Sante Teofanie del Signore Nostro Gesù Cristo

Scritto da Pietro Di Marco il . In Il Rito Greco-Bizantino

teofaniaIn ossequio al principio generale che vale nell'Agiografía bizantina, il Battesimo del Signore è rappresentato nella relativa icona, così come ce lo descrivono gli Evangeli e lo festeggia la nostra santa Chiesa con l'Akoluthía della Teofania. L'iconografo bizantino, cioè, si fonda sulla testimonianza degli Evangeli e sull'insegnamento della Chiesa.
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1. La testimonianza degli Evangeli. La narrazione evangelica ci informa che, quando Giovanni il Precursore (o Pródromos) annunciava e battezzava sul Giordano, «Gesù dalla Galilea venne a Giovanni sul Giordano, per farsi battezzare da lui. Ma Giovanni voleva impedirglielo, dicendo: sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Rispondendogli, Gesù gli disse: lascia, per ora;

così infatti per noi è doveroso adempiere ogni giustizia. Allora quegli acconsentì; e una volta immersosi, Gesù risalì subito dall'acqua; ed ecco, i cieli si aprirono a Lui, e vide lo Spirito di Dio discendere in forma di colomba e venire su di Lui; ed ecco, una voce dai cieli che diceva: Questi è il Mio Figlio diletto, nel Quale mi sono compiaciuto» (Dall'Evangelo della festa, Matteo, 3, 13‑17).

Come osserviamo nel testo su citato, il Signore venne dalla Galilea al fine di essere battezzato, nonostante fosse senza peccato. Giovanni, illuminato dallo Spirito Santo, lo riconobbe. Dapprincipio si rifiutò di battezzarlo. Il pensiero di dover essere lui, il servo, l'argilla, a battezzare il Signore, il Creatore, lo terrorizzava. Come recita un tropario dall'Akoluthía delle Grandi Ore della festa, «Tutto un tremore divenne il Precursore ed eruppe dicendo: Come illuminerà una lucerna la Luce? Come imporrà un servo la mano sul Padrone?...» (Doxastikòn Idiómelon dell'Ora Prima). Alla fine, tuttavia, il Battista cedette, dietro l'invito del Figlio di Dio a riporre ogni indugio, in quanto solo così umiliandosi Egli avrebbe potuto adempiere ad ogni comando del Padre, e battezzò il Signore in accordo al volere di Dio.

Nelle affermazioni del racconto evangelico si concentra la nostra Chiesa, dal momento che vi aggiunge quanto è indispensabile perché si possa comprendere l'importanza dell'evento.

2. L'Insegnamento della Chiesa. La nostra Chiesa festeggia il Battesimo del Signore, poiché nel corso di esso avvenne, per la prima volta, la manifestazione della Santa Trinità, della quale parla l'Apolitíkion della festa della Teofania: «Mentre Tu, Signore, venivi battezzato nel Giordano, si rivelò il saluto della Trinità; la voce del Padre, infatti, fece testimonianza di Te, chiamandoTi Figlio diletto. E lo Spirito, sotto l'aspetto di colomba, confermò la verità della parola. Cristo Dio che Ti sei mostrato e che hai illuminato il mondo, gloria a Te».

Il secondo motivo per il festeggiamento del Battesimo del Signore è la relazione tra questo evento e il divino Mistero del Battesimo. Il Signore, con il suo farsi battezzare, ha benedetto l'acqua, l'ha resa acqua di consacrazione e di riconciliazione con Dio. Così il Battesimo del Signore ha dischiuso la porta del Mistero del Battesimo. Questo Mistero è prefigurato nell'Antico Testamento, oltretutto, con l'attraversamento del Mar Rosso e del Giordano da parte del popolo di Israele. In quelle circostanze le acque si separarono miracolosamente e lasciarono libero passaggio al popolo. Alla divisione del Mar Rosso e al disseccamento del Giordano si riferisce il versetto del Salmo: «Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse all'indietro» (Salmo 114(113), 3). Questo versetto, tale e quale e variato, si ascolta molte volte nella sacra Akoluthía della Teofania. Questo avviene perché, come abbiamo detto, l'attraversamento del Mar Rosso e del Giordano prefigura e preconizza il Mistero del Battesimo. Nel fonte battesimale (kolimvíthra) ci caliamo da servi di Satana e ne usciamo affrancati dai suoi ceppi, come gli Ebrei si erano liberati degli Egizi.

Dopo quello che si è detto riguardo al significato della festa del Battesimo, vediamo dunque come l'icona del Battesimo ci presenta la testimonianza della Sacra Scrittura e la dottrina della Chiesa.

