S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Stamati

il . In Vescovi

monsstamatiNato a Plataci (CS) il 9 Giugno 1912
2 Maggio 1935 : ordinazione sacerdotale e nomina a parroco di Firmo

Dal 1943 al 1967 parroco di Lungro 

25 Marzo 1967: Amministratore Apostolico "sede plena" di Lungro

29 Giugno 1967: Vescovo Titolare di Stefaniaco

20 Febbraio 1979: Vescovo di Lungro

7 Giugno 1987:  muore dopo 52.1 anni di sacerdozio e dopo 19.9 anni di episcopato.

Nasce a Plataci, da Angelo e da Antonietta Stamati, il 9 giugno 1912. Dopo aver compiuto gli studi filosofici e teologici all’Angelicun di Roma  fu nominato sacerdote il 2 maggio 1935. Dopo la sua ordinazione sacerdotale viene nominato dapprima parroco di Firmo, fino al 1942, e poi parroco di Lungro, dal 1943 al 1967. Arciprete della cattedrale di Lungro, vicario del vescovo Mons. Mele dal 1965, Paolo VI lo nominò il 25 marzo 1967 Vescovo Titolare di Stefaniaco e Amministratore Apostolico "sede plena" della Diocesi di Lungro, a seguito delle dimissioni per raggiunti limiti d’età di Mons. Mele. Venne consacrato il 29 giugno dello stesso anno e, solo dopo la morte di Mons. Mele, gli fu conferito il titolo di Vescovo di Lungro con bolla del 2 febbraio del 1979. Moriva in Lungro il 7 giugno 1987. domenica di Pentecoste tra il compianto di tutta la comunità italo-albanese, di quella di Lungro in particolare, di tutta la Chiesa calabrese e di tanti che hanno avuto modo di conoscerlo.

 

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Durante il suo ventennio di episcopato è stato un umile e servizievole Pastore del Popolo di Dio. Il suo zelo e le sue virtù cristiane sono rimaste impresse nel cuore e nella mente di tutti i suoi condiocesani, lasciando in ognuno di loro l’indelebile immagine del dolce e paterno suo animo che si manifestava sempre con un amorevole sentimento cristiano e con un’instancabile testimonianza evangelica, nella piena fedeltà a Dio e nell’esemplare guida spirituale della sua Chiesa Locale. Nell’omelia della sua ordinazione episcopale (29 giugno 1967) egli, umilmente, così proclamò le sue direttive e i suoi propositi pastorali: “Nei disegni misteriosi della sua provvidenza, Dio ha fatto a me, indegno suo servo, la grazia inenarrabile della pienezza del sacramento, l’Episcopato… Uno solo è il mio desiderio: servire tutti nei limiti delle mie possibilità, senza mai risparmiarmi nell’intento di far sentire a tutti la bontà di Gesù. Il pastore vive in semplicità accanto alle sue pecorelle, condivide le loro pene e le loro gioie, e, se ha una preferenza, è per le più deboli, per quelle più esposte ai pericoli, per quelle che più soffrono, perché in esse, più che mai, ravvisa il volto, la fisionomia di Cristo”. Papàs Pietro Minisci, parroco di San Cosmo Albanese ed ex Cancelliere di Mons. G. Stamati, commentando tale omelia, durante la sua commemorazione il 23 maggio 1998 nel Centro Culturale “Santa Maria delle Fonti” a Lungro, ha detto che i tratti salienti di quel discorso ispirato si devono ricondurre ai seguenti percorsi programmatici: a) pastoralità conciliare; b) vita di comunione; c) stile di dialogo; d) fedeltà alla tradizione; e)custodia del matrimonio etnico religioso; f) servizio per la promozione umana. Inoltre il relatore ha fatto presente che “lo spirito di dialogo, l’aggiornamento, le nuove frontiere aperte dal Concilio Vaticano II furono da Mons. Stamati interpretate come occasione propizia perché la nostra Chiesa Locale riscoprisse in profondità la propria identità religiosa, la propria vocazione, la propria spiritualità, il proprio ruolo.

 

stamati2 Così si espresse l’Archimandrita Papàs Mario Pietro Tamburi durante i solenni funerali in Cattedrale: "…la nostra Diocesi non ha perduto soltanto il proprio Vescovo, ma il padre di tutti, la guida spirituale, il punto di riferimento, non soltanto dei vicini, ma anche dei lontani, che nella sua fede profondamente vissuta, trovavano una fonte per estinguere i propri dubbi e le proprie incertezze, nella sua umiltà la sicurezza di trovare sempre conforto, nella sua carità, senza confini, la certezza di essere sempre compresi e amati".

