La chiesa di S. Nicolo’ di Mira

Scritto da Pietro Di Marco il . In Mezzojuso

Madrice_San_Nicolò_(1)La chiesa di S. Nicolò di Mira o Matrice greca, sita nella piazza Umberto I, si eleva, insieme con l'attigua Matrice latina, al centro del paese. Venne costruita dal 1516 al 1520, quando si determinò la necessità di provvedere ai bisogni spirituali della popolazione, in seguito all'espansione del territorio urbano di Mezzojuso.
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A questa nuova chiesa vennero trasferiti tutti i diritti e le prerogative della prima chiesa di S. Maria di tutte le Grazie, costruita dai profughi albanesi in forza delle "Capitolazioni" del 3 dicembre 1501 tra loro e il Commendatario del Monastero di S. Giovanni degli Eremiti di Palermo.

Per il permesso ottenuto il 26 marzo 1557 dall'Arcidiocesi di Palermo, la chiesa, ormai piccola ed angusta, venne abbattuta e sullo stesso posto ne venne costruita una più grande, secondo le esigenze del rito bizantino-greco; lo testimoniano, tra l'altro, le visite pastorali eseguite dagli arcivescovi di Palermo, sotto la cui giurisdizione cadeva la chiesa, per esempio la visita fatta dall'arciv. Palafox e Cordona nel 1684.

Altra testimonianza ce la fornisce il Papàs Nicola Chetta di Contessa Entellina, il quale, nel 1740 scrive che la chiesa di S. Nicolò e quella di S. Maria di tutte le Grazie di Mezzojuso sono le uniche chiese in perfetto stile bizantino esistenti nei paesi siculo-albanesi.

Nel 1741 la Chiesa di S. Nicolò, costruita e mantenuta fino ad allora nelle forme e nelle linee architettoniche delle chiese di rito bizantino, incominciò a subire un radicale cambiamento interno con la costruzione delle cappelle laterali.

I lavori di trasformazione proseguirono negli anni successivi, poiché nel 1752 i rettori della Chiesa, con il consenso di tutti i confrati della Compagnia del SS. Sacramento, l'Arc. Nicolò Figlia, il Sac. Pietro Badami ed i giurati Don Domenico Badami, Don Carmelo Figlia, Don Rosario Di Chiara ed il Notaio Paolino Franco vennero nella determinazione di ridurre la chiesa in forma più moderna e di modellarla nuovamente.

L'attuale sistemazione a nave unica con volta a botte risale probabilmente a quell'epoca, come pure gli archi alla romana.

L'iconostasi venne smontata tra il  1781 e il 1800, quando si provvide ad adattare la chiesa ai gusti (!).Le icone vennero appese nei muri della chiesa e vi rimasero fino al 1900, quando alcune vennero  trasferite nella chiesa di S. Maria di tutte le Grazie.

Rimangono in S. Nicola, quattro grandi icone del XVI secolo, raffiguranti S. Giovanni Crisostomo, S. Basilio, S. Nicola, S. Giovanni Battista, un quadro della Madre di Dio del XVI sec. e un altro, assai interessante per il suo contenuto liturgico teologico, sempre della Madonna ("In Te si rallegra" di Leo Moscos).

Nel 1847  furono eseguiti lavori di riparazione organica della Chiesa.

iconostasi_nicolo_miraTra il 1851 e il 1855 fu abbellita la chiesa con la esecuzione di "adorni di stile greco e fascie greche" ad opera dello stuccatore Don Francesco Grasso, domiciliato a Palermo nel quartiere Capo, ma oriundo da Marineo.

 Nel 1888 l'Arc. Antonio Figlia fece eseguire a Giuseppe Bonanno l'artistico armadio che ancora oggi possiamo ammirare nella sacrestia.

Nel 1900 lo stesso Arc. Figlia fece costruire sempre a Giuseppe Bonanno l'anteporta dell'ingresso principale.

Il 2 maggio 1915 l'Arc. Onofrio Buccola, con il valido aiuto del fratello Papàs Giovanni, fece iniziare i lavori per il rifacimento del prospetto principale e per la sopraelevazione del campanile. L'attuale facciata, con pietra di Billiemi, fu rifatta su progetto dell'ing. arch. Francesco Palazzotto, il quale morì prima dell'esecuzione del lavoro, che fu perciò diretto dall'ing. arch. Tommaso Zangari. La facciata novecentesca è in stile neogotico, in parte intonacata e in parte realizzata con pietra squadrata a faccia vista, come per esempio i cantonali. Il portale centrale, a rincassi, con colonnine laterali è sormontato da un grande rosone centrale. Al di sopra un grande arco a tutto sesto e decorazioni di archetti ciechi pensili. I lavori di intaglio della pietra, proveniente da Melilli (Siracusa) e da Favarotta, furono eseguiti dal capomastro Pinzello Antonino e dal murifabbro Di Blasi Gaetano di Palermo.

L'Arc. Papàs Lorenzo Perniciaro proseguì nell'opera intrapresa dal suo predecessore l'Arc. Buccola. Sempre secondo l'originario disegno dell'ing. Palazzotto, fu realizzata la facciata laterale della Matrice, oltre al podio e alle due gradinate.

La direzione dei lavori fu affidata all'ing. arch. Pietro Scibilia da Palermo, mentre l'esecuzione al capomastro stuccatore Giosuè Palmeri di Palermo e al capomastro compaesano Giuseppe Cuttitta.

La pietra di Billiemi per la cimasa del podio e per le due scalinate fu fornita da un certo Giosuè Geraci di Palermo. I lavori furono ultimati il 22 ottobre del 1935.

L'Arc. Papàs Lorenzo Perniciaro nel 1936 scriveva: "E' mio ardente desiderio rifar l'altare maggiore nella forma quadrata col baldacchino sorretto da quattro colonne massicce all'uso orientale e l'iconostasi". Appagò solamente il suo primo desiderio. Sull'altare poggia un tabernacolo sormontato da un crocifisso d'avorio su croce di ebano del XVII secolo, dono del Principe Corvino.

Le artistiche vetrate che chiudono le cappelle dell'Urna e di S. Nicola furono eseguite da Giuseppe Spampinato, rispettivamente nel 1945 e nel  1950.

Dal 1983 al 1986, con l'interessamento dell'Arc. Papàs Francesco Masi, furono eseguiti altri lavori di restauro.

La Matrice greca si è arricchita di una nuova luminosa iconostasi al posto di quella smembrata nel secolo scorso : opera di notevole importanza artistica oltre che di fede.  

 

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