Il Pentekostàrion

Scritto da Francesco Godino il . In Il Rito Greco-Bizantino

La liturgia della prima settimana: dall’Orthros di Pasqua alla
Settimana del Rinnovamento – (τής Διακαινησίμου)

Ιl Pentekostàrion è il periodo liturgico che va dal Orthros della Domenica di Pasqua fino alla Domenica di Tutti i Santi (Κυριακή των Αγίων πάντων), con questa si passa all’ordine successivo  detto Paraklitikì.

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l è il periodo liturgico che va dal della Domenica di Pasqua fino alla Domenica di Tutti i Santi (), con questa si passa all’ordine successivo detto .
Il rito pasquale in genere inizia verso le 11 di Sabato notte, vigilia di Pasqua, in modo che Mesoniktikòn e Orthros possano preparare la Divina e Solenne Liturgia della mezzanotte (circa). In alcune chiese, l’intero ufficio (o unicamente la Divina Liturgia) viene spostato all’alba della Domenica di Pasqua.

Veniva un tempo officiata, anche nelle nostre parrocchie, l’Akoluthìa della Παννυχίς, che è l’antica veglia notturna, praticata ancora oggi in alcuni monasteri, accompagnata da lunghe letture. Tale veglia è congiunta all’Orthros. Conclusa la Παννυχίς, iniziava l’Annuncio della Resurrezione. Fuori dalla chiesa veniva preparato un tetrapòdio sul quale veniva posto il Vangelo, un’icona dell’Anàstasis ed una cattedra per il Vescovo, qualora vi presenziasse. Il Vescovo col Tricerio o il proestòs con una candela, invitavano i fedeli ad accendere le proprie lampade con la formula:  Δέυτε λάβετε Φως ... Questa è ancora la prassi attuale della nostra Chiesa Greca.

Dopo che tutti i fedeli hanno acceso le loro candele ci si reca fuori dalla Chiesa, col canto del tropario: τήν ανάστασίν σου Χριστέ Σωτήρ... Se la Chiesa ha un nartece l’ufficiatura vi si può  svolgere anche in quel luogo. Si legge il Vangelo. Il Vescovo o il proestòs incensa il Vangelo dicendo: Δόξα τή αγία... e si canta il Χριστός Ανέστη per tre volte, solenne, e tutte le campane suonano a festa. Questo è il vero annuncio della Resurrezione. Poi la Μεγάλη Συναπτή e all’ekfonesis, fatta dal Vescovo o dal proestòs, si aprono le porte della Chiesa. Vi si compie un altro rito. Il sacerdote bussa con la croce per tre volte alla porta grande della Chiesa, tenendo un breve dialogo con il lettore (o un incaricato), rimasto all’interno.  Questo simboleggia la discesa agli inferi di Nostro Signore con la vittoria sulla morte. Una volta aperta la porta centrale vi si entra al canto del Χριστός Ανέστη e si prosegue con l’Orthros e la Divina Liturgia.

La Grande e Santa Domenica di Pasqua ha la Liturgia di San Giovanni Crisostomo, arricchita dai versetti e dagli inni propri della festa. Alla fine si tiene il grande discorso catechetico di San Giovanni Crisostomo seguito dal tropario del santo. Quest’ordine è quello del tipikòn di Costantinopoli. Secondo le prescrizioni più antiche del tipico, le quali oltre ai monasteri sono osservate anche in altri luoghi, il bacio del Vangelo non si fa durante il canto degli Αίνοι ma dopo il Χριστός Ανέστη ripetuto tre volte ed è unita alla lettura dell’Omelia attribuita a San Giovanni Crisostomo, svolgendosi nel seguente modo: il celebrante esce davanti alle porte sante tenendo tra le mani il Vangelo. Tutti i chierici ed i fedeli si recano da lui per baciare il Vangelo e gli baciano la  mano destra. I monaci ed i chierici si scambiano un abbraccio di augurio, poi, si dispongono in due file.  La sera dello stesso giorno ha luogo il Vespro Solenne di Pasqua. Se presiede il Vescovo è lui a dire: Δόξα τή αγία... Egli canta anche l’ekfonesis e compie l’incensamento al Κυριε εκέκραξα e poi torna al trono. Nel Είσοδος, dopo il canto del Φως ιλαρόν, al προκείμενον, Il Vescovo e gli altri sacerdoti entrano nel santuario cantando: τής Θεός μέγας...  Sempre lui inizia il canto del Vangelo in greco: Οΰσης οψίας…, che è il 9° Vangelo Eωθινόν. In assenza del Vescovo, il celebrante, chiaramente, compie questa parte, per quello che gli compete. Il Vangelo verrà successivamente ripetuto, fino ad un certo punto o per intero, in varie lingue, iniziando dall’invito del diacono: καί υπέρ του καταξιωθήναι...Si conclude l’ufficio vespertino come di consueto, terminando però con il Χριστός Ανέστη.

Nella Settimana del Rinnovamento (Διακαινήσιμος Εβδομάς), nel Vespro, nell’Orthros e nella Liturgia si osservano le particolarità indicate nel giorno di Pasqua. L’Orthros e il Vespro iniziano con la dossologia: Δόξα τή αγία..., comunque il tipikòn di San Saba indica la dossologia ordinaria, cioè: Ευλογητός ο Θεός... Ma noi manteniamo la prima formula.

Nella Liturgia in luogo dell’Άγιος ο Θεός... si canta Όσοι είς Χριστόν... ed il Χριστός Ανέστη invece dell’είδομεν τό Φως... una sola volta, invece tre volte al posto dell’είη τό όνομα Κυρίου..., dopo la preghiera opistàmvona. Anche l’Ufficio dei Defunti, in questa settimana e per tutto il periodo pasquale è diverso.

Luigi Francesco Godino

                                                                                                                                  Άναγνώστης

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