 


 

 

 

Fonti: sito ufficiale del comune di Plataci

 

Il decreto di nomina

 Decreto di nomina di Mons. Giovanni Stamati ad Amministratore Apostolico, Sede Plena, di Lungro.

Sacra Congregatio Pro Ecclesia Orientali.

DECRETUM

Cum Ex.mus Dominus D. Johannes Mele, Lungrensis Eparca, aetatis suae in anno octogesimo primo constitutus, executioni mandari cupiens praescriptum n. 21 Decreti Concilii Oecumenici Vaticani Secundi, quod incipit « Cristus Dominus », Summo Pontifici PAULO VI, fr., renuntiationem ab officio sua exhibuisse sponte, die undecima octobris elapsi anni, ut inspectis adiunctis provideret: SS.mus Dominus Noster PAULUS, Divina Providentia Papa VI, referente in Audentia diei tertiae mensis februarii, huius anni, Cardinali Pro-praefecto huius Sacrae Congregationis, cum relatam renuntiationem minime acceptavisset benigne constituere ac deputare dignatus est Administratorem Apostolicum « Sede Plena » Eparchiae Lungrensis Ill.mum ac Rev.mum Dominum Johannem Stamati, hactenus eiusdem Eparchiae Syncellum, ipsum ad Ecclesiam titulo Stephaniacensem evehens, cum omnibus iuribus et officiis sive huic, sive illi muneri adnexis. Contrariis quibuslibet minime obfuturis.

Datum Romae, ex Aedibus Sacrae Congregationis pro Ecclesia 0rientali, die 25 mensis Aprilis in festo S. Marci Evangelistae, anno Domini 1967.

Gustavus Card. Testa

Propraefectus

+ Marius Brini, a secretis

 

 Lettera di ringraziamento a Paolo VI

Lettera di ringraziamento a Paolo VI 

Lungro, 7 maggio 1967

Santità,
nel momento in cui S.E. Rev.ma Mons. Mario Brini, Segretario della Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, mi ha comunicato che la Santità Vostra aveva pensato alla mia povera persona per elevarlo alla dignità episcopale, con il compito di governare la Diocesi greca di Lungro, in qualità di Amministratore
Apostolico, spontanee sono sgorgate dal mio cuore le parole di Mosé rivolte a Dio,nell'atto in cui gli affidava la missione di guidare il suo popolo: «O Signore, manda, ti prego, chi hai da mandare ».
Ho sentito subito la sublimità e la gravità della missione in confronto alle mie deboli forze e, come Mosé, ho chiesto a Dio che altri, più degno e santo di me, fosse chiamato a «pascere la Chiesa del Signore, che Egli si è acquistato con il suo proprio sangue». Se ho accettato, l'ho fatto unicamente perché ho ricordato nella preghiera la parola dell'Apostolo: «Tutto posso in Cristo che mi dà forza ». Così, nel nome del Signore, ho lanciato la rete.

