Domenica dell'Ortodossia

il . In Il Rito Greco-Bizantino

Riportiamo qui di seguito le note di catechesi mistagogica riguardanti la Grande e Santa Quaresima. Le note sono estratte dai fogli domenicali dell'Eparchia di Lungro e dell'Eparchia di Piana degli Albanesi.

Foglio domenicale dell'Eparchia di Lungro (E djela)

OrtodossiaLa prima domenica di Quaresima è detta “Domenica dell’Ortodossia” perché si ricorda la vittoria sull’iconoclastia e il ristabilimento della venerazione delle icone, avvenuta al II Concilio di Nicea nel 787 e poi confermato con il Sinodo di Costantinopoli dell’ 843, celebrato proprio nella prima domenica della Grande Quaresima. Contro gli iconoclasti, che basandosi sull’Antico Testamento rifiutavano ogni immagine sacra, i Padri a Nicea hanno stabilito il principio che, con l’incarnazione del Verbo di Dio, Dio è diventato visibile e quindi anche raffigurabile, ed hanno chiarito la differenza che c’è tra “adorazione” e “venerazione”: l’adorazione deve essere rivolta sempre e soltanto a Dio, la venerazione invece deve essere rivolta a tutto ciò che è sacro. Venerando un’icona, la nostra devozione non va al pezzo di legno dipinto che baciamo, ma a chi è raffigurato ricordando tutto ciò che è stato fatto per la nostra salvezza; come quando baciando la foto di un nostro caro defunto, il nostro bacio, anche se dato alla foto, non è diretto alla carta ma alla persona che è raffigurata e che ci è cara, per l’amore che ci ha legato. L’icona è un sacramentale, cioè in maniera simile ai sacramenti ci trasmette la divina grazia. È bene avere di fronte a noi, nei luoghi dove siamo soliti vivere, un’icona che ci aiuta a rivolgere sempre il nostro sguardo a Dio e quindi a dedicare a Lui ogni momento della nostra vita, vivendo sotto lo sguardo amorevole e misericordioso di Cristo. Oggi prima di iniziare la celebrazione della Divina Liturgia, in ricordo del ristabilimento del culto delle icone, si svolge la processione con le icone che si trovano in chiesa e con quelle portate dai fedeli dalle loro case.
La Quaresima anticamente era il percorso conclusivo per ricevere l’iniziazione cristiana e le letture bibliche erano finalizzate a questo cammino. Il battesimo è l’ingresso nella vita nuova inaugurata da Cristo. Anche noi, come i catecumeni, siamo invitati a confrontarci con la fede vissuta da tanti testimoni nell’Antico Testamento, ai quali era stata promessa la salvezza. Con Filippo noi possiamo dire: “Abbiamo trovato Gesù” e Gesù ci rivela che ci conosce molto bene. Ma ci viene chiesta la conversione per poterlo riconoscere come Figlio di Dio ed a questo punto Gesù ci dirà che vedremo “il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. La Domenica che inaugura il grande e santo periodo "dei Digiuní", Néstéia, che dura 40 giorni, la Tessarakosté, o Quaresima (dal latino quadragesima), mostra l'assoluta originalità della Chiesa bizantina in comparazione con l'ufficiatura quaresimale di tutte le altre Chiese. Infatti essa è dedicata con festosa ma grave solennità alla riaffermazione ecclesiale dell'Orthodoxía, la purezza immacolata dei Dogmi salvifici, della Fede divina, quale fatto vitale, globale ed intangibile, poiché ricevuto dalla Tradizione divina apostolica.

 

Il contenuto innografico di questa domenica non è collegato come altre volte al brano evangelico ma vi è sovrapposto, giacché oggi nella prima domenica di quaresima si ricorda la vittoria sull’iconoclastia e il ristabilimento della venerazione delle icone al concilio di Costantinopoli nell’843. Tralasciando però le icone e le loro vicissitudini, ci preme rientrare sui ritmi della chiesa. Nella sua vita infatti, il tempo non scorre come secondo gli orologi, che avanzano regolarmente.

