Giovanni Crisostomo Bugliari: uno sfortunato intellettuale oramai dimenticato

Scritto da Francesco Godino il . In Santa Sofia d'Epiro - Shën Sofia

crisostomo_bugliari.jpgRicorrendo il 90 anniversario della sua scomparsa, colgo l’occasione per presentare alcune brevi notizie biografiche sull’autore e la bellissima elegia da lui composta e dedicata al cugino Atanasio Miracco, morto nella prima guerra mondiale, con la speranza che anche coloro che non lo hanno mai conosciuto, ne possano apprezzare il suo spirito invitto e la grande poesia contenuta in questi versi.
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Giovanni Crisostomo Bugliari nacque a S. Sofia d’Epiro da Angelo Maria e Maria Francesca Cortese il 27 gennaio 1876. Sin da piccolo rivelò un’intelligenza vivace e pronta all’apprendimento. In seguito ottenne l’ammissione nel Collegio di S. Adriano in S. Demetrio C. dove conseguì la maturità classica. Si iscrisse poi all’Università di Palermo nella facoltà di Lettere e Filosofia. Un anno prima di laurearsi si verificarono nella sua famiglia due avvenimenti luttuosi: l’assassinio di suo fratello Michele e la prematura scomparsa di suo zio papàs Pietro Bugliari, segretario del Vescovo Giuseppe Bugliari e docente nel Ginnasio di S. Demetrio. Pertanto dovette rientrare precipitosamente in famiglia ed abbandonare gli studi. Per oltre un decennio ottenne incarichi provvisori di supplenza in vari istituti, ma nello stesso tempo si dedicò intensamente all’attività culturale; divenne, infatti, presidente del “Circolo filodrammatico Italia” di Taranto e si interessò di  letteratura albanese, scrivendo numerosi articoli sulle riviste “La Nazione Albanese” e “La Nuova Albania”. Nello stesso periodo traduceva le opere di Girolamo De Rada dall’albanese all’italiano. Pubblicò “Memorie e Speranze”, “Primavera Eroica” e “Ne la Notte”. Nel frattempo decise di sostenere a Catanzaro gli esami di segretario comunale ottenendo l’incarico nel suo paese. Qualche anno dopo sostenne a S. Demetrio C. gli esami di licenza magistrale che gli permisero di dedicarsi anche all’insegnamento. Fu promotore della fondazione de “Il Circolo Elettorale Skanderbeg” e partecipò alla prima guerra mondiale. Alla fine della guerra fu designato a far parte del corso istituito nel Collegio di S. Adriano in favore dei giovani albanesi che si erano volontariamente arruolati nell’esercito italiano. Per un improvviso malore il 19 novembre 1918 moriva nello stesso collegio all’età di 42 anni.

Giovanni Crisostomo Bugliari è giustamente ricordato per aver scritto uno dei più bei brani poetici della letteratura arbëreshe: Una commovente elegia dedicata a suo cugino Atanasio Miracco caduto in guerra. Durante il convegno internazionale di studi albanesi, tenutosi a Palermo nel 1948, questa poesia è stata definita: “Un gioiello inestimabile della letteratura arbëreshe”.

Riportiamo l'elegia tratta dal libro "Ne la notte", nel particolare alfabeto albanese usato dall'autore:

Cuscëririt t'im Thanàs Miràccut i vdèeur te gliùfta ma i ghiaal tek zhemra
A mio cugino Atanasio Miracco morto in guerra ma vivo nei nostri cuori.


Si gnë glis i ngaar ca picca
rhee mbi maglit piòt me boor;
curmi i beer gkythzicca zicca
thieiti e u scëprìscë, e mos gnë door
tij të ndìghu, mos gnerii
mbiòd të sprasmen fiaaglië cë thee
cuur gkjth jetta tij tu nzii
e mee dritten nengh e pee.
Zhemra jotte iscë piòt me maal,
truut me endrazh chisce piòt:
por si zhiarr iscë bessa e ghiaal,
iscë si borha e rhatur sot,
e chit maal, chit bessen tende
gkjth gnjj ghèrie, i mirhi trim,
i garròve teck u gkjende,
teck gliuftòve paa puscìm.

Cushë të puthi, teck u scëtròve,

cuscë me gliòt te gliòssi boren?

Mòttra e eem attiè së ciòve,

mos gnerhii të ndeiti dorhen;

vet cannùni tue gkjmùar

të thërriti “vlaa ri miir”,

e gnë fiàmur i becùar

të puscëtròi si gn'eem ndë gkjir.

E mu gliòs, gnoo, daaglië e daaglië

curmi i bucur piòt fuckii;

por si dèiti me suvaglië,

zhemra joon escët gkjth mrhii,

e me gliòt, me scertimme

ctu chiëndrùam na tue cugliëtùar

siùn me gkazh, me drit të mbiùar.
Curmi u gliòs, po si gnë diel

scëkepti gliàrt e bori drit

teck i càgliëtri e i drìtmi chìel

i becùarhi scëpirti it;

scëkepti, e teck mee gliufta u dii,

tra gkremìmma, ciùcca e sparha,

thìrri gliàrt: “oi sciòct e mii,

ngkìnni edhè, nghìnni përparha

nat e dit e ciuk mbë ciuk;

sciòct cë rhaan chit fiaaglië ju thoon:
vrinni e mos mben të scioghen duk!

Rrùaietit Mbrhetti e Italia joon”


Luigi Francesco Godino

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