Offro a Dio la mia debolezza, affinché più luminosa appaia la sua grazia e la sua azione salvatrice nelle anime, con l'unico intento di servire la Chiesa e la Santa Sede, verso la Quale gli italo-albanesi hanno professato, nel corso di quasi cinque secoli della loro permanenza in Italia, indefettibile fedeltà.
Nel prostrarmi ai piedi della Santità Vostra per professare il mio ringraziamento umile, ma sincero, e la mia fedeltà alla Cattedra di Pietro, non compio un gesto d'occasione, ma un intimo dovere che la fede e l’esempio dei Padri mi impone.
Papa Paolo II accolse nelle ospitali regioni d'Italia i nostri Padri, profughi per la fede e per amore della libertà, dalla loro patria, l'Albania, e nel susseguirsi dei secoli i Romani Pontefici hanno dato alle nostre comunità, nonostante le incomprensioni di altri, continue prove del loro amore e della loro protezione.
L'erezione della Diocesi greca di Lungro da parte di Benedetto XV, nel 1919, mentre coronava le istanze di secoli di attesa degli italo-albanesi, costituiva il suggello definitivo con cui un grande e lungimirante Papa, anticipando i tempi, schiudeva la via, con un atto concreto, ma significativo, al clima di comprensione e di carità verso l'Oriente, di cui la Santità Vostra ha dato il più sublime esempio nell'incontro di Gerusalemme con il Patriarca Atenagora.
Santità, l'Eparchia di Lungro, esigua per numero di fedeli e geograficamente sparsa sulle colline e sui monti della Calabra e della Lucania, costituisce di per se stessa un esempio vivente di alto valore ecumenico, associando alla fede cattolica la sua fisionomia spirituale bizantina. Ad essa guarda con simpatia l'Oriente ortodosso, i cui rappresentanti, anche illustri, sono venuti a visitarla in questi ultimi anni riportandone le più favorevoli impressioni.
E' uno dei principali intenti dell'umile servitore, che scrive alla Santità Vostra, di mantenere ed intensificare le caratteristiche di questa Eparchia per contribuire, nei limiti delle sue possibilità, alla tanto sospirata unione.
Non posso offrire al mistico gregge, affidatomi dalla Santità Vostra, particolari qualità e virtù personali, né realizzazioni di grandi opere compiute nei miei trentadue anni di vita parrocchiale, ma mi sforzerò di imprimere al mio ministero un carattere accentuatamente pastorale nella semplicità e modestia, ricercando con costanza di formare, con la grazia di Dio, una Comunità Diocesana, in cui il Vescovo «con il Venerando Presbiterio », come dice la nostra Liturgia, formino un sol cuore ed una sola anima con il Popolo di Dio.
Nella speranza che la Santità Vostra potrà benignarsi di ricevermi in udienza nel corso del prossimo mese di giugno, prima della consacrazione episcopale, che dovrebbe avvenire il giorno 25 dello stesso mese, prostrato ai Vostri piedi imploro per i fedeli di questa Eparchia, per il clero e per me l'Apostolica Benedizione.
Della S. V. umilissimo servo in Cristo
Giovanni Stamati
Vescovo Eletto di Stefaniaco
Amministratore Apostolico di Lungo

 

 

LETTERA DI RISPOSTA
Segreteria di Stato
di Sua Santità.
N. 95622 Dal Vaticano, 15 maggio 1967


Eccellenza Reverendissima,
Con pregata lettera del 7 corr. mese, l'Eccellenza Vostra Rev.ma si è data premura di far pervenire l'Augusto Pontefice espressioni di viva riconoscenza, di profonda devozione e di immutabile fedeltà per la recente sua elevazione alla dignità episcopale, con il compito di governare la Diocesi di Lungro, in qualità di
Amministratore Apostolico.
I1 Santo Padre ha accolto con particolare compiacenza i suoi senti-menti e propositi fervidi, che garantiscono la previsione di un ministero pastorale solerte, attivo e proficuo di santo bene nel nuovo campo di apostolato.
Egli, a tale scopo, Le invoca di cuore — mediatrice la dolce Madre della Chiesa — l'aiuto e l'assistenza dello Spirito del Signore, mentre in pegno di esse e quale conferma della Sua benevolenza, imparte la propiziatrice Benedizione Apostolica, estensibile a quanti Le sono vicini e cari in Cristo.

In merito, poi, all'Udienza Pontificia, l'Eccellenza Vostra riceverà !a relativa comunicazione dall'Ufficio del Maestro di Camera di Sua Santità.

Con sensi di distinto ossequio mi confermo di Vostra Eccellenza Rev.ma
dev.mo A. G. Card. Cicognani
A Sua Eccellenza Rev.ma
Monsignor Giovanni Stamati
Vescovo Eletto di Stefaniaco
Amministratore Apostolico
LUNGRO

Il discorso di insediamento

Cronaca dell'insediamento

Lungro, e tutta l'Eparchia, hanno vissuto una giornata indimenticabile, il 29 giugno, festa dei SS. Pietro e Paolo, Corifei degli Apostoli, in occasione della consacrazione episcopale di S.E. Mons. Stamati, Vescovo titolare di Stefaniaco, Amministratore Apostolico della Diocesi di Lungro. Una giornata di fede e di commozione, in cui tutto il popolo ed il Cieco si è stretto attorno al Nuovo Pastore, nel momento solenne della sua consacrazione episcopale.

