Festa e tradizioni nella comunità Italo-Albanese di Contessa Entellina

Scritto da Vincenzo Cilluffo il . In Contessa Entellina - Kundisa

contessa.jpgContessa Entellina, uno dei primi paesi fondati dagli Albanesi in Sicilia (1450), vive la sua quotidianità come tutti i piccoli centri meridionali.  L'agricoltura, il piccolo artigianato, le rimesse degli emigrati e le pensioni degli ultrasessantenni sono le sue fonti di reddito.
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   La presenza dei due riti, con i propri lati positivi e negativi, è l'unico movente che vivacizza giornalmente le discussioini delle persone sedute al bar o nei circoli; tutti gli argomenti vengono trattati secondo la propria ottica e la propria cultura religiosa, che il più delle volte sono fuorvianti.

   Solo su una data e su una festa i pareri concordano: " 8 settembre " festa di Maria SS. della Favara, così chiamata dal luogo, fontana della Favara, ove fu trovata l'effige della Madonna incisa su una pietra.

   ( A tal proposito, si narra che, la suddetta lastra, posta inizialmente nella chiesa greca, sia stata ritrovata, successivamente, laddove era stata rinvenuta. Questa fatto straordinario spinse i Contessioti a costruire una chiesa nelle vicinanze della sorgente Favara.)

   La particolarità di questa festa, organizzata da un comitato interparrocchiale, è dovuta al fatto che, nonostante la statua della Madonna si trovi nella chiesa di rito latino-romano, le funzioni religiose vengono svolte secondo il rito greco-bizantino con la presenza dell'Eparca di Piana degli Albanesi.

   Questi con  il clero, con un gruppo di fedeli, con la banda musicale e con un congruo numero di ragazze e ragazzi vestiti, per l'occasione, in costume albanese, dalla chiesa, di rito greco-bizantino, delle Anime Sante del Purgatorio si avvia in corteo alla chiesa della Madonna della Favara, di rito latino-romano, dove, dopo essere stato accolto con il canto augurale " Ton Dhespotin ", officia il solenne pontificale, che si conclude con  il " Polichro-    nion ".

   La chiesa, gremita di fedeli appartenenti ai due riti, risuona di canti e di preghiere, tipicamente orientali, profusi di alta spiritualità, che creano un'atmosfera carica di religiosità, coinvolgendo tutti i presenti ad una sublime venerazione.

   Fin dal mattino, nelle case di tutte le famiglie contessiote si vive in un particolare fermento: i bambini si devono vestire a festa, gli uomini si mettono il vestito delle grandi occasioni, le donne si affaccendano tra i fornelli per preparare il pranzo della festa e, nello stesso tempo, pensano a come agghindarsi per assistere al pontificale di mezzogiorno;    per  non parlare poi delle signorinelle e dei giovanotti che, approfittando di questa giornata particolarmente gioiosa, hanno più occasioni per intrecciare nuovi approcci amorosi.

   Durante tutto il pomeriggio, la strada principale del paese, via Morea, viene invasa dai cittadini residenti e non a Contessa, dagli emigrati, tornati appositamente per rinnovare la propria devozione " Shen Merise ", e da un consistente numero di persone provenienti dai paesi viciniori che, passeggiando in lungo e in largo, hanno modo di incontrarsi, salutarsi, chiedere notizie di parenti ed amici comuni, di ammirare la sfarzosa illuminazione che adorna le strade, in attesa che esca la suggestiva " vara " con la statua della Madonna.

   Particolare attenzione va rivolta alla " vara ", costruita nel 1838 e catalogata dalla sovraintendenza alle belle arti della Regione Siciliana "Opera di interesse storico artistico";

mentre la statua della Madonna è una scultura, su legno di fico, eseguita forse nella prima metà del secolo XVII.

   Il momento culminante della giornata è la processione:

la confraternita della Madonna della Favara apre il corteo;

i fedeli seguono raccolti in preghiera il simulacro della Madonna, fra essi si notano molte donne che " per promessa fatta " camminano a piedi scalzi e con grandi torce in mano;

i novelli sposi pregano per avere una prole santa e sana;

i 50 portatori, anche se stanchi e sudati, continuano ad inneggiare la Madonna ed a spronare la banda musicale a suonare marce che, oltre a dare un  tono gaioso, servono per scandire il loro passo;

gruppi di bambini corrono lungo i vicoli con i supporti su cui si poggia la " vara " durante le varie fermate,  le quali sono non solo momenti di preghiera ma anche motivo di attrazione, per le officiature in greco e per i canti in albanese.

   Un ulteriore momento di particolare intensità emotiva è il rientro della " Vara " in chiesa.

   E' tradizione popolare che, se il clero greco-bizantino non vuole perdere i diritti ecclesiastici, sanciti dai decreti risalenti al XVII secolo, la Madonna debba rientrare nella propria chiesa di rito latino romano entro la mezzanotte.

   Da quanto detto deriva l'attuale usanza che gli ultimi duecento metri in salita, intercorrenti  dal punto in cui si è trovata l'effige e la chiesa, vengano fatti di corsa ripetute volte ( in genere non meno di sette ) .

   Altri, ancora, nel passato a queste ripetute corse davano la seguente interpretazione: i fedeli di rito greco-bizantino, portatori della " Vara ", a malincuore facevano rientrare la Madonna nella chiesa di rito latino-romano e  dalle  sue oscillazioni i vecchi traevano auspici per l'annata.

   La festa si conclude con la benedizione a tutti i presenti, che ritornano, contenti e soddisfatti, nelle proprie case.

   Ancora una volta, in questo festoso giorno, i fedeli dei due riti si ritrovano uniti nella preghiera e nel cercare di mantenere viva e di valorizzare la secolare tradizione lasciata dai propri avi. 


Testo, 5° classificato,  per la sezione B, del concorso giornalistico "Premio Lidhja 2002" 


Vincenzo Cilluffo


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