Discorso del Rettore Papàs Pietro Lanza

Scritto da papàs Pietro Lanza il . In dall'Eparchia di Lungro

seminario5Gloria a Dio per questo giorno benedetto nel quale siamo stati convocati insieme in questa Chiesa per partecipare ad un evento storico. Un rispettoso saluto all’eccellentissimo Arcivescovo di Cosenza S.E. Mons. Salvatore Nunnari, la Sua presenza ci riempie di gioia e di onore. Un filiale abbraccio al mio amatissimo Vescovo, l’Eparca di Lungro, S.E. Mons. Ercole Lupinacci, che, nella sua benevolenza, mi ha assegnato a questa Parrocchia.
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Un caloroso saluto ai confratelli sacerdoti, alle suore, a tutti i fedeli di Cosenza e a quelli provenienti dai paesi arbëreshë (paesi) della provincia cosentina, membra vive della Chiesa di Lungro chiamate a gioire e a lodare Dio per l’avvenimento odierno. Il mio fraterno benvenuto e ringraziamento a tutti, anche a nome del vice parroco e dell’intera comunità parrocchiale, per essere venuti in questa antica Chiesa, ricca e preziosa di testimonianze storiche e artistiche. Gli eccellentissimi Vescovi di Venerata memoria, Selis e Stamati, una trentina d’anni or sono, con grande lungimiranza e spirito profetico, decisero di destinare questo Tempio sacro, costruito nel XVI secolo e appartenuto alla Confraternita dei sarti, al servizio degli arbereshe di rito bizantino, provenienti dai comuni della provincia, residenti in Città e dintorni e che si avvicinano alle 10.000 persone. Gli arbëreshë eredi di quegli albanesi che guidati dal leggendario e valoroso Giorgio Castriota detto Skanderbeg, di cui abbiamo un busto appena fuori dalla Chiesa, salvarono nel XV secolo l’occidente e la cristianità, fermando per oltre un ventennio il pericolo di quei tempi. Alla morte del condottiero, definito in vita “atleta di Cristo” dal Pontefice di quel tempo, Papa Pio II, parte di quei prodi e le loro famiglie dovettero dolorosamente abbandonare la madre patria e, guidati da un disegno provvidenziale, in un tempo storico propizio, dopo il Concilio di Firenze che perseguiva l’unione dei cristiani, trovarono riparo presso conventi e monasteri ubicati nei territori del Regno di Napoli, dove vennero benevolmente accolti dai monaci come fratelli appartenenti alla Chiesa Greca e profughi per motivi di fede. In quei territori, inoltre, essi si inserirono a stretto contatto con popolazioni che mantenevano ancora vivo il ricordo di una cristianità e di una Chiesa in cui greci e latini, con tradizioni liturgiche diverse, vivevano in piena comunione nella giurisdizione del primate d’Italia, il Papa di Roma, lodando e glorificando in modi diverse l’unico e solo Dio, in una sola Chiesa Cattolica e Ortodossa nello stesso tempo. La Divina Provvidenza, allora e nei tempi successivi, ha sempre protetto il piccolo popolo arbereshe, come se fosse un popolo eletto, e ha fatto in modo che essi che avevano dovuto abbandonare la madre patria per non perdere la fede cristiana, non avessero mai a perdere la fede ricevuta dai loro Padri nella loro terra di origine. Infatti, a distanza di cinque secoli, dopo varie e alterne vicende e sofferenze, sopravvive in noi e continuerà a vivere la fede dei nostri padri, nella lingua e nella tradizione spirituale che si è tramandata nel tempo, e la giornata di oggi ne è una prova. Questo fatto miracoloso si può spiegare accettando che la Divina Provvidenza, avendo posto la piccola Chiesa di Lungro, di rito bizantino, nel cuore della Chiesa Cattolica di rito latino ha inteso affidare alla medesima una missione, della quale essa non è né degna né capace di portare il peso. Le chiede, in pieno occidente di essere una Chiesa pienamente orientale, in comunione con i fratelli e le sorelle della Chiesa Cattolica e della Chiesa Ortodossa, al fine di rendere testimonianza alle medesime che Una è la Chiesa di Cristo, a prescindere da tradizioni umane e da circostanze storiche, e, nello stesso tempo, ponendo alle medesime venerabili Sante Chiese, la necessità e l’urgenza dell’unità dei cristiani perché si possa compiere il comandamento del Salvatore: “Vi riconosceranno da