La consacrazione è avvenuta per le mani delle LL EE. Rev.me: Mons. Giovanni Mele, Vescovo di Lungro, Giuseppe Perniciaro, Vescovo Ausiliare di Piana degli Albanesi, e Andrea Katkoff, Vescovo ordinante per i bizantini a Roma. Nella Cattedrale di Lungro, gremita fino all'inverosimile dai fedeli di tutti i paesi della Diocesi, convenuti per l'occasione, e da tutto il Clero dell'Eparchia, il solenne rito si è svolto secondo il Typikòn di Costantinopoli, mentre il coro, composto da un’ottantina di elementi, sotto la direzione del Rev.do Papàs Francesco Samengo, eseguiva con vera perfezione i canti liturgici. Al piccolo introito i Vescovi consacranti si sono seduti sulle tre poltrone preparate davanti al tappeto, su cui era stata dipinta l'aquila con le torri di una città ed i fiumi. Presentato dal Rev.mo Papàs Giovanni Battista Tocci, Canonico Ecclesiarca, come Sacerdote più anziano del Clero Diocesano presente, e dal Rev.mo P. Emanuele Lanne, Rettore del Pontificio Collegio Greco, Mons. Giovanni Stamati ha pronunziato le tre formule di fede volute dal rito. Poi, mentre Mons. Giovanni Mele, Vescovo consacrante, si sedeva al lato sinistro dell'altare, il nuovo Vescovo, accompagnato dagli Ecc.mi Mons. Perniciaro e Katkoff, a1 canto dei tropari di rito, Faceva il triplice giro dell’'altare, baciandone i quattro angoli. Poi si inginocchiava ai piedi dell'altare. Il libro dei S. Vangeli veniva aperto sul suo capo e i tre Vescovi ordinandi, imponendo le mani, recitavano la formula di consacrazione. Seguiva immediatamente la vestizione. Scoppiava, allora, un applauso prolungato di esultanza e di gioia.

Dopo il canto del Vangelo, S.E. Rev.ma Mons. Mele, primo consacrante, ha tenuto l'omelia. Ha ricordato i suoi 47 anni di episcopato ai servizio della Diocesi, di cui è stato il primo Vescovo, ed augurato a Mons. Stamati un fecondo apostolato. S.E. Mons. Stamati rispondeva con un discorso commosso ed ispirato, del quale in altra parte diamo ampi stralci. Al Pontificale hanno assistito S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Rizzo, Arcivescovo di Rossano e il Rev.mo P. Teodoro Minisci, Archimandrita Ordinario della Badia Greca di Grottaferrata. Erano presenti molte Autorità, tra cui S.E. L'On.Gennaro Cassiani, S.E. l'On.le Riccardo Misasi, Sottosegretario di Stato alla Giustizia, il Vice Questore, il Vice Presidente della Provincia, l'Ispettore Napoletano, in rappresentanza del Provveditore agli Studi, quasi tutti i Sindaci dei Comuni della Diocesi di Lungro, l'On.le Giacinto Froggio, Presidente della Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania e il Dott.Cav. Florindo Antoniozzi, il Capitano dei Carabinieri, l'Ispettore Scolastico Vincenzo Minisci, ecc. Al termine del Pontificale, S. E. Mons. Giovanni Stamati ha ricevuto gli auguri da parte dei fedeli presenti al sacro rito ed ha distribuito l'immagine ricordo. Subito dopo il nuovo Vescovo, in mandìas e pastorale, accompagnato dalle personalità presenti e dal popolo, ha inaugurato i locali del nuovo Asilo Infantile, magnifica e funzionale opera realizzata da lui in molti anni di sacrifici. Nei locali del nuovo Asilo si è offerta la colazione agli invitati. Nel tardo pomeriggio, il Capitolo Cattedrale, convocato in precedenza da S.E. Rev.ma Mons. Stamati, in sostituzione dei consultori eparchiali, ha assistito alla presa di possesso della Diocesi da parte dell'Amministratore Apostolico. Dopo aver mostrato la Bolla a S.E. Rev.ma Mons. Giovanni Mele, si è steso il verbale di passaggio che tutti i presenti hanno firmato.

 

Passi dal discorso di insediamento

“Grazie siano rese a Dio per il suo dono ineffabile!” (II Cor. 9, 15). E' il primo, spontaneo sentimento che sgorga dal mio cuore per la grazia inenarrabile che Egli, nei disegni misteriosi della Sua Provvidenza, ha fatto a me, indegno suo servo, elargendomi la grazia della pienezza del Sacramento, l'Episcopato. Con l'Apostolo Paolo esclamo: « A me che sono il minimo di tutti i santi (i cristiani) è stata concessa la grazia di evangelizzare (ai Gentili) le insondabili ricchezze di Cristo e di far risplendere agli occhi di tutti la economia del mistero che è stato nascosto sin dall'eternità in Dio, creatore di tutto »(Efes. 3, 8-9). Di fronte a così eletto carisma e grave missione non posso non sentire tutta l'inadeguatezza delle mie qualità naturali e soprannaturali e mi conforta solo il pensiero della parola di Cristo: « Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga... » (Gv. 16, 16). Mons. Stamati è quindi passato a tracciare la figura e la missione del Vescovo, secondo l’insegnamento di S. Paolo e del Concilio Vaticano II, e ha così continuato: « C'è un secondo aspetto della missione del Vescovo che va sottolineato: la sua qualità di Pontefice, di Sacerdote sommo della Comunità diocesana, di santificatore delle anime, in qualità di « Ministro di Cristo e amministratore dei misteri di Dio » (T Cor. 4,1). Ed è nella Liturgia in cui si attualizza il mistero pasquale di Cristo che la funzione sacerdotale del Vescovo si esplica in altissimo grado.