Ci  sono  alcuni  momenti  particolari  anche  nelle  vite  degli  uomini  che  spezzano  il ritmo ordinario. Succede per esempio ai bambini: crescono a balzi irregolari, di solito quando uno non se l’aspetta. Quando, da bambino, veniva colpito da febbri improvvise che raggiungevano temperature molto alte, racconta uno scrittore siciliano, sua nonna tranquillizzava sua madre dicendole che si trattava di «fevri di criscenza», febbri di crescita. E infatti, una volta guarito, risultava più alto di qualche centimetro e, tutto sommato, più irrobustito. Così la vita: ci sono periodi difficili, complicati, faticosi, momenti di grandi gioie, di felicità, ma anche di noia e delusioni: da tutto ciò si esce – almeno lo si spera – cambiati, migliorati. Nella vita della chiesa, il periodo di preparazione alla festa di Pasqua, la Quaresima, è uno di questi momenti speciali di allenamento spirituale; non solo gli zeloti del muscolo palestrato devono faticare, ma anche lo spirito va allenato con disciplina: il digiuno, la fatica e la bellezza di praticare le virtù ecc. Il vangelo ci parla della conversione di uno scettico. Natanaele è scettico. La sola cosa che sappia di Gesù è che questo proviene da Nazaret: “Può venire qualcosa di buono da Nazaret?”. La risposta di Gesù dovette stupire non poco Natanele!: “ti ho visto quando eri ancora sotto il fico, prima che Filippo ti chiamasse”. Dio ci conosce già uno ad uno sin dalla nostra nascita – come recita una preghiera della Liturgia di S. Basilio. E Filippo e Natanaele diventano due nuovi discepoli di Gesù. I due si ritrovano in Gesù. Questo incontro ha rappresentato per loro un’esperienza di fede, un cambiamento nel loro comportamento, una nuova dimensione nel modo di vedere le cose, che li ha aperti ad altre possibilità. Entrare nell’intimità di Gesù significa accettare  la  novità  piuttosto  che  entrare  in  un’accesa  discussione  per  conseguire  vittoria.  Semplicemente: Venite  e vedete, apritevi alla Sua chiamata, siate pronti a ricevere il suo dono, il suo meraviglioso dono prezioso della vita eterna e scoprire la gioia e la pace del paradiso nel cuore. Oggi. Questa settimana. Questa Quaresima. Per sempre

 

Domenicale dell'Eparchia di Piana degli Albanesi

Trionfo dellOrtodossiaLa punta di questa celebrazione è rivolta alla memoria liturgica della santa Sinodo dell'843, quando la Basilissa Teodora, che era reggente per il legittimo erede al trono imperiale, suo figlio minore Michele III, restaurata l'icona del Signore alla porta di Calchea, che era stata distrutta come segno dello scatenamento della lotta contro il culto íconico, finalmente fece celebrare una Sinodo in cui, condannata la perniciosa eresia dell'iconoclastia o iconomachia, si dichiarava il ritorno definitivo all'Orthodoxìa plenaria e intangibile. Successivamente, poiché la proclamazione avvenne alla Domenica la di Quaresima di quell'anno, questa medesima Domenica fu l'occasione anche della condanna solenne di tutte le eresie. Per questo, alla fine dell'ufficio del Mattutino, ci si reca in processione in un luogo preparato, portando le "ícone sante e venerabili", e si dà lettura del Synodikón dell'843, ossia del documento di quella Sinodo, e della "definizione" (hóros) della Sinodo di Nicea II, Ecumenico 7°, del 787; contestualmente si acclama con la formula "eterna la sua memoria", ripetuta 3 volte, ad ognuno dei grandi campioni della fede, i Padri ortodossi, e con la formula anche essa triplice "anatema!" si condannano gli eretici di tutte le epoche. 

Il Sinodo di Nicea II stabilì un argomento di convenienza: "quanto la Parola rivela, l'icona manifesta e mostra"; la devozione "relativa" all'icona è supporto dell'adorazione al divino Prototipo. Venerare le "sante icone" non è idololatria -accusa iconomaca molto insistita, pretesto per mettere a morte i resistenti -, ma vera pietà religiosa.

T. Federici: “Resuscitò Cristo” Commento alle letture della Divina Liturgia Bizantina

Eparchia di Piana degli Albanesi - Palermo 1996

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