Nuova edizione della sagra del cannolo a Piana degli Albanesi

Scritto da Luca Russo il . In Piana degli Albanesi - Hora e Arbëreshëvet

cannolo E’ giunto gia’ alla quarta edizione la sagra del cannolo siciliano a Piana degli Albenesi in provincia di Palermo. E’ durata fino al 10 febbraio in una cornice di festa tra  balli di piazza, cabaret, gare e degustazioni di cannoli. Ha ospitato i grandi nomi del cabaret siciliano da Gianni Nanfa alla premiata ditta Carista&Salemi, al trio I Petrolini, e che ha visto anche la partecipazione speciale di Franco Neri, uno degli artisti più apprezzati e conosciuti della scuderia di Zelig. Tra gli artisti che si sono esibiti anche l’emergente sassofonista Franscesco Cafiso. .

L’originalita’ della manifestazione prevedeva sia una visita alla mostra "Ceçi n'est pas un cannolo" al Museo Civico Barbato che una gara di degustazione peri più golosi: "Chi ne mangia di più", è il titolo della competizione, che vedrà 40 concorrenti sfidarsi a chi divorerà più cannoli in appena 15 minuti di orologio. Madrina dell'evento sarà la conduttrice ed attrice televisiva Adriana Volpe, a cui sarà affidata anche la conduzione della serata del concerto delle due Orchestre. Ma quali sono le origini del nostro dolce a cui viene dedicata anche una sagra? Naturalmente la parola cannolo deriva dal termine latino "tubus farinae", poichè l'impasto viene avvolto in un tubu di legno cosparso di farina e fritto nell'olio bollente su cui andare ad inserire la ricotta. Nato a Palermo, anche se sulle sue origini ci sono diverse scuole di pensiero, secondo alcuni nacque in un harem "siciliano" preparato dalle abili mani delle concubine del sultano che, così, speravano di attirarne i favori, secondo altri fu creato come simpatico scherzo di carnevale, cioè come rubinetto ("canna") da cui fuoriusciva della crema invece che dell'acqua. Alcuni ritengono che sia nato a Caltanissetta da alcune monache di clausura che in convento si dilettavano alla preparare ed inventare dolci. Inizialmente era considerato un dolce tipicamente carnevalesco, ma considerato la bonta’ e l’enorme successo e’ oramai tradizione che si mangi tutto l’anno. Come tutti ben sanno questo dolce tradizionale è a base di crema di ricotta di pecora,arricchita con Unica differenza, la decorazione finale del dolce: pistacchi tritati di Bronte a Catania, diversamente da Palermo dove le estremità, secondo la tradizione, vengono decorate con filetti di scorza d'arancia candita. C’e da dire che la squisita ricotta di pecora ormai e’ utilizzata da pochissime pasticcerie siciliane, sostituita con la classica ricotta di mucca che da un sapore un leggermente piu’ forte e deciso, anche la preparazione artigianale della "scorza è quasi del tutto scomparsa, poiche ‘ ci sono tante piccole fabbriche che ne producono di ottima qualità, facendo risparmiare molto tempo ai pasticcieri. Ritengo che come questo dolce ha una storia millenaria, per altri mille anni continuera’ ad essere la bandiera ed il simbolo della nostra Sicilia.

 

Luca Russo per Catania Oggi 

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