 

 

La Liturgia Centro Della Vita Della Chiesa

Nella tradizione bizantina, da cui attinge la nostra Comunità, la Liturgia è stata sempre considerata come il centro, la fonte, il culmine della vita della Chiesa. Come simbolo di quella Liturgia eterna e celeste, in cui l'esercizio dei Sacerdozio di Cristo, coronato dai beati, redenti dalla Sua funzione mediatrice, continua a dare gloria perfetta a Dio. Verso una vita liturgica più cosciente e vissuta di tutto il Popolo di Dio indirizzeremo tutti i nostri sforzi con l'indispensabile e preziosa collaborazione dei fratelli nel sacerdozio. Non deve apparire un paradosso se si afferma che sotto più aspetti la Liturgia bizantina non ha affatto bisogno di riforme, in quanto le sapienti indicazioni del Concilio Vaticano II, in grandissima parte, erano già sentite e praticate. La Liturgia Eucaristica è stata sempre considerata come il mistero da cui nasce, s'incrementa e trova la sua unità la Chiesa; come la sorgente della carità che compagnia a Cristo e tra loro i fedeli; come la preghiera comunitaria del Corpo di Cristo. Il Popolo di Dio non è stato mai considerato come spettatore, ma come uno dei protagonisti dell'Azione Liturgica, a tal segno che ogni ministero liturgico sacerdotale non si concepisce senza la presenza dei fedeli. Per quanto in particolare tuttavia si riferisce alla nostra Comunità diocesana è necessario riconoscere che il nostro allineamento pratico in taluni punti, determinato dalla nostra presenza in mezzo alla popolazione di rito latino al diritto canonico occidentale ci ha impedito nel passato di seguire alcune norme fondamentali della Liturgia bizantina, come , p. es., l’uso della lingua viva nella liturgia. Ora è in corso di completamento l’edizione in lingua albanese ed italiana del testo della liturgia di S. Giovanni Crisostomo, mercé la generosità della S. Congregazione Orientale; secondo le circostanze di luogo e le esigenze dei fedeli sarà adottata l'una o l'altra lingua, senza, tuttavia, dare l'ostracismo alla lingua greca, che per tanti versi rappresenta un tesoro inapprezzabile.

 

Il Buon Pastore

Non mi parrebbe di aver messo in sufficiente luce la missione del Vescovo se non dicessi almeno qualche cosa sulla sua figura di Pastore. Nel nostro rito la vera insegna episcopale è il cosiddetto « Omoforion » cioè la grande stola che Egli porta sulle spalle, incrociata sul petto. Ma qual é il suo significato? Risulta dalle parole che accompagnano la sua imposizione: «O Cristo, Tu hai preso sulle Tue spalle la nostra natura smarrita e, salito al Cielo, la presentasti a Dio Padre ». Non è solo la funzione ministeriale mediatrice del Vescovo che qui è posta in luce, ma anche quella della sua pastoralità. Egli, quale Buon Pastore, porta su di sé il suo popolo per offrirlo a Dio. Nello stemma della Diocesi ora adottato, sovrastante al primo campo, che raffigura una nave con le vele spiegate, su cui c'è l'aquila bicipite albanese a significare l'origine etnica della nostra Comunità, è stato posto il Buon Pastore. Ecco ciò che vuole l'Amministratore Apostolico in questa Eparchia. Senza rumore, senza gesti clamorosi, in umiltà e pazienza, si propone di seguire l'esempio di Gesù. Nelle immagini-ricordo che fra poco saranno distribuite si leggono le parole dell'Evangelo di S. Giovanni: «Io sono il Buon Pastore. I1 Buon Pastore offre la sua vita per le sue pecorelle ».

