi. Queste ultime rendono bene lo spaccato di due fasi della vita degli arbëreshë: a) quella della lotta e della speranza; b) e la successiva del viaggio verso terre da ripopolare per ricreare un nuovo ambiente economico e culturale.

Da queste movenze parte la letteratura colta del romanticismo arbëresh che è riuscita a creare opere di palpitante intensità emotiva in uno stile pregnante di humus popolare che ha garantito robustezza e al contempo agilità espressiva.

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