Felicità Interna Lorda

Scritto da Paolo Borgia il . In Arberia e dintorni

FelicitainternalordaUna volta c’era soltanto il Prodotto Interno Lordo (PIL). Ogni sera la Tivù Bugiardella ce lo ricordava e ci raccontava che esso è come il pane, che ha bisogno del lievito per crescere. Ma venne il tempo in cui il PIL non volle più saperne di crescere. 

C’è una cosa, però, che gli economisti hanno sempre saputo e che sanno benissimo ma si sono sempre dimenticati di dirci ed è che “il tasso di crescita del PIL dice troppo poco sul benessere, sulla qualità della vita, sulla democrazia, sui diritti e la libertà di una nazione” (L. Bruni). C’è di peggio: il PIL può crescere e nello stesso tempo può aumentare il numero di disoccupati calcolati in milioni di persone, grazie alla forte meccanizzazione e informatizzazione. Questo, il PIL “pro capite” non lo dice, così come non dice che quella moneta che adoperiamo oggi non vale più quanto valeva prima: si usura.  E spartendo il danno per ciascuno di noi che abitiamo nel Belpaese, in venti anni abbiamo perso il 17 % del benessere economico. E sappiamo bene che chi diventa disoccupato vive della carità o della condivisione di qualcuno se non rientra in qualche cassa di integrazione guadagni.
Pochi anni fa Ruut Veerhoven ha ideato un nuovo parametro esistenziale, la Felicità Interna Lorda (FIL) che tenta di definire - con evidente intento sociologico - uno ‘standard di vita’ sulla falsariga del PIL ma con un nuovo approccio filosofico allo sviluppo. La Felicità Interna Lorda si basa sul presupposto che la circolazione di denaro e l’aumento dei consumi non generano automaticamente il benessere di una nazione. È pure vero, però, che la qualità della vita non risiede nel mercato, quindi non è monetizzabile, non si compra. Ciò pone il problema della misurazione di variabili che concernono più alla sfera morale che a quella economica. Ma, come si sa, l’economia e i mercati non sono fatti solo da numeri ma anche da “persone”. La stessa finanza è governata da meccanismi psicologici ed è caratterizzata da rischio e incertezza. In altri termini, l’indice non si limita a valutare la ricchezza materiale, bensì prende in considerazione soprattutto la ricchezza mentale.
Nello sperduto Bhutan sovrastato dall’Himalaya e contornato dal fiume Brahmaputra, il sovrano del Paese per valutare più umanamente la vita dei sudditi, per promuovere uno sviluppo economico imparziale e uno sviluppo generale, per mantenere un ambiente naturale ricco e uno sfruttamento sostenibile, per proteggere l’eredità culturale, per tramandare e promuovere la cultura tradizionale decise di adottare il FIL. I criteri che prese in considerazione per questo nuovo parametro sono la qualità dell'aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza delle relazioni sociali. Ma poiché questi aspetti non possono essere quantificati numericamente, si sta ancora lavorando per sviluppare un algoritmo quantitativo del FIL. Gli ideatori di questo indice non mirano ad una “retrocessione” ma a stabilire e mantenere un buon governo, cioè non vogliono passare per antitecnologici retrivi o gretti antimaterialisti. Il loro obiettivo punta alla crescita dell'istruzione, alla protezione dell'eco-sistema e a permettere lo sviluppo delle comunità locali. 
Anche se il Bhutan nel 2010 non aveva da scialare con un PIL pro capite di 2088 $ e nemmeno oggi con 6500 $ è sempre al 109° posto nel mondo. Con tutta questa “povertà” e con un’immigrazione forte è la nazione più “felice” del continente asiatico e l’ottava del mondo. Gli abitanti del Bhutan, infatti, sono convinti che la crescita economica non sia una misura valida della felicità umana perché sanno bene che non c’è limite al desiderio di beni materiali e che non è poi così interessante possedere tante cose. Essi vivono e praticano i principi buddisti di carità e compassione (kasha), offrire e donare (fuse) e non possedere beni (mu-shoyuu), predicati da Mahatma Gandhi in India.
Un insegnamento prezioso quello del popolo bhutanese, che ci porta inevitabilmente alla riflessione, in un periodo in cui i valori umani sono troppo trascurati a favore di un alienante individualismo egoista; la lezione che ci danno si fonda proprio sulla valorizzazione della “relazione” fra esseri umani e fra questi e la natura. Inoltre il successo o la maturità sono considerati come il risultato di un processo di crescita del cuore e dello spirito più di quanto non sia l’accumulo di ricchezze.
Dunque su questo esempio, continueremo a prendere in considerazione il PIL ma dovremo anche farne la verifica, integrarlo con l’indicatore di felicità interna lorda FIL ed altri parametri anche per il rifiorire del Belpaese. ___06.14

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