 

Al Servizio Di Tutti

 Carissimi fratelli, presenti ed assenti, durante quegli anni, pochi o molti, che la Provvidenza vorrà lasciarmi al governo di questa Diocesi, uno solo sarà il mio desiderio: servire tutti nei limiti delle mie possibilità, senza nulla pretendere, senza nulla chiedere, senza mai risparmiarmi nell'intento di far sentire a tutti la bontà di Gesù. I1 Pastore vive in semplicità accanto alle sue pecorelle, condivide le loro pene e le loro gioie e, se ha una preferenza, è per le più deboli, per quelle più esposte ai pericoli, per quelle che più soffrono, perché in esse, più che mai, ravviva il volto, la fisionomia di Cristo. « Quando avrete fatto al minimo dei miei servi lo avrete fatto a me ». La consacrazione episcopale, ancor più che quella sacerdotale, schiude nel Vescovo una paternità più ampia e più intensa, essa è un riflesso e, nello stesso tempo, un prolungamento dell'unica paternità divina. E' il Vescovo, infatti, cardine dell'unità della Diocesi e, in un certo senso, principio fontale ministeriale della grazia, che riversa nelle anime della sua mistica vigna, generandole alla vita divina e santificandole. Tutto questo viene espresso con vivissima commozione dall'Apostolo Paolo, quando nella Ia ai Corinti (4, 14-15) scrive: “vi ammonisco come miei figli carissimi. Poiché quando voi avreste diecimila pedagoghi in Cristo non avreste però molti padri. Sono io che vi generai in Gesù Cristo per mezzo del Vangelo ». Conseguenza logica di questa affermazione è quanto l'Apostolo scrive nella II ai Corinti (12,15): « Quanto a me ben volentieri spenderò quanto ho, anzi spenderò tutto me stesso per le anime vostre ». La vita, per chi si è dedicato al servizio di Cristo, ha un solo scopo e un solo significato: donarla senza risparmio, come Cristo l'ha donata per condurre le anime a Dio.

 

Lavorare Insieme

Il mio discorso però non può finire qui. Ho parlato del Vescovo, dei suoi doveri, dei suoi umili propositi, ma le mie parole assumono il loro pieno valore, se si guarda al Pastore non come un isolato, ma come capo di un organismo ben articolato e compatto, che è, per esprimermi con le parole della Liturgia, il venerando Presbiterio, cioè i Parroci ed i Sacerdoti tutti della Diocesi. A voi, carissimi fratelli, va in questo momento il mio saluto pieno di fiducia, di speranza, di gratitudine e di amore. La vostra presenza in questa Cattedrale, che è il cuore della Diocesi, mi dice la vostra fraterna solidarietà e il vostro generoso impegno al servizio della Chiesa per il bene delle anime. Non mi propongo di essere vostro giudice, né ho l'ambizione di comandare. E' mia brama vivissima essere vicino a voi e in mezzo a voi come il più umile tra i fratelli per lavorare insieme per l'edificazione del Regno di Dio. Il Concilio sapientemente, e in ciò dobbiamo essere lieti, perché si è ispirato alla tradizione orientale, ha disposto che in ogni Diocesi vi sia il Consiglio Presbiterale. E' un organismo provvido, che risponde alle vere esigenze della vita di una Diocesi. Chi, infatti, più dei Sacerdoti e dei Parroci, conosce per esperienza diretta i bisogni delle anime e le loro difficoltà? E' quindi mio fervido proposto di istituire il Consiglio Presbiterale che, lungi dal costituire un intralcio al governo della Diocesi, o un attentato all'autorità del Vescovo, ne è un validissimo sostegno, una luce ed un incoraggiamento. Così potremo sentirci una sola famiglia e portare insieme la sollecitudine quotidiana che richiede la cura delle anime.

 

Sacrifici E Rinunzie

 Amati confratelli, non posso promettervi una vita facile, senza sacrifici e rinunzie. Sarebbe contrario alla consegna lasciataci dal Maestro Divino: « Chi vuol venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua ». La nostra pace la troveremo nel compimento della volontà di Dio, la quale può chiederci degli impegni talvolta dolorosi. Ma quando si tratta del bene delle anime, guardiamo in alto e ricordiamo le parole della Scrittura « Cristo non piacque a se stesso ». Questa è la via della nostra santificazione. E' mio vivo desiderio tuttavia di non imporvi sacrifici non indispensabili e necessari.(...) Dopo aver accennato ai Seminari di S. Basile e di Grottaferrata ed al Pont. Collegio Greco ed alla loro funzione, ha così continuato: A questo punto il d:scorso non può non rivolgersi alla nostra carissima Eparchia, o Diocesi, che nel suo genere, insieme con quella sorella di Piana degli Albanesi, è un'oasi orientale nel cuore del mondo latino, verso il quale abbiamo il massimo rispetto e stima, ma riteniamo che nei disegni mirabili della Provvidenza la sua esistenza costituisca un fatto di carattere storico ed attuale di grande importanza.

