Terenzio Tocci: ristabilire la verità storica

Scritto da Terenzio D'Alena il . In San Cosmo Albanese - Strigari

terenziotocci.jpgTroppe incongruenze, troppe pretestuose illazioni, troppe affermazioni illogiche e non provate. Il signor Cassiano s'è cimentato in un lavoretto scolastico di piccolo cabotaggio, arzigogolando sulla figura di mio nonno Terenzio Tocci.

Evidentemente 70 anni di oblio non sono bastate affinchè sia possibile mettere nella giusta luce chi fece la storia dell'Albania, issando la prima bandiera indipendente e formando le prime provvisorie strutture di un governo e di un esercito. Solo una figura nobile ed illuminata come lui poteva, sotto ogni governo succedutesi dal '20 in poi, ricoprire incarichi svariati e delicati, in primis la scrittura dei codici. Avvocato con compiti rappresentativi in Albania di prestigiose ditte mondiali, deputato e ministro, diplomatico e scrittore, fu un enorme valore aggiunto alla causa albanese e portò cultura e modernità nell'arretrata realtà del Paese delle Aquile. Nato da famiglia di basso livello finanziario ma di buon lignaggio, riuscì giovanissimo a conquistare la fiducia di tanti per la causa albanese e spese quei soldi e il suo tempo prima in giro per le Americhe per sensibilizzare gruppi di emigrati albanesi e poi per recarsi direttamente in Mirdizia per la liberazione dalla multisecolare invasione ottomana, unico arbereshe a farlo. Il suo lascito culturale si trova nell'archivio statale di Tirana ed è il secondo per estensione. Conosciutissimo nella sua veste di doppio patriota, pensò mazzinianamente e si adeguò, per l'Albania che adorava e onorava, ad ogni situazione politica, mai facendo mancare il suo bagaglio di conoscenza tecnica ed il suo apporto culturale e fattivo. Il messaggio che abbiamo da lui ereditato rimane univoco e mai tentennante: la storia insegna all' Albania che benessere e sviluppo istutuzionale e sociale potevano unicamente derivare da un gemellaggio, in qualsiasi forma espresso, con la prospiciente penisola italica, in amicizia e fratellanza. Belli e radiosi erano i canti poetici del De Rada, che scaldarono Terenzio negll anni non facili dell'adolescenza, e tali erano i suoi progetti per l'Albania, mai venuti meno, ogni volta trasparenti ed esplicati con la chiarezza e la forza che tutti, anche gli avversari di allora, gli riconoscevano. Dall'ideologia mazziniana, a cui si era convintamente avvicinato in età giovanile, aveva tratto ispirazione e vigore, non dimenticando che anche il regime mussoliniano conteneva nella sua fondamentale etica elementi di tale derivazione.
Il signor Cassiano non arriva a comprendere tutto questo e si arrabatta frettolosamente e soprattutto confusamente a mischiare le carte in nome di un antifascismo che francamente non entra in gioco in una disamina globale e matura del personaggio Tocci.
Già alla lettura del titolo “La collina del prete” (luogo di una fossa comune) si possono esprimere considerazioni negative o quantomeno valutabili come legate a notevole approssimazione. Un giornalista albanese ha scritto due articoli sul ritrovamento delle ossa del Tocci, ma ciò è stato confutato dal resto della stampa e alla fine da lui stesso. Io personalmente mi sono recato fra le case costruite abusivamente in rruga Dibra a Tirana, dove i primi 17 condannati, fra cui il Tocci, furono barbaramente assassinati, ed investigando in loco mi sono reso conto dell'assoluta falsità della notizia.
Tante altre affermazioni di Cassiano sono contestabili o almeno opinabili. Le dissertazioni sul potestà di Bologna Arpinati cosa c'entra? Si tratta di una totale incongruità, non c'è un nessun aggancio con Terenzio Tocci.

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