come vi amerete” e la realizzazione della Sua Parola: “che siano una sola cosa” affinché il mondo possa credere che Lui è il Salvatore, il Signore onnipotente ed eterno, il Dio fattosi uomo per riportare l’uomo alla primitiva bellezza e dignità. Dio vuole questo dalla Chiesa di Lungro e lo rende manifesto anche con la benevolenza dimostrata verso il Suo Pastore, in questo suo XXV di episcopato, nel quale gli ha donato la grazia di ordinare ben 5 sacerdoti e di inaugurare un seminario diocesano a 270 anni dall’istituzione del famoso Collegio Corsini di San Benedetto Ullano, voluto da Papa Clemente XII di venerata memoria e a 110 anni dalla chiusura dell’altrettanto noto Collegio Sant’Adriano di San Demetrio Corone, nel quale si sono formati il clero e i laici che hanno prima preparato e poi visto istituire la Diocesi di Lungro nel 1919. Eccellenza Reverendissima il passo di oggi è audace, coraggioso, decisivo per la Chiesa di Lungro. Il nostro primo Santo Vescovo Mons. Giovanni Mele di Acquaformosa, di venerata memoria, ha ricevuto la Chiesa di Lungro, appena istituita dalla Santa Sede, come una giovane sposa, priva di qualsiasi cosa e ricca soltanto di storia e di sofferenze; il nostro secondo Santo Vescovo, di venerata memoria Mons. Giovanni Stamati di Plataci , l’ha rilevata, già strutturata e operante, con un presbiterio santo e operoso e l’ha abbellita e adornata in ogni modo. A Lei, Eccellenza Reverendissima, tocca proseguire l’opera, e proiettarla nel futuro, dandoLe dei figli e provvedendo alla loro formazione perché possa continuare ad aver luogo l’opera della Provvidenza a beneficio degli Arbereshe. L’apertura di un Seminario, con 7 seminaristi, è proiezione verso il futuro che si vuole basare in maniera decisa salda sulle radici della Chiesa a cui esso appartiene e sulla missione profetica della medesima di rendere testimonianza e richiamare i cristiani al tempo e alla situazione di comunione ecclesiale precedente al rovinoso scisma di Costantinopoli . È un fatto storico-salvifico nel quale Dio è l’attore principale che ha disposto condizioni e circostanze e nel quale ha inserito coloro che devono adempiere la Sua volontà e tra costoro c’è appunto il suo prediletto, il nostro Santo Vescovo, attento ascoltatore, profondo conoscitore e solerte realizzatore della Parola di Dio. La Parrocchia Greca del “Santissimo Salvatore” è cosciente di rappresentare a Cosenza la minuscola ma significativa Chiesa di Lungro della quale condivide appieno la missione. Essa gode della benevolenza, ormai trentennale, dei Pastori della Chiesa cosentina (Selis, Trabalzini, Agostino, Nunnari) e dell’amicizia del clero, della simpatia delle Autorità civili e della popolazione di questa antica città, piena di devozione verso Dio e verso i suoi Santi, in particolare San Francesco di Paola. E vuole essere come una piccolissima perla incastonata nel prezioso e ricco tessuto della Chiesa metropolitana di Cosenza, un lembo d’oriente che vive e manifesta, in un’altra lingua e con altri gesti e tradizioni un differente modo di lodare e glorificare l’unico e medesimo Signore nella unica e medesima sua sposa, la Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica, di retta fede. Posta alla confluenza dei due fiumi, la nostra Chiesa invita all’incontro, al dialogo, alla conoscenza reciproca, alla preghiera secondo il rito bizantino che ricorda alla città il passato della Calabria e profetizza quello che sarà il futuro, speriamo prossimo, in cui i cristiani possano ritornare ad essere ciò che abbiamo sentito nella Divina Liturgia di quest’oggi da San Paolo nella Lettera agli Efesini: un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, un solo Signore, una sola fede, un solo Dio Padre di tutti. Una sola Chiesa con due polmoni, affinché possa parlare di pace agli uomini e alle donne di oggi e di ogni tempo, alla maniera di Dio, nostra pace, al quale vanno il nostro ringraziamento, l’onore, la lode e la gloria per tutti i secoli dei secoli. Amìn.

 

Cosenza 26 novembre 2006

 

 

Tratto dalla rivista Lajme 2006 

 

 

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