Risposta di Gianfranco Pugliese a Marco Pillitteri a proposito dell'articolo sulla festa del cannolo di Piana .
Al Sig. Marco Pillitteri

Caro amico, 

mi fa molto piacere sentire una impennata di orgoglio nelle sue parole (evidentemente, e lo dico senza alcuna ironia, il nostro antico retaggio di fierezza non è andato smarrito), ma credo che le riflessioni, contenute in quel mio articolo a proposito di quanto è successo a Piana nell’ultima sagra del cannolo, siano state completamente fraintese. 

Non era certo mia intenzione criticare o offendere i cittadini di Piana: tutt’altro!!  
Io ho stigmatizzato il comportamento indegno di una Giunta Comunale (Sindaco in testa), di cui ho auspicato le dimissioni con le scuse ai propri concittadini, proprio perché questi (e Lei lo dimostra) sono stati quelli più oltraggiati da quella improvvida iniziativa.  
Quindi, mi scusi, ma che ci “azzecca” il Suo invito a “non sparare sulla Croce Rossa”? Lei a nome di chi parla quando chiede di risparmiarvi? Risparmiarvi di cosa? Chi sarebbe la “Croce Rossa”? Il Sindaco e la Giunta?
Non credo che il Sindaco o qualche suo portavoce non abbia i mezzi o la capacità di rispondere e motivare quella scelta (sempre che trovi argomenti minimamente decenti) e, poi, non mi sembra proprio che Lei voglia fare il difensore d’ufficio di quella gente.
 
Oppure intende per “Croce Rossa” la cittadinanza di Piana? In questo caso, ripeto, il mio scritto è stato totalmente frainteso. Se Lei ha la pazienza di rileggere con attenzione quel mio articoletto, se ne renderà conto!
Se, invece, l’incipit della Sua lettera vuole velatamente esprimere insofferenza nei confronti di una ingerenza nei fatti della vostra comunità da parte di un “estraneo”, allora devo puntualizzare:
 
  1. la “sagra del cannolo” è stato un fatto pubblico, dato in pasto ai media, e quindi tutti hanno il diritto di commentarlo;
  2. il fatto in sé a me è interessato solo come esempio e paradigma di volgarità, ignoranza e irresponsabilità di certa classe dirigente, che, purtroppo, non è solo e tipico di Piana, ma affligge tante (o forse tutte, compresa la mia) piccole realtà comunitarie;
  3. io non mi sento affatto estraneo (“I care”, diceva don Milani) a realtà distanti migliaia di chilometri da me, figuriamoci se posso sentirmi estraneo a una comunità come la vostra, cui sento idealmente di appartenere per tradizioni, lingua e costumi;
  4. i problemi, individuali o collettivi, non si risolvono chiudendosi e “lavando in casa i panni sporchi”, ma aprendosi e rinnovandosi nell’incontro con ciò che arriva da fuori: il destino dei sistemi chiusi è il degrado e la decomposizione (vedi il secondo principio della termodinamica);
  5. la mia critica, comunque, non è nei confronti delle persone (che, ribadisco, non conosco), ma nei confronti dell’azione agita da quelle persone e della retrostante cultura (confidando che la riflessione e la presa di coscienza possano farli rinsavire), e, prima che politica, la mia analisi attiene al piano etico (valori) ed estetico (buon gusto).
Mi dispiace se ho ferito la Sua sensibilità e quella dei Suoi concittadini, ma non era affatto questo l’oggetto e l’obiettivo del mio intervento.

Nella Sua lettera, poi, Lei invita a non usare la “facile ironia”. Le ricordo, tuttavia, che essa fa parte di una nostra antica consuetudine: in passato, molti nostri poeti popolari (non sempre con buon gusto, a dire il vero) la usavano come arma nei confronti dei notabili e dei potenti. Se ho usato il registro dell’ironia non è stato certo per prendere in giro la cittadinanza di Piana, ma solo per sottolineare, estremizzandola fino al ridicolo, la balordaggine di un’idea di un Sindaco insufficiente, secondo quello slogan (di moda qualche tempo fa) per cui “una risata li seppellirà”.

Infine, circa l’accusa di “qualunquismo civile” che lei mi rivolge, devo dire che mi sembra veramente una farneticazione! La mia indignazione da cosa scaturirebbe? Il mio forte invito al senso della responsabilità che cos’è? Se non impegno civile ed etico, prima che politico.

Io ho una visione politica (che ho scoperto recentemente essere molto diversa da quella del vostro Sindaco), ma non è stata questa la motivazione della mia indignazione, che scaturisce, lo ripeto, solo da una tensione etica alla qualità e alla responsabilità.

Se fosse stata una questione politica sarei stato molto scorretto, impicciandomi dei fatti vostri e, soprattutto, profittando della ospitalità di Jemi (e non è nel mio costume essere meno che corretto).

Pertanto, ritengo che alla base delle Sue espressioni ci sia una forte componente emotiva legata, forse, al periodo di tensione politica che state vivendo a Piana in questo momento e ciò ha contribuito a una interpretazione distorta del mio pensiero.

Con ciò spero che la polemica si chiuda e Le invio un caro saluto.

Suo

Ing. Gianfranco Pugliese - http://www.fract.it

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