 

 

Pensiero Di Gratitudine Verso La Santa Sede

Sul piano storico l'esilio volontario di folte schiere di popolo, per salvaguardare fede e libertà, trova pochi riscontri in altre emigrazioni. D'altra parte la conservazione, dopo circa cinque secoli, della spiritualità, rito, mentalità e tradizioni, scalfite dal logorio dei secoli solo esteriormente, nonostante contrasti continui e incomprensioni, sta a dimostrare la spiccata personalità del popolo albanese e la sua indomita tenacia. Noi dobbiamo dare atto alla Santa Sede ed unirci al coro di gratitudine dei nostri Padri verso i Sommi Pontefici, che accolsero gli esuli albanesi e n e divennero quasi naturali protettori. Non possiamo qui neppure per cenni elencare i nomi dei Papi benemeriti della nostra Comunità, ma non possiamo tacere di alcuni, come Clemente XII, Corsini, che nel 1737 istituì in S. Benedetto Ullano il Collegio Corsini per la formazione dei giovani italo - albanesi, Collegio che in seguito fu trasferito nell'Abbazia di S. Adriano, a S. Demetrio Corone. Né possiamo dimenticare Benedetto XV, il Papa della carità e della lungimiranza, che nel 1919, accogliendo le istanze di secoli degli italo - albanesi, istituì la Diocesi di Lungro. Un fatto di altissimo significato religioso che cancellava una mentalità di secoli, la quale identificava la Chiesa Cattolica con la Chiesa latina.

 

La Nostra Funzione Nella Chiesa Oggi

Il gesto di Benedetto XV venne a premiare la duplice fedeltà degli albanesi: quella alla Cattedra di Pietro e quella alla tradizione spirituale-liturgica bizantina. Oggi nessuno ci contesta la nostra piena legittimità, né Costantinopoli, né Roma. Da qui nasce il nostro attuale dovere di non rimanere indietro nel movimento ecumenico e di portare, in questo senso, il nostro contributo nella Conferenza Episcopale Italiana. Ciò suppone una più approfondita coscienza di quel che siamo e rappresentiamo, da parte del Clero e del popolo; un maggiore contatto col mondo ortodosso; la costituzione di un Centro ecumenico per la conversione dei cuori nella fraternità e stima vicendevoli. Ma è ovvio che il nostro ruolo potrà avere efficacia nella misura in cui rimarremo « noi stessi ». Affermando ciò non facciamo torto a nessuno; chiediamo solo che i piccoli scopi parziali, pur lodevoli in sé, non inficino la nostra più grande finalità e ragion d'essere. Saremo pertanto, con gradualità e prudenza, difensori del nostro patrimonio liturgico e cercheremo di attuare quanto il Concilio Vaticano II, nel Decreto per gli Orientali prescrive, di ritornare alla purezza del rito, laddove ci si è allontanati. Ma il rito non è un fiore che cresce solitario su terreno esotico; ha bisogno del suo naturale ambiente, altrimenti può divenire un vestito coreografico e perdere il suo legarne con la teologia, spiritualità, cultura e tradizione. Nel rito cioè il popolo deve esprimere se stesso. Ecco perché noi oggi rispettosamente chiediamo al nostro Governo, anche in conformità della nostra Costituzione, di salvaguardare il nostro patrimonio linguistico, introducendo l'insegnamento della lingua albanese, nei modi e forme ritenuti più idonei, nelle scuole dei paesi albanofoni ». (...) Dopo aver ricordato il contributo di valore e di sangue dato dagli italoalbanesi al Risorgimento d'Italia, il Vescovo ha rivolto il suo.

 

