Intervista a S.E. Mons. Oliverio

Scritto da Giuseppe Chimisso il . In dall'Eparchia di Lungro

DonatoOliverioPubblichiamo con piacere l'intervista a S. E. Mons. Donato Oliverio, vescovo dell'Eparchia di Lungro, di Giuseppe Chimisso. L'intervista è stata trasmessa da Radio Antenna 2000.

1.Domanda - Spesso si dubita del valore di iniziative volte a solennizzare le ricorrenze, per lo più i centenari, non soltanto di istituzioni ed eventi; può a volte trattarsi di celebrazioni di circostanza che poco aggiungono alle conoscenze o alle valutazioni già disponibili e circolanti. Perché il centenario dell’Eparchia di Lungro si differenzia e non è una celebrazione di circostanza?

Quale significato ne dà Mons. Donato Oliverio, Eparca di Lungro?

Risposta - Il 1° centenario vuole essere, innanzitutto, un inno di lode e di ringraziamento a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo per il dono che ci ha voluto elargire attraverso il Papa Benedetto XV, il 13 febbraio 1919, quando il venerato Papa istituiva l’Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia continentale, immediatamente soggetta alla Santa Sede. Un avvenimento storico di grande portata per gli albanesi di Calabria, con ripercussioni antropologiche e sociali, e, naturalmente, ecclesiali.

Il 1° centenario dell’Eparchia è un’occasione preziosa per conoscere meglio la realtà e il significato di questa Chiesa viva che siamo noi, proiettati nel futuro.

 

  1. Domanda - Cosa ha rappresentato, più specificamente per la Calabria, la presenza dell’Eparchia durante questi primi cento anni?

Risposta - In Calabria la Chiesa è bella, perché respira a due polmoni. In questi cento anni l’Eparchia di Lungro ha contribuito a salvaguardare il principio della legittima diversità nell’unità della fede, e ha mantenuto vivo l’esigenza del rispetto della legittima diversità. Oggi con le altre 11 diocesi in Calabria viviamo in piena comunione affettiva ed effettiva, la nostra presenza in Calabria è motivo di arricchimento a vicenda.

  1. Domanda - Quando inizia la storia dei cristiani di Albania in Italia?

Risposta - La presenza degli arberesh in Calabria risale al XV secolo, quando i profughi albanesi greci approdarono in Italia. Precisamente queste comunità iniziano a vivere nei territori italiani dopo il Concilio di Firenze 1439 che dichiarò l’unione tra la Chiesa romana e la Chiesa greca. Iniziarono le migrazioni dei nostri Padri, a causa dello scoppio della guerra contro i turchi invasori, contrastati dell’eroe Giorgio Castriota Scanderbeg, poi insignito del titolo di “atleta di Cristo”.

3.Domanda - Quali sono le specificità liturgiche della Chiesa di rito bizantino?

Risposta - La Chiesa italo-Albanese di rito bizantino-greco segue l’imerologhion che è il calendario liturgico bizantino. È importante rilevare che l’anno liturgico inizia il giorno di Pasqua, essa è il centro vitale, pulsante e portante dell’anno liturgico: ad essa tutto tende, da essa tutto prende inizio. La liturgia che celebriamo ogni giorno è la liturgia di San Giovanni Crisostomo, illustre padre e dottore della Chiesa del IV secolo.

  1. Domanda - Da un punto di vista liturgico. L’icona come può essere definita?

Risposta - L’icona è un’immagine sacra che testimonia una presenza, in quanto evoca il mistero dell’incarnazione: “veramente il Verbo di Dio si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”. Gesù è l’immagine visibile di Dio invisibile. Per la spiritualità del fedele di rito bizantino, le icone hanno una grande importanza, sia durante la celebrazione liturgica che per la preghiera particolare. L’uomo, anche il più perfetto, ha bisogno dell’immagine, come del libro,per capire meglio il significato del Vangelo. Così le icone di Cristo, della Madre di Dio e dei santi, che illuminano le Chiese di rito bizantino, non hanno una funzione estetica, decorativa, ma sono integrate nel mistero liturgico; infatti liturgia bizantina e icone sono inseparabili.

  1. Domanda - L’eparchia è custode di una tradizione spirituale che guarda ad Oriente, ma anche di un patrimonio storico importante: come si rinnovano questa tradizione e questa storia nel presente, e quali sono le condizioni affinchè si proiettino al meglio nel futuro?

Risposta - La nostra Eparchia, la Chiesa Italo-Albanese in genere, è coinvolta nella grande questione della ricomposizione dell’unità dei cristiani. San Paolo VI, definì i fedeli italo-albanesi: precursori del  moderno ecumenismo. La nostra Eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi rende visibile in Italia l’Oriente, in Calabria in modo particolare.  Saldamente piantata in occidente con il suo patrimonio liturgico, cerimoniale, iconografico teologico, melurgico, culturale. Oggi si pone la relazione con il mondo giovanile. Siamo chiamati ad intercettare le esigenze del mondo giovanile ed offrire risposte/proposte adeguate, e siamo chiamati a far crescere nei giovani l’amore per le proprie tradizioni e l’attaccamento alla fede cristiana professata col rito bizantino-greco, qui si gioca il futuro dell’Arberia. Tradizione e innovazione, un giusto equilibrio, garantiscono la continuità dei valori della nostra stirpe arbereshe.

  1. Domanda - L’Arberia si sta spopolando. La Chiesa riflette il suo operato anche nel sociale: come avviene ciò e rispetto a quali esigenze, nell’Eparchia di Lungro?

Risposta - La Chiesa è presente in tutte le comunità del suo territorio, i parroci, i sacerdoti sono vicini al popolo a camminano insieme, cercando di intercettare le loro esigenze che sono tante, materiali e spirituali. La Caritas diocesana cerca di andare incontro alle varie difficoltà, ciò che maggiormente ci inquieta è la disoccupazione giovanile, e lo spopolamento dell’Arberia, una vera e propria emorragia, noi invochiamo e chiediamo una politica dei piccoli centri che possa affrontare queste problematiche.

  1. Domanda - La società odierna è definita “fluida” e si evolve continuamente e velocemente. Il clero ed il mondo laicale eparchiale sono preparati nell’affrontare in sinergia i nuovi problemi? La vostra specificità, storica, etnica e religiosa, quale valore aggiunto, come può essere giovevole ed utile?

Integrazione non comporta necessariamente omologazione. Il nostro popolo è davvero una realtà assolutamente singolare, così come la nostra Eparchia, sia per le Chiese d’Oriente che per quelle d’occidente. Fedele al proprio patrimonio di fede, il nostro popolo arberesh è testimone vivo oggi della tradizione orientale e di essere oggi, nel tempo del cammino ecumenico costruttore di ponti, e per il mondo globalizzato modello di conservazione della identità di un popolo, nel mantenimento dei caratteri identitari etnici-linguistici religiosi delle comunità arberesh. Il rito bizantino si rivela come elemento costitutivo del nostro popolo, sentito come il più alto e prezioso patrimonio di tutta la stirpe arberesh.

Tradizione e innovazione, un giusto equilibrio nella trasmissione dei valori di una cultura.

                                   + Donato Oliverio, Vescovo

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