Fulmine a ciel sereno

Scritto da Giuseppe Chimisso il . In Arberia e dintorni

di MaioE' fresco di stampa l'annuncio che il Ministro degli Esteri italiano nell'incontro con il suo omologo sloveno, ha promesso il suo interessamento, al fine che la minoranza etnica slovena in Italia abbia una propria rappresentanza nel Parlamento nazionale. Non vogliamo entrare nel merito della notizia in sé, ma alcune considerazioni sono d'obbligo.

Le minoranze linguistiche in Italia, in specie quelle di confine, sono inserite in territori che hanno una loro storia passata spesso segnata da sopprusi, da massacri e da macelleria sociale vicendevoli avvenute prima, durante e dopo l'ultima guerra; storia che ancora oggi, pesa molto nello sviluppo delle relazioni tra le parti coinvolte.

La storia dei rapporti tra gli italiani e gli arbëreshë, è molto diversa da quella delle minoranze di confine. Accostarle tutte credo possa divenire fuorviante. Gli arbëreshë sono e si sentono italiani, hanno partecipato al Risorgimento ed in Italia non hanno subito tragedie, né le hanno inflitte. Il percorso per giungere ad uno statuto di tutela della loro cultura, lingua e tradizione è perciò assai meno accidentato: come pure per le minoranze grecaniche, provenzali, croate e catalane.
Gli arbëreshë scontano un tipo di integrazione che si è realizzata in tempi remoti e che poi non ha saputo rielaborarsi al passo con il nuovo modo di interpretare i rapporti interculturali. La legge nazionale n° 482 del '99, sulla carta rappresenta un passo avanti considerevole verso questa direzione, ma finchè non sarà finanziata e seriamente applicata, quindi attuata, rimane tra gli obiettivi da raggiungere.
Un gruppo di Associazioni Culturali e Riviste Arbëreshë rappresentative di diverse Regioni oggi colgono l'occasione per sottolineare i risultati positivi di una integrazione avvenuta, facendo presente quanto essa possa essere utile per affrontare i pericoli di un ritorno al particolarismo egoistico ed insieme i pericoli di una omologazione ad un pensiero unico privo di radici. Fanno notare che deve essere visibile la differenza tra chi, come l'intero mondo arbëreshë, reclama attenzione al valore dell'apporto delle proprie peculiarità culturali che arricchiscono la patria comune e quindi chiede a viva voce l'applicazione delle tutele previste dalla legge nazionale da molti lustri disattesa, e chi, tendenzialmente distaccata dalla comunità nazionale, negozia privilegi e benefit nell'ambito di un 'armistizio' mascherato da finti ideali multiculturali.
Il sostegno alle lingue e culture minoritarie e tra queste quella arbëreshë, che rappresenta la maggiore comunità non tutelate in Italia, possono solo arricchire i territori, ove rappresentano inserti preziosi, oltre ad alimentare la democrazia che oggi rimane di cagionevole salute.
Bologna, lì 9 giugno 2020

ASSOCIAZIONE SKANDERBEG di BOLOGNA;
BASILICATA ARBËRESHË - EDIZONI;
ASSOCIAZIONE 'VATRA ARBËRESHË' di CHIERI - TO;
RIVISTA KAMASTRA di URURI - CB;
ASSOCIAZIONE 'SEMPRE INSIEME' di CASTROVILLARI - CS;

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