Saluto Agli Albanesi D'Italia E Alla Madrepatria

«In questo momento non possiamo non rivolgere il nostro saluto, pieno di affetto e stima, a tutti gli albanesi d'Italia, a quelli della Madrepatria, sia dentro che fuori i suoi confini, augurando alla nostra Patria d'origine benessere, progresso, libertà e giustizia. Una parola di solidarietà cristiana e di ammirazione, va a quanti, clero e fedeli, dentro i confini della nostra patria di origine soffrono per la loro fedeltà a Cristo. Le nostre parole non sono di astio o di odio, ma di cristiana speranza, affinché presto torni il giorno in cui tutti gli Albanesi in un rinnovato clima di libertà e giustizia si riconoscano fratelli. Un saluto particolare va alla Diocesi sorella di Piana degli Albanesi, il cui degnissimo Vescovo, Mons. Giuseppe Perniciaro, accompagnato da esponenti del suo Clero, è venuto a partecipare a questa consacrazione, considerandola come un avvenimento di famiglia. Tale vuole essere questa circostanza, perché e noi albanesi del Continente ed essi della Sicilia abbiamo un'unica origine, un'unica fisionomia, un unico scopo. E' nel loro e nel nostro desiderio di camminare insieme collaborando per la grande causa dell'unione e per il progresso spirituale delle nostre Diocesi. Il V centenario della morte di Skanderbeg, che ricorre nel 1968, è un'ottima occasione per manifestare questa nostra unità di azione e di intenti. La nostra Diocesi per assolvere adeguatamente la sua missione necessita di vitalità nelle sue indispensabili strutture, che sono come il suo polmone, e della sua unità etnica. Crediamo che questo sia il momento storico, nell'ambito delle disposizioni conciliari, di esamina-re con serena equanimità questo problema, senza far torto a nessuno e nel massimo rispetto per tutti.

 

 

Sentimenti di riconoscenza e di gratitudine al S. Padre

Ma è ormai tempo di schiudere il nostro cuore a quei doverosi sentimenti di viva riconoscenza che la circostanza ci impone e che scaturiscono dal più profondo del nostro cuore. Gratitudine al Sommo Pontefice Paolo VI che ha pensato alla mia umile persona per porla sul candelabro della Chiesa ed impegno di fedeltà alla Cattedra di Pietro ed agli insegnamenti che da essa promanano. Riconoscenza alla Sacra Congregazione Orientale e particolarmente al suo insigne Pro-prefetto il Card. Gustavo Testa, che tanto benevolenza ha dimostrato verso questa Diocesi ed il suo indegno Amministratore Apostolico (...)

 

 

Riconoscente pensiero verso Mons. Mele

Il pensiero riconoscente si rivolge a nome di tutti paesi della Diocesi e mio all'Ecc.mo Mons. Giovanni Mele, che pur conservando il titolo di Vescovo di Lungro, ne lascia tuttavia la cura pastorale per un meritato riposo dopo ben 48 anni di episcopato. La Diocesi gli esprime oggi tutta la sua riconoscenza, ravvisando in Lui la figura del Pastore Buono che ha condotto la neonata Diocesi alla sua maturità, t r a difficoltà di ogni genere, arricchendola di opere, abbellendo le Chiese, formando le coscienze con un ininterrotto insegnamento fatto di soda dottrina e di esempio di virtù cristiane ed umane. Egli rimane tra noi quale Pontefice orante per aiutarci ad essere fedeli alla nostra vocazione e quale faro di santità per spronarci al bene. A Lui con la nostra gratitudine la promessa di fedeltà ai suoi insegnamenti e la devozione più filiale che si esprime nell'augurio: « Is pollà eti, per molti anni di vita felice e serena ».

 

 

Alla Popolazione Di Lungro

 Nel por fine a questo discorso il m:o animo riconoscente e commosso va alla sempre cara e amata popolazione di Lungro, alla cui cura spirituale sono stato preposto dalla fiducia del Vescovo da circa venticinque anni. Se dovessi fare un sereno esame di coscienza, ora che sto per lasciare la mia missione di Parroco, molti rimproveri avrei da rivolgermi, molti motivi per chiedere perdono a Dio ed a voi, carissimi fratelli. Troppo alta, troppo santa è l a missione del Parroco, perché si possa senza una intensa santità rimanere senza macchia nelle sue vertiginose altezze spirituali e pastorali. Sono cosciente di tutto questo, ma posso dirvi una sola cosa, che ho messo tutto il mio impegno per amarvi in Cristo, anche quando ho sbagliato. L'Apostolo delle Genti dice: « Chi è ammalato senza che io non lo sia? Chi vi è che subisce scandalo e io non ne arda? ». Le vostre gioie, le vostre pene, le vostre lacrime, le vostre fatiche, le vostre ansie e legittime aspirazioni hanno trovato un'eco profonda nel mio cuore. E la mia pena è stata tanto più viva, quanto più ho dovuto constatare l'impossibilità di esservi utile. (...)

 

 

Conclusione

Noi mettiamo il nostro lavoro pastorale sotto la protezione della Madre di Dio, nella certezza che Ella sarà la guida, la luce ed il sostegno nel nostro arduo cammino. Chiudo con le parole di S. Paolo: « Fratelli, siate lieti, attendete alla vostra perfezione, consolatevi, siate concordi, conservate la pace, e Iddio dell'amore e della pace sarà con voi! ». ( I l Cor. 13, 11).

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