L’eremo di S. Nilo di Rossano

Scritto da Adriano Mazziotti il . In San Demetrio Corone - Shën Mitri Korone

grotta-san-nilo.gif"Sono deplorevoli l'abbandono e gli sfregi cui è esposto questo storico e suggestivo avanzo. Il Municipio di S. Demetrio dovrebbe sentire il dovere di meglio tutelarlo e di facilitarne l'accesso".
Era l'accorato appello lanciato da Paolo Orsi, insigne archeologo, dalle pagine del suo volume "Le chiese basiliane della Calabria" (1921) alle autorità competenti del tempo in favore dell'antico eremo dedicato a San Nilo di Rossano, compatrono della Calabria e fondatore nel 955 del monastero di Sant'Adriano. .
L' archeologo trentino, nel capitolo "La chiesa di S. Adriano", rivolse l'attenzione anche ai ruderi secolari della cappella eremitica eretta in località Sant'Elia, nel territorio di San Demetrio Corone.
Paolo Orsi, che visitò e studiò la chiesa di Sant'Adriano nel 1919 e anche l'anno successivo, rimase colpito dalle rovine dell'antico romitorio, suggestiva testimonianza storica di arte rupestre in questa regione, meglio noto come "grotta di San Nilo, ma a toccarlo di più nell'animo deve essere stata la condizione di abbandono in cui versava.

I ruderi sopravvissuti fino a oggi sono i muti testimoni di ciò che rimane di un santuario eremitico, oggi lasciato derelitto e sempre più in rovina, eretto in memoria del Santo rossanese dai monaci della vicina abbazia in epoca imprecisata, con attaccata una cella per il frate custode. Pur non rendendo più l'idea degli eventi di cui sono stati testimoni per quattro secoli, le rovine del santuario eremitico ancora affascinano il visitatore attento. L'elemento artistico più interessante si trova all'interno, un tempo coperto da una volta crollata tanti anni or sono: un evanescente affresco raffigurante San Nilo in una grotta, genuflesso e orante di fronte a Cristo sulla croce.  Sul dipinto - risalente al XVI o al XVII secolo - si notano ancora svariate e vecchie scritte a matita, nella maggior parte nomi lasciati in tempi diversi dagli studenti del Liceo in occasione di qualche probabile passeggiata scolastica o dai convittori alloggiati nel Collegio Italo-Albanese di Sant'Adriano.

Anche le superfici laterali interne erano un tempo affrescate, come dimostrano le poche ed evanescenti tracce di pitture nella parete di destra: una mano, un libro e un fanciullo (probabilmente un Sant'Antonio).

L'affresco centrale richiama molto un quadro del Domenichino (al secolo Domenico Zampieri, 1581-1641) conservato nella cappella Farnesina della badia greca di Grottaferrata, con la differenza che in quest'ultimo è Gesù in croce a benedire il Santo.

Nel 1794 i monaci di Sant'Adriano furono trasferiti in altri monasteri della Calabria per decreto regio a seguito del trasferimento del Collegio Corsini da S. Benedetto Ullano a S. Demetrio. Da allora per il santuario eremitico ebbe inizio l'inevitabile declino.

Il tempo e soprattutto le intemperie hanno reso sbiadito il suggestivo e antico dipinto. Ma ancora più gravi e inauditi sono i segni lasciati dall'uomo. Come il grave sfregio commesso da mano ignota sui volti di Cristo e di San Nilo, risalente agli inizi del secolo scorso.

Nell'estate 1995 un inaudito e pesante sfregio è stato recato all' affresco da scellerati rimasti ignoti: mani sacrileghe hanno rovinato a colpi di mazza o piccone la parte inferiore del dipinto. A spingerle contro la sacra immagine, probabilmente, questa volta è stata la fantasiosa leggenda secondo la quale dietro l'ampio stipo settecentesco posto nella sacrestia della chiesa vi fosse un nascondiglio collegato a un cunicolo che conduceva nella grotta, nonostante il luogo non presenti alcuna caratteristica di cavità naturale. Leggenda, fantasia oppure storia ? Il cunicolo esiste o esisteva davvero? A parte le storielle che la fantasia popolare ha imbastito sulla sua storia, probabilmente il nascondiglio serviva a mettere i monaci del monastero al sicuro da incursioni indesiderate.

L'estate 2004 l'ennesimo atto vandalico ha ulteriormente danneggiato quel po' che rimane del dipinto. I vandali di turno hanno imbrattato l'affresco spruzzando vernice nera, anche sulla parete laterale sinistra e su alcuni punti delle diroccate mura perimetrali interne ed esterne della secolare cappella.

Dalla primavera 2004 il suggestivo eremo è raggiungibile attraverso il vecchio percorso riqualificato grazie alla realizzazione di una pavimentazione fatta di ciottoli di fiume, finanziata con fondi erogati dalla Comunità montana "Destra Crati".            Dalla Platea del monastero apprendiamo che gli ultimi restauri conservativi sulla cappella eremitica furono eseguiti nel 1755, in occasione del settimo centenario della fondazione del monastero, a cura dell'abate D. Nilo Malena, rossanese, omonimo e concittadino del Santo fondatore del cenobio.

Nel 1794 i monaci del monastero furono sistemati in altri conventi calabresi, a seguito del decreto del re Ferdinando IV che trasferì il Collegio Corsini da S. Benedetto Ullano a S. Demetrio Corone, incamerando tutti i possedimenti del soppresso cenobio. Rimasto senza più custodia e manutenzione, per il santuario eremitico cominciò la lenta ma inarrestabile decadenza (Besa/Roma).



Articolo tratto da Besa - Giogno 2008.
Nota di apertura
Nel quadro generale del nostro interesse di ritrovare testimonianze della vita concreta della presenza bizantina in Italia (monasteri, chiese, parrocchie, santuari, icone, affreschi, manoscritti, libri ecc.) presentiamo una nota del prof. Adriano Mazziotti, sull’eremo in cui avrebbe vissuto S. Nilo di Rossano:


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