3. Descrizione dell'icone. Nella parte superiore dell'icona compare un semicerchio, che simboleggia lo schiudersi dei cieli. Da quest'ultimo emanano raggi e discende lo Spirito Santo sul capo di Cristo «sotto forma di colomba». I cieli sono la sede di Dio Padre, il Quale, in alcune icone del Battesimo (come ad esempio in quella del Monastero di Dafnì in Attica e nel Monastero del Beato Luca in Focide) è indicato con una mano che benedice. L'Epifania, la manifestazione della Santa Trinità è il più importante elemento, dal punto di vista del significato, dell'icona del Battesimo.

Di seguito il nostro iconografo ci riporta sulle correnti del Giordano, che il Signore rese sacre con la sua Immersione. «Alte rocce che si affrontano e disegnano una gola, nel mezzo della quale scorre il fiume Giordano col suo corso impetuoso. Nel mezzo del fiume sta all'inpiedi Cristo, nudo, con solo una stoffa bianca intorno alla vita. Con la mano destra benedice le acque, in molte icone peraltro anche con entrambe. In altre icone Egli guarda frontalmente, in altre è raffigurato di fianco, con i Suoi immacolati piedi separati, come se stesse camminando. Il Suo santo volto è severo e vigile, per il grande Mistero che sta avendo luogo. II Suo corpo è come incavato nel legno, con diverse linee vivacemente, ma non materialisticamente disegnate, sul petto, sulle spalle, sul ventre», (F. Kòndoglu). Il Signore in molte icone del Battesimo è mostrato come nell'atto di camminare, perché, come osserva l'Uspenskij, fu Lui a prendere l'iniziativa di immergersi: di Sua spontanea volontà venne al Giordano e chiese di farsi battezzare da Giovanni.

Nelle acque del Giordano vediamo i pesci che nuotano e una donna semisvestita su di un drago; La donna simboleggia il Mar Rosso (Altrove abbiamo anche la figura maschile come corrispondente simbolo del Giordano). Di draghi parlano versi di Salmi, come anche di inni e di preghiere dell'Akoluthìa della Benedizione delle Acque: «...Tu schiacciasti le teste dei draghi sull'acqua (= degli Egizi nel Mar Rosso)» (Salmo 74(73), 13): «Tu... hai anche schiacciato teste di draghi che lì s'annidavano» (Preghiera del Mégas Aghiasmós); «E sfracella teste di draghi che s'annidano» (Tropario, Ode III).

La maggior parte delle icone del Battesimo rappresentano Cristo interamente nudo. Così lo menzionano anche i tropari della festa. La nudità vuole sottolineare quanto il Signore abbia sminuito la sua gloria e la sua divinità per amor nostro. Egli si è spogliato per rivestire gli uomini dell'abito della gloria eterna. Altri hanno visto nella Sua nudità la nudità di Adamo. Il Signore rende così all'umanità il suo glorioso abito paradisiaco (P. Evdokimov).

Su una riva del Giordano si trova il Pródromos: guarda estatico lo Spirito Santo. Ha una mano sul capo del Signore; l'altra sta in cenno di preghiera. Esprime così il suo timore per il degnarsi da parte di Dio di farsi battezzare da lui.

Sulla riva dirimpetto si sporgono le figure di quattro angeli. Anch'essi prendono parte allo straordinario mistero, conformemente al tropario della festa: «Come in cielo, così sul Giordano stavano con timore e meraviglia le Potenze Angeliche, che assistevano a tanta condiscendenza di Dio» (Canone, ode VII). Sono abbagliate da questa condiscendenza, e tre di esse si inchinano con devozione al Signore, mentre la quarta, in preghiera, contempla il cielo. Con riverenza si preparano ad accogliere il corpo del Signore, porgendogli i teli che hanno nelle mani. Bene è stato osservato che questi simbolizzano e raffigurano il dettato dell'apostolo Paolo: «Quanti infatti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo siete stati rivestiti»(Galati, 3, 27).

Nella parte sinistra si colloca di solito, immersa nelle acque, la personificazione del Giordano e, a fianco del Precursore, la scure, che richiama alla memoria le parole del Battista ai Farisei: «Già la scure giace alla radice degli alberi; così ogni albero che non fa buon frutto viene abbattuto e gettato nel fuoco» (Matteo, 3, 10).

 

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Tratto da CH. G. Gòtzis, O Mistikòs kósmos tôn Vizandinôn ikónon (Il mondo mistico delle iconi bizantine), Diaconia Apostolica, Atene, 1995².

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