UNICAL: ha quarant'anni la prima tesi di lingua e letteratura albanese discussa nell'ateneo calabrese

Scritto da Gianni Belluscio il . In Letteratura

GB Rennis28 novembre 1977-28 novembre 2017: La poesia popolare italo-albanese di Lungro di Giovanni Battista Rennis.

È il destino delle date.
Il 28 Novembre è festa nazionale in Albania. Il giorno dell'Indipendenza, della nascita dello Stato albanese moderno. Il 28 Novembre 1912, a Valona, Ismail Qemali sventolava sulla nuova Albania libera e indipendente, dopo cinque secoli di dominio turco, la bandiera rossa con l'aquila bicipite, affacciato su un piccolo balcone di legno nei pressi del porto della città albanese meridionale.
In questo stesso giorno, sessantacinque anni dopo quel fausto evento per la storia albanese, un giovane studente di Lungro, Giovanni Battista Rennis (1953-2012), si sedeva davanti alla Commissione di laurea della facoltà di Lettere e Filosofia, nella da poco fondata Università della Calabria, ad Arcavacata di Rende, per discutere la prima tesi di argomento albano logico in quell'università: la prima di una lunga serie! Il relatore, l'allora sessantatreenne papàs Francesco Solano (1914-1999), originario di Frascineto, incaricato dall'ateneo per tenere i corsi di lingua e letteratura albanese, presentava il lavoro di Rennis: La poesia popolare italo-albanese di Lungro, un volumone, scritto, come usava allora, con la macchina per scrivere, pigiandone fortemente i tasti perché il segno giungesse fino al quinto foglio (infatti cinque erano le copie rilegate da consegnare in segreteria studenti), nel sandwich di fogli bianchi e di quattro carte carbone.

CoroCattedraleDi quella seduta ci restano la tesi, due foto a colori di Giovanni Battista, ventiquattrenne, in giacca scura, camicia bianca e cravatta rossa e la pergamena di laurea con il voto: 110/110 e lode (materiali donatici dalla moglie Adelina Cucci), ma nemmeno una foto della commissione, né le foto con parenti e amici. Allora tutto era molto più essenziale e ordinario: niente filmini, qualche foto, niente toghe e nemmeno le ridicole coroncine di rametti di alloro intrecciate con nastri rossi come si usa oggi.

La tesi, di quasi quattrocento pagine, si compone di più capitoli tra i quali il più importante è senz'altro quello che contiene la raccolta di tutte le poesie popolari raccolte dalla viva voce di un nutrito gruppo di informatori (in appendice i nomi e la foto a colori di ognuno di essi). Si tratta di poesia religiosa, quindi tutte le kalimere cantate nelle varie occasioni speciali dell'anno liturgico, e di poesia laica, cioè ajret, graxetat, le canzoni d'amore o a dispetto ecc. Le varie sezioni sono introdotte (o seguite) da commenti originali che riguardano la composizione dei testi, la tipologia, le modalità di esecuzione e altre informazioni utili per comprendere il contesto in cui i testi sono nati e sono cantati. Per una buona parte delle poesie, che sono pure testi del repertorio musicale della comunità di Lungro, il candidato Rennis propone anche la trascrizione musicale, ovviamente fatta a mano su fogli pentagrammati.
Per fortuna quella prima testi in Albanologia discussa all'UdC (acronimo con cui veniva indicata allora l'Unical!) non è rimasta chiusa in qualche scaffale dell'archivio della segreteria studenti dell'università o del Dipartimento di Linguistica. I materiali supervisionati da Solano, sono stati ripresi da Rennis dopo qualche anno e pubblicati a più riprese. Il frutto di quel lavoro di ricerca sperimentale sul terreno della comunità di Lungro ha riconsegnato a quella comunità (e anche alla comunità di Acquaformosa) i tesori che le appartengono. Nel 1987 Rennis pubblica infatti il libro dal titolo Simone Orazio Capparelli poeta popolare arbëresh (italo-albanese), edito dall'Amministrazione comunale di Acquaformosa (Tipografia De Rose, Cosenza) , e nell'introduzione, troviamo un'interessante informazione che ci permette di stabilire il periodo preciso in cui l'autore iniziò il progetto di raccolta della poesia popolare arbëreshe lungrese e acquaformositana, poi confluita nella sua tesi di laurea: "nell'estate del 1973, ho iniziato anch'io – come tanti altri studiosi interessati al recupero della poesia popolare – la ricerca sul terreno nei due Comuni albanofoni di Lungro e Acquaformosa, raccogliendo in poco tempo più di 500 vjershe e graxeta e innumerevoli poesie di autori popolari".

LatradizioneBizantinaLaTradizionePopolare2SimeoneOrazioCapparelliSei anni dopo, per la Editoriale Progetto 2000 di Cosenza, Giovanni Battista pubblica i due bei volumi dedicati ai canti paraliturgici di Lungro, cioè il corposo corpus delle kalimere dedicate a diversi santi e, soprattutto, le kalimere della Settimana santa. La nuova pubblicazione attinge dai materiali della tesi di laurea, ovviamente rivisti, migliorati ed ampliati, ad essi l'autore abbina due musicassette con le registrazioni sonore delle varie kalimere.

Nel 2000, per le edizione Coscile di Castrovillari pubblica la sua terza opera (in due volumi + CD) dal titolo La tradizione popolare della comunità arbëreshe di Lungro, lavoro che si pone come continuazione ed integrazione della pubblicazione del 1993. Il testo è arricchito inoltre da un ampio e prezioso apparato fotografico in buona parte inedito.

Parallelamente all'attività di ricerca e editoriale Rennis oltre ad insegnare lingue straniere nelle scuole, fonda e dirige il coro della Cattedrale di Lungro con il quale esegue sia il repertorio religioso che quello laico.
La morte, sopraggiunta prematuramente nel 2012 , ha sottratto Giovanni Battista Rennis alla sua famiglia, agli amici e alla sua instancabile attività di studio, didattica ed editoriale. A distanza di cinque anni da quella triste data, il ricordo del caro amico e collega Giovanni Battista Rennis è ancora vivo in quanti lo hanno conosciuto e stimato come amico e professionista, e il suo importante e fondamentale contributo per la tutela e la preservazione del patrimonio culturale arbëresh delle comunità di Acquaformosa e, soprattutto, di Lungro, rappresenta oggi il più prezioso testimonio di quella felice e importante avventura iniziata sulle colline di Arcavacata e lì culminata quarant'anni fa con la discussione della sua tesi di laurea.

(Gianni Belluscio)

 

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